Un designer giapponese ha sviluppato una tecnologia in grado di estrarre minuscole quantità di elettricità da materiali comuni come il terreno, l'acqua, gli alimenti e persino i rifiuti.
Un designer giapponese sostiene di aver sviluppato una tecnologia capace di estrarre piccole quantità di elettricità da materiali comuni come il terreno, l'acqua, gli alimenti, i detriti e persino le microplastiche.
Satoshi Nakagawa, fondatore e CEO della società Tripod Design, sta sviluppando il sistema denominato Micropower Collection (MPC), che sfrutta le proprietà naturali dei materiali per generare una corrente elettrica continua, seppur molto ridotta. Attualmente la tecnologia è in grado di alimentare piccoli LED o ricaricare dispositivi a bassissimo consumo.
Spiegando il principio alla base del sistema, Nakagawa afferma: "Ci siamo resi conto che i fattori chiave sono l'ossigeno e l'idrogeno. Abbiamo scoperto che questi due elementi svolgono un ruolo fondamentale nel processo di ionizzazione. Di conseguenza, finché un materiale contiene una certa quantità di umidità, si trova a una temperatura adeguata ed è esposto all'ossigeno, dovrebbe poter essere utilizzato come elettrolita per ricavarne elettricità."
Secondo l'inventore, il progetto non mira a sostituire le fonti di energia tradizionali, ma a fornire una soluzione complementare nei contesti in cui l'elettricità è assente.
"Il nostro obiettivo, la nostra visione, è che la tecnologia che stiamo sviluppando — in grado di ricavare piccole quantità di elettricità dal suolo, dai detriti edilizi o dalle microplastiche — possa, in qualche modo, contribuire a un mondo senza blackout oppure, ad esempio, servire a ricaricare un telefono cellulare per consentire le comunicazioni durante le emergenze."
Nakagawa ritiene inoltre che questa tecnologia possa avere un impatto concreto nelle regioni più svantaggiate o colpite da calamità naturali. "C'è anche un altro aspetto molto concreto: ci sono persone che hanno davvero bisogno di questa tecnologia. Penso, ad esempio, all'Africa, dove in alcuni luoghi manca l'elettricità persino per assistere un parto, oppure ai bambini che di notte vorrebbero studiare ma non hanno luce. O ancora, quando si verifica un terremoto e le persone vogliono contattare le proprie famiglie ma i telefoni cellulari non funzionano. In situazioni come queste, poter generare elettricità nelle vicinanze attraverso sistemi energetici autonomi è qualcosa che sento di avere il dovere di rendere realtà, come persona che si dedica a questo tipo di tecnologia."
Per il ricercatore, la crescente domanda mondiale di energia renderà sempre più importante sviluppare sistemi energetici distribuiti. "Con una popolazione mondiale destinata a raggiungere i 10 miliardi di persone, le questioni energetiche diventeranno importanti quanto quelle alimentari. Se tutto si orienterà verso l'intelligenza artificiale, l'elaborazione dei dati richiederà enormi quantità di elettricità. In una situazione del genere, anche se si tratta di un piccolo contributo, vorrei che le persone potessero produrre la propria elettricità utilizzando il terreno che hanno intorno."