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Le parole di Tajani sulla sentenza Regeni sono un caso, e il M5S chiede un dibattito in plenaria a Strasburgo

In this file photo released by the Egyptian Ministry of Interior on Thursday, Mar. 24, 2016, personal belongings of slain Italian graduate student Giulio Regeni
In this file photo released by the Egyptian Ministry of Interior on Thursday, Mar. 24, 2016, personal belongings of slain Italian graduate student Giulio Regeni -  Diritti d'autore  Egyptian Interior Ministry via AP
Diritti d'autore Egyptian Interior Ministry via AP
Di Cecilia Attanasio Ghezzi
Pubblicato il
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Per il ministro degli Esteri la condanna dei tre 007 egiziani non significa che sia l'Egitto a essere condannato. Insorgono le opposizioni. Fratoianni chiede le dimissioni del vicepremier e il M5S un dibattito a Strasburgo perché " le relazioni UE-Egitto non possono andare avanti come nulla fosse"

Il commento del vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani sulla sentenza di primo grado che lunedì ha condannato tre uomini dei servizi segreti egiziani per la morte di Giulio Regeni ha sollevato polemiche nella società civile e tra i partiti di opposizione.

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"Sono state condannate tre persone in primo grado. Vedremo cosa succederà nel secondo e terzo grado. Ci sono tre persone colpevoli, ma non è l'Egitto a essere condannato in quanto tale", aveva detto Tajani.

Sempre il ministro, è tornato martedì mattina sulla vicenda: "Sono colpevoli agenti dei servizi segreti, del sistema di sicurezza. Quando ci sarà una condanna formale dell'Egitto, ne trarremo le conseguenze. Adesso bisogna leggere la sentenza, non si possono fare analisi di quelle che sono le aspettative, i desideri o le idee. Un processo è un processo, noi vogliamo sapere chi sono gli assassini di Regeni. Fino ad adesso nessuno è riuscito a dimostrarlo"

Una difesa d’ufficio che mette in chiaro la difficoltà dell’esecutivo Meloni. Palazzo Chigi si è costituito parte civile e l’Avvocatura dello Stato ha chiesto due milioni di euro di risarcimento, oltre a una provvisionale immediatamente esecutiva di almeno 500 mila euro.

La tesi sostenuta dall’Italia è che con il sequestro e la morte di Regeni sia stato leso anche il diritto-dovere della Repubblica di proteggere la vita e l’incolumità dei propri cittadini all’estero, oltre al prestigio dello Stato.

La condanna di uomini della National Security egiziana apre inevitabilmente anche il capitolo della responsabilità dello Stato egiziano per i danni provocati dai propri apparati.

La prima conseguenza riguarda naturalmente i tre condannati. Se la sentenza diventerà definitiva, Roma dovrà chiederne l’esecuzione al Cairo che per anni non ha consentito nemmeno di notificare gli atti agli imputati.

Il processo ha dato nomi e responsabilità a chi avrebbe portato avanti il sequestro, ma non ai torturatori e a chi lo ha ucciso.

Cosa succede dopo la sentenza in primo grado sul caso Regeni

Le difese dei tre 007 egiziani condannati nel processo per il caso Regeni sono pronte a impugnare la sentenza in Appello si apprende martedì, il giorno seguente alla decisione con cui la Corte d'Assise di Roma ha inflitto dieci anni di carcere per sequestro di persona al maggiore Magdi Ibrahim Abdelal Sharif e ai colonnelli Uhsam Helmi e Athar Kamel Mohamed (ricordiamo che il quarto imputato, il generale Tariq Sabir, è stato invece assolto).

Le motivazioni della sentenzaarriveranno tra 90 giorni, quindi tra fine dicembre ed inizio gennaio.

Come hanno reagito le opposizioni alle parole di Tajani sulla sentenza Regeni

Le forze politiche di opposizione sono insorte alle parole del leader di Forza Italia. Il più duro, senza dubbio, è Nicola Fratoianni (AVS) che ne chiede le dimissioni all'uscita di Montecitorio: "Ho letto le nuove giustificazioni del ministro degli esteri: l'ennesima toppa peggiore del buco, a questo punto il ministro Tajani dovrebbe soltanto dimettersi".

E ancora: "Ma prima ci faccia sapere cosa intende fare l'Italia perché la sentenza sul sequestro di Giulio Regeni sia eseguita. Il governo Meloni deve pretendere innanzitutto dalle autorità egiziane che i 3 condannati siano consegnati al nostro Paese (...) e che il risarcimento sia erogato".

Anche la segretaria del Pd Elly Schlein sottolinea che ora è compito del governo italiano pretendere dal governo egiziano di consegnare i responsabili alla giustizia e il pagamento del risarcimento che la sentenza ha stabilito.

E commenta: “Tajani ha perso un’altra occasione per tacere ed evitare imbarazzo al Paese. Dimostra di non aver capito niente della sentenza di ieri, che condanna per il sequestro e la tortura di Giulio Regeni tre componenti dell’apparato di sicurezza del regime egiziano. Nessuno può più negare la responsabilità del regime di Al Sisi."

Il Movimento 5 Stelle, in una nota al Parlamento europeo, chiede un dibattito straordinario da tenersi nella prossima plenaria di Strasburgo perché "alla luce della sentenza sull'omicidio di Giulio Regeni, le relazioni UE-Egitto non possono andare avanti come nulla fosse. (...) La Commissione europea dica in aula come intenda reagire dal punto di vista diplomatico a questa verità giudiziaria. Noi non saremo mai complici di torture e persecuzioni".

Chi era Giulio Regeni

Giulio Regeni, ricercatore friulano e dottorando all'Università di Cambridge, si trovava al Cairo dal settembre 2015. Studiava le trasformazioni del mondo del lavoro in Egitto e i sindacati indipendenti egiziani.

Il 25 gennaio 2016, giorno del quinto anniversario della rivoluzione egiziana, si persero le sue tracce. Il suo corpo venne ritrovato il 3 febbraio lungo la strada tra il Cairo e Alessandria, con evidenti segni di torture e violenze. Aveva 28 anni.

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