Le procure indagano sui falsi allarmi bomba sui voli. L'ACN invia informative all'Antimafia. Meloni, Crosetto e Tajani parlano di minacce ibride
Le procure italiane cercano di ricostruire la regia dietro la serie di allarmi bomba che ha coinvolto diversi voli europei, con ripercussioni anche sugli aeroporti di Roma e Milano. Le indagini sono coordinate dalla Procura nazionale antimafia e antiterrorismo, mentre l'Agenzia per la cybersicurezza nazionale (ACN) ha trasmesso informative sui casi degli ultimi giorni. Al lavoro ci sono anche gli investigatori della Polizia postale, impegnati a individuare i mittenti delle comunicazioni e a ricostruire il percorso seguito dai messaggi.
Un primo fascicolo è stato aperto dalla Procura di Busto Arsizio, in provincia di Varese, per procurato allarme, al momento contro ignoti. L'inchiesta riguarda le due segnalazioni di giovedì 5 novembre relative a un volo proveniente da Salonicco e a uno da Porto, entrambi atterrati a Milano Malpensa. Anche la Procura di Roma ha aperto un fascicolo di indagine per procurato allarme su alcuni aerei che hanno riguardato lo scalo di Fiumicino. Il procedimento, coordinato dal procuratore Francesco Lo Voi, è al momento contro ignoti.
Le verifiche a bordo e sui bagagli non hanno trovato esplosivi. Il procedimento potrebbe confluire in un'indagine più ampia, considerando le analogie con le minacce arrivate ad altri scali italiani ed europei.
La pista delle comunicazioni anonime e la firma dei messaggi
Uno degli elementi al centro degli accertamenti è la possibile matrice comune delle segnalazioni. Le autorità stanno cercando di individuare i server utilizzati per inviare le email e gli indirizzi IP riconducibili agli autori, anche attraverso la cooperazione internazionale. Secondo le prime ricostruzioni, alcune comunicazioni sarebbero transitate da indirizzi compromessi o da servizi di posta elettronica che consentono di tutelare l'anonimato, come Proton Mail.
Una delle email arrivate agli scali italiani era firmata dai sedicenti "Combattenti dello Stato Maschile". La sigla rimanda al movimento russo ultranazionalista e misogino Muzhskoye Gosudarstvo, fondato da Vladislav Pozdnyakov e messo al bando in Russia. Nel messaggio, scritto in italiano, comparivano minacce contro quello che veniva definito il "regime femminista", accompagnate dalla frase: "Oggi il vostro cielo sarà rosso".
Il riferimento al movimento, tuttavia, non costituisce una prova dell'identità dei responsabili né di un loro effettivo legame con organizzazioni russe. Gli investigatori non hanno ancora attribuito con certezza le minacce. Tra le ipotesi al vaglio c'è anche un collegamento con le precedenti email che avevano annunciato la presenza di ordigni su altri voli e in circa 280 scuole italiane.
Meloni: "A essere sotto attacco sono le infrastrutture civili"
La vicenda preoccupa il governo, anche per la possibile connessione con altri episodi di attacchi informatici contro infrastrutture e servizi essenziali. "Gli hacker e gli allarmi bomba sugli aerei chiaramente devono preoccupare", ha dichiarato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, a margine di Fieracavalli a Verona.
La premier ha precisato che al momento non è possibile stabilire se gli attacchi ai sistemi di refrigerazione in Francia, i falsi allarmi bomba sugli aerei e le aggressioni informatiche contro i supermercati siano collegati. "Non siamo in grado oggi di dire se siano tutti collegati, però ci dicono sicuramente tutti la stessa cosa: che oggi a essere sotto attacco sono infrastrutture civili".
Meloni ha richiamato anche la necessità di considerare le spese per la difesa e la sicurezza in una prospettiva più ampia rispetto agli armamenti. Ha citato il recente attacco informatico ai sistemi di refrigerazione utilizzati per conservare il sangue destinato alle trasfusioni in Francia: "Quando gli hacker hanno tentato di modificare la temperatura dei frigoriferi che mantengono il sangue che serve per le trasfusioni, quel sangue è stato messo in sicurezza da un sistema che costa. Quando si paga per comprare quel sistema è spesa di difesa o è spesa sanitaria?".
Crosetto: "Una nuova minaccia, dobbiamo abituarci"
Anche il ministro della Difesa Guido Crosetto ha definito preoccupante la sequenza di episodi, pur sottolineando che tutti gli allarmi bomba si sono finora rivelati infondati.
