Prezzi record del diesel e margini di raffinazione elevati hanno fatto balzare tra il 40% e l’87% quest’anno i grandi gruppi petroliferi europei. Ecco i dieci titoli migliori.
Gli automobilisti europei pagano prezzi record alla pompa, mentre per gli investitori nelle società che producono e raffinano quei carburanti il 2026 si sta rivelando un anno eccezionale.
La nuova crisi dei carburanti in Europa ha innescato un forte rally tra le compagnie petrolifere e del gas della regione, con i corsi azionari saliti tra il 40% e quasi il 90% da gennaio.
La maggior parte dei guadagni non riguarda solo il greggio. La parte più importante della storia si gioca all'interno delle raffinerie.
Le carenze di gasolio, benzina e carburante per jet hanno spinto il divario tra il prezzo del greggio e quello dei prodotti raffinati, noto come margine di raffinazione (crack spread), a livelli record.
Questo ha trasformato una crisi di approvvigionamento per i consumatori in una pioggia di profitti per una parte dell'industria energetica europea.
Perché la raffinazione è diventata all'improvviso così redditizia
I prezzi del diesel in Europa sono aumentati molto più rapidamente del greggio, perché l'offerta globale di carburanti raffinati è stata colpita da due fronti.
Il conflitto attorno all'Iran e allo stretto di Hormuz ha ridotto le esportazioni di diesel e carburante per jet dalle raffinerie del Golfo.
La Russia, nel frattempo, ha vietato le esportazioni di diesel quest'estate dopo gli attacchi di droni ucraini contro le sue raffinerie, irrigidendo un mercato globale da cui l'Europa dipende.
Il margine di raffinazione del diesel in Europa è quasi raddoppiato rispetto a novembre 2025, quando era di circa 46 dollari (40 euro) al barile, secondo l'agenzia di pricing OPIS.
La Banca centrale europea se n'è accorta.
Parlando dopo l'aumento dei tassi deciso dalla BCE il 10 settembre, la presidente Christine Lagarde ha ricordato che sei mesi fa pochi sapevano cosa fossero i margini di raffinazione, ma ora "sappiamo tutti di che cosa si tratta".
Indicando il diesel, lo ha definito "un altro collo di bottiglia".
La BCE ha riferito che l'inflazione dell'energia è salita al 14,3% in agosto dal 10,3% in luglio, anche a causa dei maggiori margini di raffinazione sui carburanti liquidi.
Gli esperti della banca stimano che il margine sul diesel pesi ora per circa 41 centesimi su ogni litro venduto, quasi un quinto del prezzo alla pompa.
Questo contesto spiega perché i titoli energetici europei sono tra i migliori del mercato quest'anno.
Le 10 azioni petrolifere europee con le migliori performance nel 2026
Euronews ha selezionato le società europee del settore petrolio e gas con una capitalizzazione di mercato di almeno 10 miliardi di euro.
Ecco le dieci con i maggiori rialzi nel 2026, sulla base dei dati di mercato aggiornati al 23 settembre.
10. TotalEnergies: +40,58%
TotalEnergies è salita del 40,6% quest'anno, risultando la decima migliore del gruppo.
La major francese dell'energia ha registrato nel secondo trimestre un utile netto rettificato di 6 miliardi di dollari (5,3 miliardi di euro), rispetto ai 3,6 miliardi di un anno prima. Il flusso di cassa operativo ha raggiunto 9,8 miliardi di dollari (8,6 miliardi di euro) e la società ha aumentato il dividendo interinale del 5,9%, portandolo a 0,90 euro per azione.
Il margine di raffinazione in Europa è salito a 13,5 dollari al barile dai 4,7 precedenti.
TotalEnergies pubblicherà i risultati del terzo trimestre il 29 ottobre. Gli analisti si attendono ricavi per 54,2 miliardi di dollari (47,5 miliardi di euro), in aumento del 24% su base annua, e utili rettificati per azione di 3,14 dollari, in crescita del 77%.
9. Eni S.p.A: +44,9%
Eni è cresciuta del 44,9% da gennaio, occupando il nono posto in classifica.
Il gruppo energetico italiano ha più che raddoppiato l'utile netto rettificato, salito a 2,33 miliardi di euro, e ha aumentato il programma di riacquisto di azioni proprie a 3,4 miliardi. I volumi di raffinazione fuori dall'Italia sono diminuiti del 35% dopo la chiusura dello stretto di Hormuz.
I risultati sono attesi per il 23 ottobre. Gli analisti prevedono ricavi per 27,6 miliardi di euro, in aumento del 37% su base annua, e utili per azione di 0,79 euro, in crescita del 92%.
8. OMV: +48,67%
Il titolo OMV è salito del 48,7% nel 2026, posizionando il gruppo austriaco all'ottavo posto.
La società ha riportato nel secondo trimestre un risultato operativo "clean", che esclude plusvalenze di magazzino e voci straordinarie, pari a 1,71 miliardi di euro, trainato da un contributo molto più forte della produzione di petrolio e gas.
Le sue raffinerie europee hanno lavorato al 90% della capacità, rispetto all'83% di un anno prima. Misure regolatorie temporanee, soprattutto in Romania e Austria, hanno però limitato i benefici.
OMV comunicherà i risultati il 29 ottobre. Gli analisti stimano ricavi per 7,7 miliardi di euro, in aumento del 23%, e utili per azione di 2,77 euro, in crescita del 49%.
7. Galp: +49,28%
Galp è salita del 49,3% nel 2026, quanto basta per il settimo posto.
Il gruppo portoghese ha aumentato l'utile netto rettificato del 45%, portandolo a 540 milioni di euro, mentre il margine di raffinazione è quasi triplicato a 16,8 dollari al barile. La produzione è cresciuta del 12%, grazie anche al giacimento Bacalhau in Brasile.
