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EU Kids Act, ecco il piano dell'Unione europea per rendere internet e social più sicuri per i minorenni

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen a Strasburgo, Francia, il 16 settembre 2026.
La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen a Strasburgo, Francia, il 16 settembre 2026. Diritti d'autore  EC - Audiovisual Service, European Union, 2026
Diritti d'autore EC - Audiovisual Service, European Union, 2026
Di Leticia Batista Cabanas & Elisabeth Heinz
Pubblicato il
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Il nuovo EU KIDS ACT vieta i social ai minori di 13 anni e permette "mini account" ai 13-15enni. Prima che la norma entri in vigore, devono però approvarla Parlamento e Consiglio europeo

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e la vicepresidente esecutiva Henna Virkkunen hanno presentato l'EU Kids Act (legge europea per i minori) il 17 settembre.

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La proposta rafforza la sicurezza online dei minori per migliorare il benessere fisico e mentale dei giovani.

Fissa un**'età minima valida in tutta l'UE** per aprire account sui social network e vieta gli account ai bambini sotto i 13 anni.

Blocca i feed basati sulla profilazione e le funzionalità addictive e obbliga i fornitori di servizi a dimostrare che le loro piattaforme sono "sicure fin dalla progettazione".

Il testo nasce dal Gruppo speciale sulla sicurezza dei minori, che a luglio 2026 ha presentato il rapporto Child safety online raccomandando di limitare l’accesso a quelli che definisce "social media".

Con questa proposta, l’UE vuole stabilire regole uniformi che proteggano tutti i bambini allo stesso modo in Europa ed evitare un mosaico di leggi nazionali.

Prima che la norma entri in vigore, devono approvarla Parlamento europeo e Consiglio.

Perché l'EU Kids Act è necessario?

Un nuovo Eurobarometro 2026 collega l’uso precoce dei social network a un maggiore tempo davanti agli schermi.

I bambini che hanno iniziato a usare i social prima dei 10 anni dichiarano 7,5 ore di schermo nel fine settimana, contro le 5,7 ore di chi ha iniziato dopo i 14 anni.

Nei giorni feriali, gli adolescenti tra i 13 e i 18 anni passano 4,5 ore davanti agli schermi, che salgono a 6,1 ore nel weekend.

Il problema va oltre il tempo di utilizzo e riguarda la progettazione stessa delle piattaforme. "Le piattaforme dei social media non sono più i servizi che erano quando sono nate. Molte si sono trasformate da spazi centrati sulla connessione sociale in sistemi altamente sofisticati pensati per catturare e monetizzare l’attenzione", spiega Francesca Pisanu, responsabile senior delle politiche presso Eurochild.

I loro modelli di business basati sulla pubblicità, i sistemi di raccomandazione e le funzioni addictive, come lo scrolling infinito, l’autoplay e le notifiche push, favoriscono un uso eccessivo o una vera e propria dipendenza nei minori.

L’accesso illimitato a contenuti online dannosi comporta rischi per la salute fisica e mentale e aumenta i comportamenti sociali nocivi.

Secondo Eurobarometro, circa il 33% dei minori si sente stressato o triste e il 90% segnala sintomi negativi come depressione, difficoltà di concentrazione o disturbi alimentari.

Ansia e solitudine aumentano anche a causa del cyberbullismo. Circa il 5% dei bambini tra i 9 e i 16 anni subisce episodi di bullismo online ogni mese, rendendolo il principale motivo di richiesta di aiuto alle linee telefoniche dei Safer Internet Centres.

Quant'è importante il controllo dei genitori per limitare l'uso dei social nei minori

L'EU Kids Act introduce regole valide in tutta l’UE per proteggere i minori su tutti i servizi online, inclusi social network, piattaforme di condivisione video, videogiochi, app store e compagni basati sull’intelligenza artificiale.

La legge fissa limiti di età minimi per l’accesso ai social come TikTok, Instagram e YouTube.

I bambini tra i 3 e i 13 anni non possono avere un account personale, ma possono utilizzare account gestiti dai genitori con accesso solo a contenuti adatti alla loro età.

I genitori possono creare "mini account" per gli adolescenti tra i 13 e i 15 anni, con limiti ai contatti sociali e al tempo di schermo fino a un’ora al giorno.