"È un esempio di come è facile comunque innescare problemi, innescare ansia e creare psicosi nei nostri Paesi", ha detto a margine del question time al Senato. Secondo Crosetto, si tratta di attacchi che nella maggior parte dei casi restano "sotto la soglia di attribuzione": possono provocare danni e disagi senza che sia possibile dimostrare con certezza chi li abbia organizzati.
Il ministro ha definito il fenomeno "una nuova minaccia", aggiungendo che sono almeno tre o quattro anni che richiama l'attenzione sulla necessità di prepararsi a questo tipo di attacchi. Ha inoltre chiarito che il decollo dei caccia militari per scortare gli aerei segnalati è una procedura ordinaria, attivata quando viene comunicata una possibile minaccia.
Crosetto ha escluso la necessità di convocare un vertice straordinario a Palazzo Chigi: il contrasto alle minacce ibride, ha spiegato, è un lavoro già avviato che deve proseguire e intensificarsi. "C'è qualcuno che ha interesse ad alimentare tensioni", ha osservato, ribadendo che il compito delle istituzioni è garantire la sicurezza del Paese.
Tajani: "Mosca tenterà di destabilizzare l'Europa"
Sulla possibile matrice degli attacchi è intervenuto anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani. In un'intervista a Quotidiano Nazionale ha ricordato che l'Italia fa i conti con la guerra ibrida almeno dall'inizio dell'invasione russa dell'Ucraina e che, insieme agli alleati europei, sta adottando contromisure.
Alla Farnesina, ha spiegato, sono stati istituiti una direzione generale della sicurezza e una sala operativa dedicata. Tajani ha ricordato che hacker filorussi hanno già rivendicato gli attacchi informatici dei giorni scorsi contro i supermercati, ma ha precisato che per gli ultimi allarmi bomba non ci sono ancora prove di una responsabilità riconducibile a Mosca.
"Sappiamo bene che Mosca non dichiarerà mai una guerra militare all'Europa. Ma sappiamo anche che tenterà di destabilizzare, creare panico e problemi alla vita quotidiana", ha affermato il ministro, mettendo in guardia anche da eventuali attacchi contro gli ospedali.
Le reazioni degli operatori: "Non bisogna alimentare il panico"
Le ripercussioni riguardano anche il settore del trasporto aereo e del turismo. Gian Mario Pileri, presidente di Fiavet-Confcommercio, ha parlato a LaPresse di una situazione "surreale", sottolineando però che gli aeroporti dispongono di sistemi di sicurezza e controlli sempre più accurati.
"È normale che 25 allarmi bomba in un giorno siano una situazione che crea panico, soprattutto perché da anni non succedeva", ha osservato. Pileri ha ricordato che ogni giorno in Europa partono circa 35mila voli e che, in caso di problemi, le agenzie di viaggio possono assistere i passeggeri nei cambi di scalo e nella gestione delle difficoltà.
Dal Partito democratico è arrivata invece una richiesta di maggiore chiarezza da parte del governo. Andrea Casu, vicepresidente della commissione Trasporti della Camera, ha chiesto un'informativa parlamentare per fare luce sugli episodi e sugli strumenti messi in campo da Enac, Enav e dagli altri soggetti coinvolti.
Secondo il deputato, le dichiarazioni di Crosetto non sono sufficienti a chiarire quanto sta accadendo. "La sicurezza del trasporto aereo e la continuità dei collegamenti sono questioni che riguardano cittadini, passeggeri e operatori", ha affermato, chiedendo trasparenza senza alimentare allarmismi.
Il contesto: gli attacchi alle infrastrutture civili
Gli allarmi bomba si inseriscono in una serie di episodi che hanno riacceso l'attenzione europea sulle minacce ibride e sulla vulnerabilità delle infrastrutture civili.
Nei giorni scorsi, attacchi informatici hanno colpito i sistemi di refrigerazione di supermercati in diversi Paesi europei, mentre in Francia hacker sono riusciti ad accedere ai sistemi di controllo delle celle frigorifere di tre strutture dell'Etablissement français du sang, il servizio nazionale per il sangue. L'intrusione ha tentato di alterare le temperature di conservazione degli emoderivati, ma il personale è riuscito a mettere in sicurezza le scorte senza conseguenze per i prodotti e per i pazienti.
In Italia, dopo gli episodi francesi, il Centro nazionale sangue ha invitato le strutture trasfusionali ad aumentare il livello di attenzione, verificando le temperature dei frigoriferi e rafforzando le misure di sicurezza.