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Regeni e Zaki, tutte le norme che l'Italia sta violando vendendo armi all'Egitto

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Di Lillo Montalto Monella
Una protesta di Amnesty International per chiedere verità per Giulio Regeni a Milano nell'aprile 2016
Una protesta di Amnesty International per chiedere verità per Giulio Regeni a Milano nell'aprile 2016   -   Diritti d'autore  Luca Bruno/Copyright 2016 The Associated Press. All rights reserved. This material may not be published, broadcast, rewritten or redistributed without permission.
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Il 23 dicembre scorso, l'Italia ha consegnato in sordinauna nave da guerra all'Egitto, una fregata costruita da Fincantieri. Due settimane prima, il presidente egiziano al-Sissi aveva ricevuto la Legion d'Onore all'Eliseo dalle mani di Macron.

Da quando è salito al potere nel 2014, al-Sissi ha intensificato il commercio di armi sia con entrambi i Paesi, sia con la Cina.

Se la Francia è il principale esportatore di armi verso il Cairo, l'Italia non è da meno, e da quando è stato ucciso Giulio Regeni, Roma non ha smesso di firmare contratti per commesse militari con l'Egitto. Tanto è vero che deve ancora consegnare al regime un'altra fregata, assieme a decine di cacciabombardieri Eurofighter, pattugliatori, lanciarazzi ed elicotteri militari.

L'Egitto, nelle cui carceri langue oggi senza regolare processo lo studente dell'Università di Bologna, Patrick Zaki, è il terzo importatore d'armi a livello mondiale (fonte: Sipri).

É impegnato nelle guerre in Libia e Yemen, ma anche in una sorta di “guerra fredda” sia con l’Etiopia, che con alcuni paesi impegnati nel conflitto in Yemen e la Turchia sui confini marittimi del Mediterraneo.

L'esposto dei Regeni contro l'Italia

Dopo il trasferimento della prima fregata all'Egitto, i signori Regeni hanno presentato un esposto alla procura denunciando il governo per violazione di una norma del nostro ordinamento che regola il trasferimento di armamenti.

Pochi giorni fa, con l'avvicinarsi del quinto anniversario della scomparsa di Giulio (il 25 gennaio 2016), la procura di Roma ha depositato la richiesta di rinvio a giudizio per i quattro 007 egiziani accusati di avere sequestrato, torturato ed ucciso il ricercatore italiano.

Gregorio Borgia/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved.
Giulio abbraccia Patrick in un murales apparso a RomaGregorio Borgia/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved.

Nonostante in diritto internazionale sia riconosciuto l’interesse di tutti gli stati ad esportate ed importare armi, soprattutto per esercitare il proprio diritto all’autodifesa, ci sono alcune circostanze in cui il trasferimento di armamenti tra stati deve essere bloccato.

Altrimenti si violano delle norme, spiega Riccardo Labianco, ricercatore alla SOAS di Londra che si occupa della responsabilità degli stati esportatori di armi in diritto internazionale.

"Gli stati esportatori non devono inviare armi a paesi sottoposti ad embargo ONU, o di altre organizzazioni internazionali, e non devono consegnare armi a stati sospettati o pienamente responsabili di violazioni dei diritti umani e diritto umanitario internazionale", afferma Labianco.

Non solo. "Le armi trasferite non devono giungere in situazioni di conflitto armato, tensione regionale, o in situazioni dove possano essere trasferite a gruppi terroristici, e l’acquisto di armi da parte del paese importatore non deve essere effettuato con risorse economiche che possano essere spese alternativamente sul miglioramento delle condizioni economiche e sociali degli abitanti dei paesi importatori".

Ecco quali norme sta violando l'Italia vendendo le armi ad Al-Sissi.

Diritto italiano

  • La legge n. 185 del 9 luglio 1990. Sulla sua violazione si basa proprio l'esposto dei genitori di Giulio Regeni. In questa norma si legge che l'Italia non può autorizzare esportazioni verso paesi “i cui governi sono responsabili di gravi violazioni delle convenzioni internazionali in materia di diritti umani, accertate dai competenti organi delle Nazioni Unite, dell'UE o del Consiglio d'Europa”.

Sebbene non ci sia stato un pronunciamento ufficiale da parte del Consiglio di sicurezza o dall'Assemblea generale dell'Onu contro l'Egitto, secondo Labianco "tra gli organi che possono soddisfare questo requisito ci sono i comitati di esperti indipendenti predisposti al monitoraggio dell’applicazione di trattati fondamentali sui diritti umani". Questi ultimi hanno a più riprese evidenziato come il governo egiziano sia responsabile di violazioni sistematiche del divieto categorico di tortura, di altri trattamenti inumani, di detenzioni prolungate senza processo, e di uso eccessivo della forza da parte di polizia e militari contro civili.

