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Caso Regeni, Meloni: chiudere rapporti con l'Egitto ci allontana da obiettivi

Paola, madre di Giulio Regeni, è affiancata dal marito Claudio prima dell'inizio del processo per l'omicidio del ricercatore Giulio Regeni, 20/02/2024
Paola, madre di Giulio Regeni, è affiancata dal marito Claudio prima dell'inizio del processo per l'omicidio del ricercatore Giulio Regeni, 20/02/2024 -  Diritti d'autore  AP Photo
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Di Ilaria Cicinelli
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Per la premier la chiusura dei canali diplomatici con il Cairo non porterebbe a compiere ulteriori passi avanti verso la ricerca di verità e giustizia per il ricercatore Giulio Regeni, torturato e ucciso in Egitto. Le parole a un giorno dalla condanna di tre 007 egiziani per le torture

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha dichiarato che chiudere i canali diplomatici con l'Egitto allontanerebbe l'Italia dalla ricerca di verità e giustizia circa il sequestro e l'omicidio del ricercatore friulano Giulio Regeni, torturato e ucciso in Egitto nel 2016.

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L'osservazione della premier cozza con la richiesta della famiglia di Regeni di rompere i rapporti con l'Egitto, arrivata attraverso l'avvocata Alessandra Ballerini dopo la condanna di lunedì a dieci anni di tre agenti dei servizi d'intelligence egiziani - i colonnelli Uhsam Helmi e Athar Kamel Mohamed Ibrahim e il maggiore Magdi Ibrahim Abdelal Sharif - per le torture inflitte al ricercatore. Un quarto uomo, il il generale Tariq Sabir, è stato invece assolto mentre è caduta l'accusa di omicidio

La procura di Roma ha accusato l'Egitto di omissioni e depistaggi nell'inchiesta sull'omidicio di Regeni, con le autorità egiziane che avrebbero sistematicamente ostacolato la ricerca di giustizia.

“Anche se le condanne non sono state per tutti i reati contestati, di sicuro sono state condanne comminate per una attività che era stata posta in essere da rappresentanti dello Stato egiziano e si è riusciti a raggiungere questo risultato nonostante quella che possiamo tranquillamente definire cooperazione non particolarmente proficua da parte delle autorità egiziane”, aveva commentato il procuratore capo di Roma, Francesco Lo Voi, dopo la sentenza.

La famiglia Regeni chiede la rottura dei rapporti con l'Egitto, polemica per le parole di Tajani

Prima di entrare in aula, anche Ballerini aveva ricordato che "l'Egitto ha fatto di tutto per impedire il processo".

In seguito, pur esprimendo soddisfazione per la condanna, la legale della famiglia Regeni aveva chiesto al governo di "reclamare il risarcimento del danno come richiesto dall'avvocatura di Stato e rompere i rapporti con un Paese che, lungi dall'essere sicuro, tortura e uccide anche i cittadini degli Stati cosiddetti amici".

Nelle dichiarazioni alla stampa a Praga con il premier ceco Andrej Babiš, la premier ha voluto esprimere la sua vicinanza "alla famiglia di Giulio Regeni, alla loro richiesta che è anche la nostra di verità e giustizia. Lo stato italiano parte civile nel processo, quindi anche noi siamo assolutamente determinati a cercare la verità sulla vicenda. La sentenza non è ancora passata in giudicato, quindi tutto andrà fatto nei modi e nei tempi in cui sarà necessario farlo", ha affermato la premier.

Meloni ha sottolineato di aver "utilizzato anche i canali politici e diplomatici con il Cairo, ho un po' il dubbio che chiudendo quei canali noi ci avviciniamo ai nostri obiettivi piuttosto che allontanarci da quegli obiettivi".

Sulla stessa linea il ministro degli Affari esteri e vicepremier Antonio Tajani. Le sue parole lunedì, a margine della condanna - "Ci sono tre persone colpevoli, ma non è l'Egitto a essere condannato in quanto tale" - hanno suscitato la rabbia dell'opposizione e della società civile.

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