Tra i 14 volontari fermati da Israele vicino a Ramallah ci sono quattro attivisti e due giornalisti italiani. Attese le procedure di espulsione
La Farnesina è al lavoro per ottenere il rilascio di sei cittadini italiani fermati dalle autorità israeliane nei pressi di Kafr Ni'ma, in Cisgiordania. Si tratta di quattro attivisti e due giornalisti, trattenuti insieme ad altri volontari internazionali mentre partecipavano ad attività di sostegno ai contadini palestinesi impegnati nella raccolta delle olive.
Il gruppo, composto complessivamente da 14 persone secondo quanto riferito da Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra (AVS) e co-portavoce nazionale di Europa Verde, si trova attualmente in una stazione di polizia a Modi'in Illit. Per sabato 7 novembre sono previste le procedure di espulsione.
Il ministero degli Esteri ha confermato il fermo in una nota, precisando che sono ancora in corso verifiche definitive sul numero esatto e sull'identità dei connazionali coinvolti. L'Ambasciata d'Italia a Tel Aviv e il Consolato generale a Gerusalemme sono intervenuti presso le autorità israeliane per chiedere l'immediato rilascio degli italiani, ottenere chiarimenti sulle circostanze dell'accaduto e garantire loro assistenza consolare.
La situazione è stata seguita direttamente anche dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha confermato il fermo e auspicato un rapido rientro dei connazionali. "Stiamo seguendo il caso degli italiani fermati in Cisgiordania, non hanno fatto nulla, erano soltanto lì a fare attività agricola nella raccolta delle olive, speriamo che possano essere rimandati il prima possibile in Italia", ha dichiarato il vicepremier a margine di un appuntamento politico di Forza Italia.
Tra i fermati Giorgia Lombardi, consigliera comunale della Spezia
Tra gli italiani coinvolti c'è Giorgia Lombardi, consigliera comunale della Spezia e componente del Consiglio nazionale di Europa Verde. A rendere pubblica la notizia del fermo è stato Angelo Bonelli, dopo aver ricevuto un messaggio vocale dalla stessa Lombardi.
Secondo il racconto riferito da Bonelli, i volontari stavano affiancando i contadini palestinesi durante la raccolta delle olive quando alcuni coloni israeliani avrebbero aggredito i raccoglitori e i volontari internazionali. Successivamente sarebbero intervenuti l'esercito e la polizia israeliani, che avrebbero fermato il gruppo e ritirato i passaporti ai presenti.
Bonelli ha denunciato quello che considera un intervento ingiustificato contro persone impegnate in un'attività pacifica di solidarietà e ha chiesto al governo italiano di attivarsi per garantire la sicurezza e la liberazione di tutti i cittadini coinvolti.
Il trasferimento al centro dell'aeroporto Ben Gurion
Secondo le informazioni diffuse dalla Farnesina, nella mattinata di sabato è previsto il trasferimento al centro dell'aeroporto Ben Gurion, vicino a Tel Aviv, destinato alla permanenza dei cittadini stranieri in attesa di rimpatrio.
In quella sede dovrebbero essere avviate le procedure amministrative di espulsione, con il trasferimento in Italia previsto attraverso i primi voli disponibili. Il ministero degli Esteri continua a seguire il caso attraverso la rete diplomatica, mentre restano da chiarire le circostanze del fermo e la posizione dei singoli cittadini italiani.
Terzo fermo di italiani in Cisgiordania in due settimane
L'episodio di Kafr Ni'ma è il terzo, nell'arco di circa due settimane, che coinvolge volontari italiani impegnati ad assistere i contadini palestinesi durante la raccolta delle olive. Un'attività che quest'anno si svolge in un clima di particolare tensione, tra le denunce di aggressioni, intimidazioni e restrizioni alla libertà di movimento nei territori palestinesi occupati.
Il 22 ottobre quattro cittadine italiane erano state fermate nel villaggio di al-Bweib, a sud di Hebron, durante un'attività di accompagnamento dei raccoglitori palestinesi.
Il 29 ottobre, invece, cinque italiani erano stati fermati nei pressi di Al Lubban al-Gharbiyye, sempre mentre si trovavano con agricoltori palestinesi impegnati nella raccolta delle olive. Per loro erano poi state avviate le procedure di espulsione.
La presenza di volontari internazionali nei campi e negli uliveti palestinesi ha anche una funzione di protezione: gli attivisti cercano di documentare eventuali aggressioni e intimidazioni e di scoraggiare le violenze contro i contadini. La raccolta delle olive, oltre a rappresentare una risorsa economica fondamentale per molte famiglie palestinesi, è infatti diventata uno dei momenti più esposti alle tensioni con i coloni israeliani.