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Regeni: il silenzio assordante del Cairo

Regeni: il silenzio assordante del Cairo
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Una conversazione con conoscenti, non sapendo di essere ascoltato da qualcuno che era accanto a lui e sapeva l'arabo.

Così è stato incastrato da un funzionario di un altro Paese africano, un ufficiale dei servizi segreti egiziani già indagato dalla procura di Roma per la morte di Giulio Regeni, dottorando italiano all'università di Cambridge.

Dopo le rivelazioni del super testimone la procura di Roma ha preparato un'altra rogatoria in 12 punti per il Cairo. Assordamente, per il momento, il silenzio delle autorità egiziane dopo le ultime clamorose rivelazioni.

Il funzionario dei servizi segreti egiziani avrebbe detto, secondo il super testimone che ha riportato con precisione i dettagli e ritenuto credibile, "Pensavamo che Giulio Regeni fosse una spia britannica, per questo lo abbiamo caricato in auto e picchiato".

Il caso del ricercatore italiano scomparso il 25 gennaio del 2016 al Cairo e ritrovato cadavere ai bordi della capitale egiziana qualche giorno dopo, il 3 febbraio, è dunque a una svolta dopo anni di silenzi, di non so e muri di gomma nonostante la mobilitazione della società civile per la verità, le pressioni della famiglia e quelle del governo italiano: l'ultima volta tre giorni fa con una telefonata tra il primo ministro Giuseppe Conte e il presidente egiziano al Sisi che per ora non commenta.

Depistaggi e non so, tre anni di indagini a ostacoli

Subito dopo la morte e i funerali in Italia di Giulio Regeni il ministero degli interni egiziano fa sapere che è stata sgominata una banda specializzata in rapine a stranieri e nel covo sono stati trovati i documenti di Regeni, tra cui il passaporto. Ma la versione non convince gli inquirenti italiani: "Il caso non è chiuso, tante incongruenze". La procura di Roma invia alle autorità egiziane una rogatoria e chiede i acquisire i tabulati telefonici emerge che Mohamed Abdallah, capo del sindacato ambulanti su cui Regeni stava facendo una ricerca, aveva segnalato ai servizi egiziani l'attività di Giulio e i servizi ammettono che lo controllavano. In tre anni di indagini ci sono diversi incontri tra gli inquirenti italiani e le autorità egiziane ma la verità non emerge.

Nel marzo del 2017 c'è una nuova rogatoria della procura di Roma per acquisire altra documentazione. Per i pm italiani, nei fatti raccontati dagli ufficiali degli apparati di sicurezza del Cairo emergono "falsità e reticenze".

Gli sviluppi dei mesi successivi non saranno mai decisivi.

Il 4 dicembre 2018 la Procura di Roma iscrive nel registro indagati cinque persone, membri dei servizi segreti civili e della polizia investigativa egiziani, per concorso in sequestro di persona.

Il 30 aprile 2019 la Camera approva l'istituzione di una Commissione d'inchiesta sulla morte di Giulio Regeni.