Le autorità nepalesi hanno segnalato la scomparsa di 403 persone, tra cui 341 stranieri, e oltre 160 morti. 500 dispersi e alcuni decessi anche in Tibet, dall'altro lato del confine controllato dalla Cina
Almeno 162 persone sono morte in Nepal e altre tre in Tibet dopo che mercoledì violente inondazioni lampo in una zona di confine tra Nepal e Cina hanno travolto varie comunità.
I media statali cinesi hanno avvertito che fino a 1.000 persone risultano ancora disperse in Nepal e in Tibet a causa del disastro.
L'agenzia di stampa statale Xinhua ha riferito giovedì che le frane, provocate dal collasso di un ghiacciaio, hanno causato in Tibet la morte di tre persone e la scomparsa di altre 558.
L'emittente statale CCTV ha parlato di 558 dispersi di cui 260 stranieri e che due abitanti di un villaggio sono stati tratti in salvo.
La maggior parte dei dispersi è composta di cittadini stranieri anche in Nepal.
Tra i dispersi delle frane ci sono soprattutto cittadini stranieri
Riprese effettuate con droni in Nepal hanno mostrato strade distrutte ed edifici sepolti da un torrente d'acqua del colore del cemento bagnato.
"Quando sono arrivato al bazar di Dhunge, nel giro di mezz'ora è arrivata la piena e ha distrutto tutto il mercato. La gente si stava preparando ad andare al lavoro", ha raccontato un residente, Shoyam Rajbhandari. "Quante persone sono disperse o morte, non lo sappiamo".
Le autorità in Nepal hanno riferito in precedenza che 403 persone, tra cui 341 stranieri di una trentina di Paesi, risultano disperse. Sunil Sharma, portavoce dell'ente del turismo, ha spiegato che 133 di loro provenivano dall'India e si trovavano in pellegrinaggio al monte Kailash, in Tibet, un luogo sacro per gli induisti.
Tra i dispersi ci sono anche 47 cittadini statunitensi, 34 australiani, 33 britannici e 24 canadesi. Il Dipartimento di Stato statunitense ha dichiarato di essere a conoscenza dei cittadini americani coinvolti.
Due gli italiani coinvolti, che sono tuttavia in salvo e in contatto con autorità e familiari.
La ministra degli Esteri australiana, Penny Wong, ha riferito ai giornalisti che almeno 34 australiani impegnati in pellegrinaggi e tour di trekking risultano dispersi.
"Comprendiamo che questi australiani facevano parte di diversi gruppi di pellegrinaggio e di escursionisti", ha aggiunto Wong parlando con i giornalisti ad Adelaide, in Australia.
La ministra ha spiegato che l'Australia si sta coordinando con il Nepal, le Nazioni Unite, la Croce Rossa e altre organizzazioni per una risposta umanitaria.
In base al ministero degli Esteri malese, 55 cittadini della Malesia a Kathmandu non sono al momento raggiungibili a causa delle gravi interruzioni delle infrastrutture, e giovedì il numero dei dispersi è stato rivisto al rialzo. Il ministero ha precisato che sta collaborando strettamente con le autorità per verificare l'incolumità e la posizione dei cittadini malesi potenzialmente coinvolti, ma che non vi è ancora alcuna conferma ufficiale della loro presenza nelle zone colpite.
All'inizio di mercoledì lo U.S. Geological Survey aveva segnalato un terremoto di magnitudo 4,4 circa 66 chilometri a nord di Kathmandu, vicino al confine, spiegando n seguito che l'evento rilevato era in realtà il collasso di un ghiacciaio che, equivalente a un sisma di magnitudo 5,2, ha trascinato a valle detriti con effetti catastrofici sulle comunità.
Una valanga dal ghiacciaio ha provocato il disastro
Gli esperti del clima dell'International Centre for Integrated Mountain Development, con sede a Kathmandu, ritengono che la piena improvvisa di mercoledì sia stata con ogni probabilità provocata da una valanga staccatasi da un ghiacciaio.
"Le osservazioni idrologiche indicano un'eccezionale velocità e intensità dell'onda di piena", hanno spiegato in una nota inviata via e-mail, sottolineando che in un punto del fiume Trishuli il livello dell'acqua è salito fino a 9 metri in soli trenta minuti.
Secondo gli esperti la piena è stata massima sul fiume Lhende Khola, un affluente del Bhotekoshi.
"La Lhende Khola è esondata due volte in 14 mesi; questa volta è stata innescata da una valanga di ghiaccio e rocce, caduta da un ghiacciaio sul versante nepalese, che ha sbarrato il corso del fiume e ha poi liberato un'ondata improvvisa verso valle", ha spiegato Saswata Sanyal, esperto di riduzione del rischio di disastri presso il gruppo di ricerca sul clima.
La catastrofe in Tibet e in Nepal non è un episodio isolato. In soli 14 mesi il sistema fluviale della Lhende Khola è esondato due volte e, in una delle aree più densamente popolate del pianeta, popolazione, infrastrutture e risorse idriche sono a rischio a causa dell'instabilità crescente dei ghiacciai himalayani.
Le valli ripide della regione sono corridoi economici e di transito fondamentali, ma diventano estremamente vulnerabili quando si verifica un disastro. Le immagini mostrano quelli che sembrano i secondi piani degli edifici nel distretto nepalese di Nuwakot, tra i più colpiti, ricoperti di fango dopo il passaggio della piena. Detriti pendevano dai rami degli alberi e dai cavi, i veicoli erano sepolti e alcuni superstiti, ancora sotto shock, erano completamente ricoperti di fango. Le inondazioni hanno bloccato i collegamenti in alcune aree.
La regione aveva già registrato inondazioni lampo simili nell'agosto dello scorso anno, quando un lago glaciale in Tibet straripò a causa delle alte temperature.
Allora morirono nove persone e furono danneggiate infrastrutture cruciali, compreso un ponte che collega Nepal e Cina.