La premier cita due circolari che il presidente della Repubblica ha emanato quando era ministro dell'istruzione (del 1989 e 1990) sul tetto agli stranieri in classe per difendere il suo annunciato provvedimento. Il conduttore in tv con il braccio fasciato e un occhio gonfio
"Quando il presidente della Repubblica era ministro dell'Istruzione redigeva circolari che invitavano a non concentrare ragazzi stranieri nella stessa classe, è una misura di buonsenso. Mi pare sia giusto portarla avanti".
A dirlo è la presidente del Consiglio Giorgia Meloni che, ospite a Cinque minuti e a Porta a Porta da Bruno Vespa , ha aggiunto poi che anche le norme sul burqa a scuola "sono di buonsenso, servono anche per un fatto di sicurezza, devo segnalare a chi oggi si sta stracciando le vesti che provvedimenti simili esistono anche in Paesi a maggioranza islamica. Mi pare una misura di buonsenso che non ha a che fare con la discriminazione".
La presidente del Consiglio ha anche difeso il risultato ottenuto con i conti pubblici italiani nonostante l'Italia non sia in grado di uscire dalla procedura Ue per deficit eccessivo e non avrà più margini per la prossima manovra.
Perché Vespa aveva un braccio fasciato quando ha intervistato la premier
Lo storico conduttore tv Bruno Vespa ha condotto la puntata di "Cinque Minuti" di martedì con il braccio fasciato e un occhio gonfio, a causa di quella che ha definito "una rovinosa caduta".
Ospite della puntata la premier: "Presidente Meloni, mi scuso con lei e con il pubblico perché non sono in condizioni perfette. Per fortuna al Gemelli mi hanno operato, mi hanno rimesso in sesto", ha detto il giornalista.
La premier gli ha fatto gli "augurissimi per una buona guarigione" e ha precisato di aver proposto a Vespa di rinviare la puntata.
Cos'ha detto Meloni sul deficit: "Dispiaciuta per il 3,08%"
Il dato sull'indebitamento della pubblica amministrazione resta appena al di sopra della soglia europea del 3%. Meloni ha detto di essere "dispiaciuta" per il risultato, ricordando il percorso di riduzione del deficit realizzato dal governo.
"Nella stessa giornata in cui l'Istat dice che siamo a 3,08 dice anche che rivede le stime della crescita del 2024", spiega.
"Quando ci dissero che la crescita italiana era stata dello 0,7, oggi si scopre che è dell'1, era è è stata dell'1,1%, c'è un errore del 30%" ha denunciato la presidente del Consiglio. "È accaduto ogni anno che dopo un anno sono state riviste in crescita", ha aggiunto Meloni, chiedendosi se l'Istat "sottostimi gli italiani o il governo", dicendosi preoccupata che una situazione analoga possa ripetersi nei prossimi anni.
"Abbiamo fatto un lavoro molto complesso che ci ha portato a ridurre il deficit dall'8,1 al 3,08", ha rivendicato la premier,"quindi il classico hai fatto 30, eri molto vicino al 31. Stare sotto il 3% ci avrebbe consentito di uscire dall'infrazione in anticipo".
La permanenza nella procedura d’infrazione impone all’Italia di ridurre il deficit strutturale di 0,5 punti di Pil all’anno e di rispettare i vincoli sulla spesa. Inoltre, rende più complesso utilizzare la clausola europea che permetterebbe di escludere dal calcolo del deficit fino a 1,5 punti di Pil di spesa aggiuntiva per difesa ed energia nel prossimo biennio.
La manovra dovrebbe comunque aggirarsi intorno ai 25 miliardi di euro, da finanziare attraverso tagli e nuove entrate.
Qual è il limite degli studenti stranieri nelle scuole e la polemica della premier con il presidente della Repubblica
Il governo intende intervenire sulla distribuzione degli studenti stranieri nelle classi, con l'obiettivo di evitare concentrazioni di alunni che non parlano italiano.
La proposta, annunciata domenica, prevede un tetto alla presenza di studenti stranieri per classe, insieme a misure sull'apprendimento della lingua italiana e al divieto di burqa e niqab nelle scuole.
Il provvedimento che dovrebbe arrivare sul tavolo del Consiglio dei ministri giovedì, il tetto del 30% riguarda i ragazzi stranieri "che non parlano la nostra lingua".
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in visita per l'inizio dell'anno in una scuola di Amatrice, ha parlato invece lunedì di una "scuola aperta a tutti", che deve aiutare a superare "i muri dell’indifferenza" e "l'incomunicabilità", oltre ad aiutare "a non formare ghetti".
Mattarella ha descritto la scuola come "la più efficace leva di integrazione per chi viene da altri Paesi e per i giovani nati in Italia che sono figli di emigrati".