I genitori possono supervisionare sempre l’attività dei figli. Le piattaforme devono fornire strumenti sul tempo di utilizzo, strumenti per vedere e approvare i contatti, gestire le impostazioni, segnalare contenuti dannosi e controllare l’accesso ai dispositivi, in modo da garantire che i minori utilizzino solo servizi adatti ai bambini.

Per Eurochild, il controllo dei genitori è fondamentale ma "deve integrare, non sostituire, tutele forti che si applicano automaticamente a ogni bambino", sottolinea Pisanu.

"Fare troppo affidamento sui genitori scarica un onere ingiusto sui caregiver e presuppone che ogni bambino abbia accesso ad adulti di supporto, competenti digitalmente e disponibili. Non è questa la realtà per tutti i minori, inclusi alcuni bambini in affido, quelli che vivono conflitti familiari o trascuratezza [...]", aggiunge.

Come sarà verificata l'età di chi utilizza i social

La semplice autodichiarazione dell’età tramite la casella della data di nascita non sarà più sufficiente. Le piattaforme non controlleranno i documenti d’identità e non conosceranno l’identità degli utenti quando accedono ai servizi online.

Useranno la EU Age Verification App, il Portafoglio europeo di identità digitale o sistemi terzi approvati per stabilire se i minori sono sopra o sotto l’età minima, senza conservare informazioni personali né localizzarli o tracciarli.

Entro sei mesi dall’entrata in vigore delle nuove regole, i fornitori dovranno verificare se i titolari di account esistenti hanno meno di 15 anni e disattivare quelli di chi risulta minorenne o di chi non può dimostrare la propria età.

Quali sono gli obblighi per le big tech per i prodotti per i minori

Tutti i servizi online, compresi social network, piattaforme di condivisione video, videogiochi online, compagni IA e chatbot, devono essere "sicuri fin dalla progettazione".

I fornitori non potranno più incoraggiare un uso compulsivo o eccessivo tramite autoplay infinito, scrolling senza fine o ricompense per la pubblicazione.

Dovranno inserire limiti di tempo e pause di utilizzo e non potranno più tracciare o condividere la posizione in tempo reale dei minori né attivare l’accesso a microfoni e videocamere, a meno che siano loro ad accenderli. Sono vietati anche i sistemi di raccomandazione basati sul comportamento online.

Secondo Pisanu, "i bambini dovrebbero vedere un feed significativamente più sicuro. Le raccomandazioni basate sull’engagement sarebbero disattivate di default, così le piattaforme non potrebbero più costruire il feed dei minori principalmente in funzione di ciò che li mantiene incollati allo schermo. I ragazzi potrebbero scegliere un feed non profilato, cambiare le proprie preferenze e cancellare gli interessi inferiti su di loro".

Per i chatbot basati sull’IA, però, le regole non sono abbastanza rigide, avverte Pisanu. "Vorremmo che fosse rivista l’età minima per l’accesso autonomo […]. Potrebbero servire anche tutele più specifiche, incluse limitazioni alla progettazione antropomorfa e servile, alla pubblicità nascosta e all’influenza commerciale".

Giochi online e app devono essere anch’essi a prova di minore. I fornitori devono classificarli per età e impedire ai bambini di accedere o acquistare contenuti digitali non adatti alla loro fascia d’età.

L’"onere della prova" ricade sulle piattaforme online molto grandi (VLOPs), che devono dimostrare alla Commissione europea e ad auditor indipendenti che i loro servizi sono sicuri. In caso di violazioni, rischiano multe fino al 6% del fatturato mondiale annuo.

Come protegge l’UE i minori online?

Il blocco comunitario dispone già di un quadro solido grazie al Digital Services Act (DSA) e alla direttiva sui servizi di media audiovisivi (AVMSD).

Il DSA è una sorta di costituzione digitale. Impone alle grandi piattaforme online di mantenere impostazioni di sicurezza, protezione e privacy per i minori e vieta la pubblicità mirata ai bambini basata sulla profilazione comportamentale.

L’AVMSD lo integra obbligando le piattaforme di video sharing e streaming a implementare sistemi di classificazione dei contenuti e controlli parentali per proteggere i minori da violenza, discorsi d’odio e contenuti per adulti.