I risultati sono previsti per il 26 ottobre. Gli analisti si attendono ricavi per 6,7 miliardi di euro, in aumento del 31%, e utili per azione di 0,69 euro, in crescita del 92%.
6. Romgaz: +53,55%
Romgaz ha guadagnato il 53,6% quest'anno, risultando la sesta migliore, nonostante un quadro degli utili molto meno lineare. La società statale rumena vende gas naturale a prezzi regolati e non si occupa di raffinazione.
Nel primo semestre i ricavi sono scesi dell'8,6%, a 3,88 miliardi di lei rumeni (735 milioni di euro), mentre l'utile netto è aumentato del 3,4%, a 1,74 miliardi di lei (330 milioni di euro). Il titolo ha perso quasi il 23% nell'ultimo mese.
Romgaz pubblicherà i risultati il 13 novembre.
5. Orlen: +55,59%
Orlen è salita del 55,6% quest'anno, piazzandosi al quinto posto nel gruppo.
Il gruppo polacco a controllo statale ha registrato nel secondo trimestre ricavi per 76,5 miliardi di zloty (17,5 miliardi di euro) e un utile netto di 7,68 miliardi di zloty (1,75 miliardi di euro), più di cinque volte il dato dello scorso anno. Hanno contribuito i profitti record delle sue stazioni di servizio all'estero.
Ha anticipato la pubblicazione dei risultati al 5 novembre. Gli analisti si aspettano ricavi per 63,4 miliardi di zloty (14,5 miliardi di euro), in crescita del 4%, e utili per azione di 5,52 zloty (1,26 euro), quasi tre volte il livello dello scorso anno.
4. Vår Energi: +56,18%
Vår Energi ha guadagnato il 56,2% nel 2026, la quarta migliore performance nel gruppo.
A differenza dei grandi nomi della raffinazione, il rally della società norvegese è legato direttamente alla produzione di petrolio e gas.
Nel secondo trimestre la produzione è aumentata del 31% rispetto a un anno prima, fino a 376.000 barili equivalenti di petrolio al giorno. Il flusso di cassa operativo al netto delle imposte ha raggiunto 2,1 miliardi di dollari (1,84 miliardi di euro) e il debito netto è sceso a 3,4 miliardi di dollari (2,98 miliardi di euro).
A luglio Vår Energi ha concordato la fusione con BlueNord, dando vita a quello che le società definiscono il maggiore produttore indipendente di petrolio e gas in Europa.
I risultati sono attesi per il 21 ottobre. Gli analisti prevedono ricavi per circa 30,6 miliardi di corone norvegesi (2,83 miliardi di euro), in crescita del 43%, e utili per azione di 1,48 corone (0,14 euro), quasi tre volte il livello di un anno fa.
3. Equinor: +67,89%
Equinor è salita del 67,9% quest'anno, piazzando il gruppo norvegese al terzo posto.
Il gruppo sostenuto dallo Stato ha registrato nel secondo trimestre un reddito operativo rettificato di 11,48 miliardi di dollari (10,07 miliardi di euro). Gli utili rettificati sono stati pari a 1,33 dollari (1,17 euro) per azione e la produzione è aumentata del 3%.
Equinor beneficia del nuovo focus europeo sulla sicurezza energetica, dato che la Norvegia resta il principale fornitore di gas via gasdotto e una grande fonte di greggio per il continente.
Comunicherà i risultati il 28 ottobre. Gli analisti si aspettano ricavi per 33,2 miliardi di dollari (29,1 miliardi di euro), in aumento del 27%, e utili rettificati per azione di 1,36 dollari, quasi quattro volte i 0,37 dollari dello scorso anno.
Gli analisti stimano che i ricavi cresceranno di quasi il 20% quest'anno, per poi diminuire di circa il 9% nel 2027.
2. Neste: +76,35%
Neste è balzata del 76,4% quest'anno, seconda solo a Repsol.
Il gruppo finlandese mostra chiaramente quanto siano determinanti i margini di raffinazione.
L'EBITDA comparabile, misura dell'utile operativo prima di ammortamenti e voci straordinarie, ha raggiunto nel secondo trimestre il record di 1,20 miliardi di euro, contro i 341 milioni di un anno fa.
La divisione prodotti petroliferi ha più che raddoppiato il proprio contributo, salito a 334 milioni di euro. La società lo attribuisce soprattutto a margini eccezionalmente ampi su diesel e carburante per jet.
Gli utili per azione sono balzati a 1,00 euro, rispetto a una perdita di cinque centesimi un anno prima.
Neste produce anche diesel rinnovabile e carburante sostenibile per l'aviazione, il che ne fa uno dei vincitori più evidenti sia della scarsità di carburanti convenzionali sia della domanda di alternative.
I risultati sono attesi per il 29 ottobre. Gli analisti prevedono ricavi per 5,1 miliardi di euro, in aumento del 12%, e utili per azione di 0,81 euro, quasi sei volte il livello di un anno fa.
1. Repsol: +87,19%
Repsol ha guadagnato l'87,2% quest'anno, la migliore performance tra i grandi titoli energetici europei.
L'utile netto rettificato ha raggiunto 2,71 miliardi di euro nel primo semestre. La sola divisione industriale, che include la raffinazione, ha generato 1,68 miliardi, contro appena 235 milioni un anno prima.
Repsol comunicherà i risultati il 29 ottobre. Gli analisti si aspettano utili per azione di 2,06 euro, circa tre volte i 0,68 euro dello scorso anno.
I ricavi dovrebbero aumentare di oltre il 31% nel 2026. Ma gli analisti prevedono un calo di quasi il 17% l'anno prossimo, il ribasso più marcato atteso tra le dieci società.