Meloni, nell'intervento su Rai 1, ha risposto alle parole del capo dello Stato presentando l'intervento come una questione di "buonsenso" e di integrazione. Secondo la premier, le parole di Mattarella, interpretate come un attacco alla sua proposta, sarebbero invece un sostegno alla necessità di evitare la creazione di ghetti nelle scuole, che potrebbero verificarsi in classi con una maggioranza di studenti stranieri.
"Non credo che il presidente della Repubblica abbia paura delle classi ghetto" ha spiegato la premier.
"Il presidente della Repubblica per l'appunto dice: la scuola deve superare i ghetti, deve non creare ghetti. Ora, il ghetto è chiaramente molto più semplice se tu prendi un bambino straniero che non parla la nostra lingua e lo metti in una classe dove la prevalenza degli studenti non parla la nostra lingua. Questo è il ghetto", ribadisce Meloni, che propone invece una soluzione al ghetto proprio una distribuzione "più equilibrata" di "ragazzi stranieri che non parlano la nostra lingua". ù
Cosa dicevano le due circolari di Mattarella citate dal Meloni da Vespa
Sono due le circolari, citate dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, nelle quali l'allora ministro dell'Istruzione Sergio Mattarella indicava un numero massimo di alunni stranieri presenti nelle classi.
Il primo documento è la circolare ministeriale 301 dell'8 settembre 1989. Si legge: "ove si presentino più alunni immigrati da uno stesso Paese e con analogo livello culturale, potrebbe essere didatticamente proficuo inserirli in una medesima classe, tenendo conto che sarà bene non superare le quattro-cinque unità".
Agli istituti spetta valutare "specifiche esigenze e situazioni", per trovare "le soluzioni più opportune, avendo cura di promuovere la partecipazione degli alunni in questione alle attività globali della classe".
La seconda circolare è invece la 205 del 26 luglio del 1990. L'allora ministro richiamava poi proprio la sovracitata circolare 301, ribadendo: "L'assegnazione alle classi è effettuata, ove possibile, raggruppando alunni dello stesso gruppo linguistico che, comunque, non devono superare il numero di cinque per ogni classe".
Al riguardo, precisa ancora il documento "sembra opportuno ripartire gli alunni stranieri in ragione di qualche unità soltanto per classe, per agevolarne la naturale integrazione linguistica con gli alunni italiani, mentre può essere utile costituire gruppi anche superiori alle cinque unità nei momenti di specifiche attività linguistiche".
Mattarella sottolineava inoltre la necessità, "per quanto possibile" di intensificare "le attività di sostegno linguistico nella fase iniziale dell'anno scolastico".
Come hanno reagito le opposizioni alle parole di Meloni su Mattarella
A ridimensionare il problema degli stranieri nelle classi sono intervenuti diversi membri dell'opposizione.
"Tirare per la giacca il presidente della Repubblica Sergio Mattarella cercando di trascinarlo, come ha fatto Giorgia Meloni, sulla polemica strumentale del giorno è segno evidente di una totale mancanza di senso dello Stato e costituisce una provocazione diretta alla più alta carica dello Stato. Una cosa di cui l'Italia non ha assolutamente bisogno", ha replicato la segretaria del Pd Elly Schlein.
Il segretario di +Europa Riccardo Magi ha citato i dati della Fondazione Ismu (2022/2023) per ridimensionare la portata del fenomeno. Solo lo 0,6% delle classi italiane supera la soglia del 30% di alunni stranieri nati all'estero, per un totale di circa 1.000 classi su 300.000 in tutto il Paese. Un dato che, secondo Magi, dimostra come la proposta di un tetto sia scollegata dalla realtà sociale e demografica del sistema scolastico italiano.
In risposta alle parole pronunciate in televisione, è intervenuto il capogruppo M5S al Senato Luca Pirondini.
Pirondini ha contestato l'interpretazione data dalla premier alle parole del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Secondo il senatore del M5S, Meloni o "non ha capito" le parole del capo dello Stato oppure le starebbe "manipolando a suo favore".
**"**In entrambi i casi siamo davanti a una Presidente del Consiglio fuori controllo che non si fa scrupolo di fare propaganda sulla pelle della scuola pubblica e attaccare il Quirinale con una sola mossa".
Il capogruppo 5 Stelle ha inoltre criticato l'ipotesi di intervenire sulla composizione delle classi attraverso una legge, sostenendo che la materia sia stata finora regolata da circolari proprio per garantire flessibilità nell'applicazione delle regole e autonomia alle singole scuole.
"Questo Meloni lo sa benissimo, ma ha deciso di avviare la sua campagna elettorale in maniera ancora più sfacciata di quanto non abbia governato in questi anni" spiega, accusando la premier di utilizzare il tema per fini propagandistici.