Un'inchiesta pubblicata dal sito olandese De Correspondent sul controverso accordo migrazione Italia-Albania, ormai considerato modello per centri di espulsione fuori UE, ha vinto il Premio Daphne Caruana Galizia. Praticamente, denunciano gli autori, è stato speso un milione di euro a migrante
Un'inchiesta che denuncia violazioni dei diritti umani nei controversi centri per migranti istituiti dall'Italia in Albania ha vinto mercoledì il Premio Daphne Caruana Galizia per il giornalismo, assegnato dal Parlamento europeo.
L'inchiesta, pubblicata dal media olandese De Correspondent a gennaio 2026, ha analizzato due centri a Shëngjin e Gjadër, costruiti per accogliere i richiedenti asilo soccorsi in mare mentre le autorità italiane esaminano le loro domande.
Il rapporto, intitolato Cuffed, caged, cast away: this is Europe’s 'innovative solution' for unwanted migrants, mette in discussione la legittimità dei centri, aperti nel 2024, che sono diventati un modello per la politica migratoria europea, mentre diversi Paesi cercano di istituire hub di rimpatrio per i migranti fuori dall'UE.
Dopo ripetuti stop giudiziari, il governo di Giorgia Meloni ha cambiato funzione ai centri a marzo 2025, utilizzandoli per trattenere i migranti irregolari già presenti in Italia in vista del rimpatrio nei Paesi di origine.
Il rapporto documenta violazioni dei diritti fondamentali e del diritto europeo nel trattamento dei migranti e nel loro trasferimento verso i centri, e lancia un allarme sulla nuova politica migratoria dell'UE.
Perché quella sui centri migranti in Albania è un'inchiesta importante per tutti i Paesi UE
Cinque Paesi dell'UE puntano a creare hub di rimpatrio analoghi in Africa entro il 2027, dopo l'adozione di una controversa legge europea che offre un quadro giuridico a questi accordi, legalizzando il trasferimento di migranti irregolari verso Paesi con cui non hanno alcun legame.
"L'accordo è un modello su come erodere i diritti umani, indebolire lo Stato di diritto europeo e normalizzare le posizioni dell'estrema destra sulla migrazione", si legge nel rapporto premiato.
Maite Vermeulen e Giacomo Zandonini, autori del rapporto pubblicato a gennaio 2026, stimano anche che circa 259 milioni di euro siano stati spesi per le strutture nei primi due anni di attività, durante i quali sono state detenute 256 persone, pari a circa 1 milione di euro a persona.
"È una grande operazione di comunicazione, più che una politica che accelererebbe davvero i rimpatri [dei migranti]", ha dichiarato Vermeulen a Euronews, sottolineando che l'approccio italiano non è né più economico né più efficace e non scoraggia gli arrivi irregolari.
Secondo lei gli altri Paesi dell'UE non potrebbero seguire il modello italiano senza violare i diritti umani. "È una storia che ci raccontiamo per rendere [gli hub di rimpatrio] accettabili o più digeribili", ha aggiunto a Euronews.
L'inchiesta denuncia anche la "cortina fumogena" eretta dalle autorità italiane per nascondere i dettagli dell'accordo. Ai giornalisti è stato negato l'accesso, molte richieste di accesso alle informazioni sono rimaste senza risposta, il personale dei centri ha firmato rigidi accordi di riservatezza e i contratti non sono stati resi pubblici.
La giuria del premio è composta da giornalisti provenienti da tutti gli Stati membri dell'UE.