Per le opposizioni diversi punti della nuova legge elettorale potrebbero presentare profili di incostituzionalità. I ricorsi presentati saranno valutati dalla Corte costituzionale nei primi mesi del 2027, ma secondo il costituzionalista Ceccanti si tratta perlopiù di legittime "critiche politiche"
Lunedì i partiti di opposizione hanno presentato formalmente i ricorsi alla Corte Costituzionale contro la nuova legge elettorale che è stata pubblicata venerdì 9 ottobre sulla Gazzetta Ufficiale, e che quindi entrerà in vigore il 24 ottobre prossimo.
Nella sala stampa della Camera, l’avvocato Pietro Adami e i costituzionalisti Enrico Grosso e Roberto Zaccaria, esponenti della ‘Rete per un voto libero e uguale’, hanno illustrato i testi con l''obiettivo dichiarato di arrivare a una pronuncia della Consulta prima delle elezioni.
L'obiettivo è quello di sottoporre i motivi di incostituzionalità della legge elettorale voluta dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni in in ciascuno dei 29 distretti di Corte d’appello, scritti più o meno allo stesso modo, in modo che almeno un giudice trovi la questione abbastanza fondata da sottoporla alla Corte.
Quali sono i punti critici su cui l'opposizione chiede un giudizio di incostituzionalità
Sono sei i punti della riforma elettorale su cui si concentrano i ricorsi e sui quali viene sollevato il dubbio di una possibile incostituzionalità.
- L’introduzione solo parziale del sistema delle preferenze
- Il numero di firme richiesto per presentare le liste, considerato troppo elevato.
- Le norme sulla parità di genere, ritenute insufficienti a garantirla pienamente
- Il meccanismo per l’attribuzione del premio di maggioranza.
- La ridefinizione delle circoscrizioni Estero, con la creazione al Senato di un unico collegio denominato “Mondo”
- il Premio nazionale, fisso. Ma il Senato dovrebbe essere eletto su base regionale "Riteniamo che molti aspetti questa legge riflettono punti già dichiarati incostituzionali in passato" ha spiegato il professor Enrico Grosso nel corso di una conferenza stampa alla Camera.
Qual è l'analisi del costituzionalista Stefano Ceccanti
Interpellato da Euronews, il costituzionalista ed ex parlamentare del Partito Democratico Stefano Ceccanti spiega però che "quasi tutte le critiche che vengono fatte sono critiche politiche che difficilmente possono avere una risposta positiva dalla Corte Costituzionale".
Detto ciò, "la legge non è fatta bene, soprattutto perché in assenza di ballottaggio bel caso in cui nessuna delle coalizioni raggiunga il 42% dei voti validi, può produrre un vero e proprio stallo politico. Ma un'altra cosa è il giudizio di incostituzionalità"
Il punto centrale secondo le opposizioni che presenteranno ricorso invece è proprio il premio di maggioranza, considerato da alcuni giuristi del calibro di Gustavo Zagrebelsky, professore emerito di diritto costituzionale all’Università di Torino e già presidente della Corte costituzionale, un "trucco" per cui una minoranza reale nel Paese viene trasformata artificialmente in una maggioranza assoluta in Parlamento.
Ma Ceccanti , oggi professore di diritto pubblico comparato all'Università di Roma La Sapienza e direttore del master istituzioni parlamentari, ricorda a Euronews che la Corte Costituzionale si è già espressa in merito in una sentenza su una precedente legge elettorale.
Si tratta della normativadel 2015, che la Corte ha ritenuto costituzionalmente legittima anche laddove assegnava un premio di maggioranza alla lista che avesse raggiunto almeno il 40% dei voti validi al primo turno. Nella riforma approvata la settimana scorsa, la soglia sarebbe fissata al 42%, quindi "la questione è già risolta a priori".
Un altro punto su cui le opposizioni sembrerebbero pronte ad alzare le barricate è l'indicazione obbligatoria nel programma elettorale del candidato premier che secondo molti detrattori di questa legge sarebbe un tentativo di introdurre surrettiziamente il premierato, cioè l’elezione diretta del capo del governo.
La Costituzione italiana affida al presidente della Repubblica il potere di nominare il presidente del Consiglio e il testo della riforma elettorale tutela formalmente questa prerogativa. Ma le opposizioni sottolineano che di fatto la nuova legge restringerebbe i margini di manovra del Presidente della Repubblica, costringendolo, in caso di disaccordo con la maggioranza ad aprire un conflitto istituzionale.
Secondo Ceccanti "l'insistenza su questo punto è sbagliata sia in positivo che in negativo". Infatti il problema non si pone nel caso in cui una coalizione vinca "chiaramente le elezioni, come è capitato a Giorgia Meloni l'ultima volta".
Se invece i risultati delle urne non sono chiari, bisognerà comunque trovare un accordo su un nome che difficilmente coinciderà con quello dichiarato neii programmi elettorali. Per il professore, ancora una volta "questo rivela che son tutte dinamiche politiche, cioè non c'entra la Costituzione".
Secondo il giurista de La Sapienza, ci sarebbero "solo due punti evidentemente incostituzionali": il numero di firme richiesto per presentare le liste e le norme sulla parità di genere.
Punti minori su cui la Consulta potrebbe facilmente apportare piccole modifiche come l'eliminazione del terzo scaglione (più oneroso dal punto di vista delle firme da raccogliere per quei movimenti che non sono già presenti in Parlamento) o riproporre l'alternanza di genere anche per i capolista bloccati (che al momento non prevede nessun obbligo di porre persone di genere diverso) senza che per la legge emendata ci sia alcun obbligo di un ulteriore passaggio di recepimento da parte del Parlamento.
Quando è attesa la pronuncia della Corte Costituzionale sulla nuova legge elettorale
I ricorsi alla Corte Costituzionale saranno depositati il 24 ottobre quando la legge elettorale entrerà in vigore, 15 giorni dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.
In caso di procedimento semplificato, i tribunali potrebbero fissare la prima udienza dopo 40 giorni e valutare se sollevare la questione di legittimità costituzionale.
L’eventuale ordinanza dovrà poi essere notificata alle parti interessate, tra cui la presidente del Consiglio, mentre nei 20 giorni successivi alla notifica potrebbe essere fissata la prima udienza davanti alla Corte, da effettuare nei 20 giorni seguenti.
L'iter nel complesso durerebbe circa tre mesi. L’obiettivo dei promotori è quindi arrivare a una pronuncia della Consulta a partire tra gennaio e febbraio 2027, in modo da poter affrontare con la nuova legge anche l'eventualità di elezioni anticipate in primavera.
In caso la legislatura arrivi a scadenza naturale (13 ottobre 2027), invece, la Corte Costituzionale avrebbe tutto il tempo di esprimersi prima del voto.