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Trump attacca la Corte Suprema dopo il "no" alle restrizioni sul voto per posta

Il presidente Donald Trump parla con i giornalisti prima di salire sull'Air Force One all'aeroporto di Shannon, domenica 13 settembre 2026, a Shannon, in Irlanda.
Il presidente Donald Trump parla con i giornalisti prima di salire sull'Air Force One all'aeroporto di Shannon, domenica 13 settembre 2026, a Shannon, Irlanda. Diritti d'autore  Copyright 2026 The Associated Press. All rights reserved.
Diritti d'autore Copyright 2026 The Associated Press. All rights reserved.
Di Nathan Rennolds
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Trump aveva cercato di limitare il voto per corrispondenza prima delle elezioni di metà mandato di novembre, che decideranno la composizione del Congresso per gli ultimi due anni del suo mandato

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha sferrato un duro attacco contro la Corte Suprema, reo di aver respinto la sua richiesta di revocare l'ordinanza che blocca le restrizioni sul voto per posta volute dalla sua amministrazione.

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"I Repubblicani hanno appena subito un'altra pessima decisione dalla Corte Suprema degli Stati Uniti", ha scritto martedì sul suo profilo Truth Social, definendo la sentenza "orribile e fortemente politicizzata".

"Alcuni giudici sono terrorizzati da questi democratici folli e depravati e non mostrano il coraggio necessario per salvare l'America", ha aggiunto.

L'iniziativa di Trump mirava a limitare l'uso del voto per posta in vista delle cruciali elezioni di metà mandato di novembre, decisive per definire la composizione del Congresso durante la seconda metà del suo mandato alla Casa Bianca. Il presidente ha più volte sostenuto, senza fornire prove, che il sistema sia vulnerabile a brogli diffusi.

A marzo, un suo ordine esecutivo aveva imposto al Servizio Postale degli Stati Uniti (United States Postal Service) di elaborare nuove direttive per impedire la consegna delle schede elettorali o per l'assegnazione del voto da remoto, salvo esplicita presenza degli elettori in elenchi preapprovati dai singoli Stati. Il provvedimento aveva spinto 23 Stati a intentare causa contro l'amministrazione, definendo la misura "senza precedenti e incostituzionale".

Lunedì la Corte Suprema ha confermato il blocco del piano. In un'opinione concordante, il giudice Brett Kavanaugh ha rilevato che, pur essendoci "almeno una ragionevole prospettiva che la norma rientri nei poteri conferiti per legge al Servizio Postale", i funzionari elettorali locali "non disporrebbero del tempo necessario per applicare la direttiva in modo ordinato prima delle elezioni".

I giudici conservatori Samuel Alito e Clarence Thomas hanno invece espresso parere contrario, schierandosi a favore del ricorso.

Entusiasta la reazione delle organizzazioni per i diritti civili. La NAACP ha accolto con favore la sentenza, definendola su X "una grande vittoria per gli elettori in vista delle midterm", ricordando che "il Paese funziona al meglio quando ogni cittadino avente diritto può far valere la propria voce".

Nonostante le sue accese battaglie pubbliche contro la procedura, lo stesso Trump ha usufruito del voto per posta all'inizio di quest'anno per le consultazioni in Florida. Rispondendo alle domande dei giornalisti in merito alla scelta, si era giustificato spiegando: "In qualità di presidente degli Stati Uniti ho dovuto votare per posta perché non potevo essere presente di persona a causa dei troppi impegni".

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