Per applicare i limiti di età senza compromettere la privacy, l’UE ha sviluppato una EU Age Verification App. Integrata con i portafogli nazionali di identità digitale, consente agli utenti di verificare l’età tramite token di dati sicuri "Sì/No".

In questo modo le piattaforme possono limitare la creazione di account e l’accesso a contenuti senza raccogliere o archiviare documenti come passaporti o certificati di nascita.

Il Piano d’azione contro il cyberbullismo standardizza nel blocco la definizione e la gestione delle molestie digitali e obbliga le piattaforme a offrire strumenti di sicurezza.

L’UE porta avanti anche la strategia "Better Internet for Kids (BIK+)". Finanzia una rete di Safer Internet Centres in ogni Paese membro, che offrono linee di assistenza multilingue, kit di alfabetizzazione digitale, linee guida sulla sicurezza e risorse educative per genitori, insegnanti e bambini.

"La lezione principale è che i limiti di età sono difficili da applicare in modo efficace se presi da soli. Il nostro sondaggio mostra che le soglie di età vengono già aggirate ampiamente. Molti adolescenti hanno iniziato a usare le piattaforme prima dell’età minima ufficiale e il 30% degli utenti dei social ha dichiarato di aver fornito un’età falsa al momento dell’iscrizione", ha spiegato a Euronews l’organizzazione per i diritti dei consumatori Euroconsumers.

Quali sono le leggi nazionali che proteggono i minori online

Un gruppo centrale di Stati membri spinge con forza per l’EU Kids Act, guidato da Francia e Danimarca, con il sostegno di Grecia, Spagna e Austria. Sostengono che approcci nazionali frammentati siano insufficienti contro piattaforme globali come Meta.

I Paesi stanno quindi legiferando parallelamente alla nuova normativa europea. Ventitré dei 27 Stati membri dell’UE stanno elaborando, discutendo o approvando leggi nazionali per limitare o vietare l’accesso dei minori ai social media.

  • In Francia

Il presidente francese Emmanuel Macron è il sostenitore più esplicito di un divieto europeo, e ha invitato la Commissione a introdurre una restrizione valida in tutta l’UE per gli under 15.

Il Parlamento francese aveva già approvato una legge storica che fissava la 'maggiore età digitale' a 15 anni. Dopo che ad agosto 2026 il Consiglio costituzionale ha bocciato il divieto generalizzato iniziale per motivi di libertà di espressione e tutela della privacy, la Francia ha cambiato rotta.

Il 14 settembre 2026 ha presentato a Bruxelles un piano rivisto che sostituisce il bando totale con severe limitazioni delle funzionalità e controlli parentali per i ragazzi tra i 13 e i 15 anni.

  • In Danimarca

La Danimarca ha approvato un divieto nazionale di accesso ai social per gli under 15, con eccezioni limitate gestite dai genitori per i tredicenni e quattordicenni.

I deputati danesi hanno giustificato la misura citando l’aumento di ansia e depressione tra i giovani nella regione.

Spagna, Italia, Portogallo e Polonia hanno presentato disegni di legge che prevedono sistemi rigorosi di verifica dell’età.

Il Senato della Romania ha approvato un disegno di legge che limita l’uso dei social da parte dei giovani, ora all’esame della Camera dei deputati.

La Grecia ha sostenuto fortemente l’EU Kids Act in risposta all’aumento del cyberbullismo, allineandosi con l’Austria nel sostenere sanzioni basate sul fatturato globale per le aziende tecnologiche non conformi.

Quali Paesi sono contrari a regole troppo stringenti sui minori online

Diversi Paesi si oppongono a quella che considerano una regolamentazione eccessiva. Repubblica Ceca ed Estonia hanno respinto i divieti generalizzati sui social, sostenendo che limitano la libertà digitale e creano rischi per la privacy attraverso i controlli obbligatori dei documenti d’identità.

L'Estonia, insieme al Belgio, ha inoltre rifiutato di firmare la Dichiarazione dello Jutland, un impegno politico internazionale che mira alle funzionalità di design addictive, preferendo le norme esistenti sulla protezione dei dati a un accesso a internet controllato dai governi.

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