Maricarmen, sfrattata a 87 anni a Madrid, avrebbe avuto incarichi in società immobiliari negli anni Novanta. Le informazioni pubblicate e i punti ancora da chiarire
La donna di 87 anni sfrattata il 23 settembre da un appartamento nel quartiere di Retiro, a Madrid, e diventata un simbolo della protesta per il diritto alla casa in Spagna, avrebbe ricoperto incarichi in alcune società legate agli investimenti immobiliari negli anni Novanta. A sostenerlo è il quotidiano spagnolo OkDiario, che cita documenti del Registro delle imprese. Le informazioni, tuttavia, non sono state confermate in modo indipendente e non è arrivata una replica dal suo entourage.
La ricostruzione riguarda María del Carmen Abascal Martín, conosciuta come Maricarmen, morta il 7 ottobre nell'ospedale Gregorio Marañón di Madrid, dove era stata ricoverata dopo lo sfratto. Il caso aveva provocato manifestazioni in diverse città spagnole e una mobilitazione per il diritto alla casa, diventando uno dei simboli del dibattito sull'emergenza abitativa nel Paese.
Gli incarichi nelle società immobiliari negli anni Novanta
Secondo OkDiario, una visura del Registro delle imprese riporterebbe la nomina di María del Carmen Abascal Martín nel consiglio di amministrazione di Jinur S.A. il 1° luglio 1994. La donna avrebbe ricoperto anche la carica di vicesegretaria, fino alla revoca dell'incarico accettata dal consiglio circa un anno dopo.
L'identificazione si baserebbe sulla corrispondenza del nome e dell'anno di nascita, il 1938, compatibile con l'età di 87 anni che Maricarmen aveva al momento dello sfratto.
La società Jinur, secondo la ricostruzione del giornale, aveva come obiettivo l'investimento in immobili destinati alla successiva locazione. La sua sede era in via Pradillo, a Madrid, allo stesso indirizzo di Fieba S.A., un'altra società nella quale, sempre secondo OkDiario, Maricarmen avrebbe ricoperto per diversi anni la carica di amministratrice unica.
Restano però diversi elementi da chiarire. L'articolo non documenta nel dettaglio le attività svolte concretamente dalla donna all'interno delle società e non dimostra che possedesse quote azionarie o immobili. La presenza in un consiglio di amministrazione, da sola, non consente infatti di stabilire quale fosse il ruolo operativo di una persona né quale patrimonio avesse.
Il lavoro come segretaria in un'azienda farmaceutica
La pubblicazione di OkDiario mette in discussione anche il racconto attribuito a Maricarmen in un'intervista al quotidiano spagnolo El País nel 2024. In quell'occasione, la donna avrebbe detto di aver lavorato come segretaria del consiglio di amministrazione di un'azienda farmaceutica.
Secondo OkDiario, le società individuate nella propria ricerca non avrebbero un oggetto sociale riconducibile al settore farmaceutico. Questo elemento, tuttavia, non dimostra che Maricarmen non abbia mai lavorato in un'impresa del settore: la documentazione citata dal giornale non ricostruisce in modo completo la sua storia professionale.
La distinzione è importante: gli incarichi societari riportati nell'articolo e il lavoro svolto in altri momenti della vita non sono necessariamente incompatibili. Anche su questo punto, al momento, mancano conferme indipendenti sufficienti per trarre conclusioni definitive.
Lo sfratto e la battaglia legale
Le notizie sul passato professionale di Maricarmen non modificano la ricostruzione giudiziaria dello sfratto. La donna viveva nell'appartamento di via Alcalde Sainz de Baranda, nel quartiere madrileno di Retiro, da oltre settant'anni. Il contratto d'affitto risaliva al 1956, quando il padre aveva preso in locazione l'abitazione; dopo la morte dei genitori, il contratto era passato alla figlia.
La controversia con Urbagestión, la società proprietaria dell'immobile, era arrivata fino al Tribunale Supremo spagnolo, che nel 2024 aveva dato ragione all'azienda. Dopo diversi tentativi, lo sfratto è stato eseguito il 23 settembre 2026, nonostante la mobilitazione di centinaia di persone davanti all'edificio e le richieste di intervento per impedirlo. Maricarmen è stata portata via in barella e trasferita all'ospedale Gregorio Marañón.
Nei giorni successivi, la vicenda ha continuato a suscitare proteste e un confronto politico nazionale sul costo degli affitti e sulla tutela degli inquilini. Urbagestión ha infine accettato un accordo che avrebbe consentito alla donna di tornare nell'appartamento, ma Maricarmen è morta il 7 ottobre, prima di riuscire a rientrare nella casa in cui aveva vissuto per gran parte della sua vita.
Il suo caso resta al centro del dibattito pubblico spagnolo. Le ricostruzioni sul suo passato professionale richiedono verifiche distinte dalle circostanze dello sfratto e dalla controversia giudiziaria che lo ha preceduto.