La stessa legge vieta trasferimento in violazioni di embarghi, incluso quelli predisposti dalla Unione Europea, e vieta l’esportazione di armamenti a paesi coinvolti in un conflitto armato. E non si tratta qui solamente della guerra in Libia. Labianco sottolinea come "non è possibile escludere a priori che la fregata italiana all’Egitto non vada ad alimentare le tensioni" sia nel Mediterraneo che nel Mar Rosso.

Diritto internazionale e comunitario

Il diritto internazionale prevede che se uno Stato venisse a conoscenza che un secondo Stato è intenzionato a commettere (o abbia già commesso) una violazione del diritto internazionale, il primo è tenuto ad astenersi da fornire qualsiasi tipo di supporto al secondo.

Nel caso dell’Italia e l’Egitto, se l’Italia fosse a conoscenza di attuali o future violazioni del diritto internazionale da parte dell’Egitto, incluse violazioni dei diritti umani e del diritto umanitario internazionale, ed avesse trasferito degli armamenti a supporto di tale violazioni, l’Italia sarebbe essa stessa in violazione del diritto internazionale.

  • “Posizione comune 2008/944/PESC” del Consiglio europeo dell'8 dicembre 2008. Vieta il trasferimenti di armamenti quando questi siano collegati ad una diversione di fondi dallo sviluppo economico e sociale all’acquisto di armamenti (cosa sottolineata anche dalla legge italiana del 1990). Non solo: obbliga gli stati a vietare licenze per il trasferimento di armamenti quando questi armamenti “provochino o prolunghino conflitti armati o aggravino tensioni o conflitti in corso nel paese di destinazione finale” e qualora “esista un rischio evidente che il destinatario previsto utilizzi la tecnologia o le attrezzature militari da esportare a fini di aggressione contro un altro paese o per far valere con la forza una rivendicazione territoriale”.

  • “Trattato internazionale sul commercio di armi” delle Nazioni Unite, che l'Italia ha ratificato, con voto unanime delle Camere, nel 2014: richiede agli stati di valutare se le armi da trasferire vadano a minare la pace e la sicurezza.

Embargo europeo

Nell'agosto 2013, il Consiglio "Affari esteri" della UE ha stabilito una sospensione delle "licenze di esportazione verso l'Egitto di attrezzature che potrebbero essere usate a fini di repressione interna”. Una decisione ripresa e confermata dal Parlamento Europeo il 18 dicembre 2020, cinque giorni prima della consegna della fregata Spartaco Schergat all'Egitto.

L'embargo non si applica ad armamenti pesanti come aerei e navi da guerra, bensì ad armi leggere come come pistole, fucili e gas lacrimogeni.

Coinvolge anche le tecnologie di sorveglianza in grado di facilitare gli attacchi "contro i difensori dei diritti umani e gli attivisti della società civile, anche sui social media, nonché qualsiasi altro tipo di repressione interna".

Peccato però che l'Egitto sia interessato a comprare dall'Italia anche un satellite militare prodotto da Leonardo. Secondo Sipri, l'accordo per le fregate e l'acquisto dei caccia include anche l'ordine per il satellite militare.

Aggiornamento 25/1: Il presidente della Camera, Roberto Fico, ha detto nel corso di un'intervista a Repubblica: la vendita da parte dell'Italia di armi all'Egitto "è stata un'immagine che non avremmo voluto vedere. Rispetto alla violazione della legge che definisce i criteri per la vendita di armamenti sarà la magistratura a valutare. Personalmente comunque sarei per una revisione della legge, inserendo paletti più rigidi".

Il fascicolo è stato formalmente aperto ma ora "andrà studiata la questione giuridica". La Procura di Roma ha incardinato l'esposto-denuncia presentato nei primi giorni dell'anno dai genitori di Giulio Regeni. L'incartamento è stato personalmente seguito dal procuratore capo Michele Prestipino che ha delegato a due pm l'analisi della denuncia per poi, eventualmente, affidare l'attività istruttoria alla polizia giudiziaria. L'esposto è stato redatto dall' avvocato Alessandra Ballerini e depositato a piazzale Clodio il 5 gennaio scorso.

Nel giorno del quinto anniversario del rapimento del giovane anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha inviato un messaggio pubblico: il processo si celebrerà, all'Egitto conviene collaborare, il senso. "L'azione della Procura della Repubblica di Roma, tra molte difficoltà, ha portato a conclusione indagini che hanno individuato un quadro di gravi responsabilità che, presto, saranno sottoposte al vaglio di un processo - ha detto il presidente - per le conseguenti sanzioni ai colpevoli. Ci attendiamo piena e adeguata risposta da parte delle autorità egiziane, sollecitate a questo fine, senza sosta, dalla nostra diplomazia".