Loader
Seguiteci
Pubblicità

Iran-Usa, nuovo scambio di minacce. Trump valuta le opzioni, Teheran avverte: "Pronti alla guerra lunga"

FILE: Un F/A-18E Super Hornet decolla dal ponte di volo della portaerei statunitense USS Abraham Lincoln nel primo giorno della guerra con l'Iran, 28 febbraio 2026
ARCHIVIO: un F/A-18E Super Hornet decolla dal ponte di volo della portaerei USA USS Abraham Lincoln il primo giorno della guerra con l'Iran, 28 febbraio 2026 Diritti d'autore  AP Photo
Diritti d'autore AP Photo
Di Euronews Persian
Pubblicato il
Condividi Commenti Segui Euronews su Google
Condividi Close Button

Il Corpo dei Guardiani della rivoluzione islamica ha avvertito di essere pronto a una "guerra di lunga durata" con armi strategiche inutilizzate, mentre Trump ha detto a Fox News che sta valutando le opzioni "se e quando far saltare in aria l'intero Paese"

Lo scontro tra Stati Uniti e Iran torna a salire di tono, alla vigilia della riunione dell'Assemblea generale dell'Onu a New York. Da Washington e Teheran arrivano nuove minacce, mentre sullo sfondo si allarga il fronte del conflitto con gli attacchi degli Houthi contro l'Arabia Saudita.

PUBBLICITÀ
PUBBLICITÀ

Il presidente americano Donald Trump ha detto di essere in fase di valutazione delle prossime mosse nei confronti dell'Iran, mentre i vertici militari iraniani avvertono che la guerra non è finita e che Teheran dispone ancora di armi non utilizzate.

La situazione resta quindi sospesa tra una possibile nuova escalation militare e la ricerca di una via diplomatica. Trump ha infatti anche dichiarato di essere disponibile a incontrare il presidente iraniano Masoud Pezeshkian durante l'Assemblea generale dell'Onu.

Iran: "Preparati a una guerra di lungo periodo"

I Guardiani della rivoluzione iraniani (IRGC) hanno avvertito lunedì che il conflitto con gli Stati Uniti non può ancora considerarsi concluso.

Il portavoce Hossein Mohebi ha detto che l'Iran si è preparato a una "guerra di lungo periodo", spiegando che le forze armate hanno rafforzato le proprie capacità prima e durante il conflitto. Tra gli strumenti ancora non impiegati ci sarebbero sistemi definiti "strategici", che potrebbero essere utilizzati se necessario.

Anche lo Stato maggiore delle Forze armate iraniane, insieme al quartier generale centrale Khatam al-Anbiya, ha ribadito che le forze iraniane non intendono ritirarsi. Teheran sostiene inoltre di avere il controllo dello Stretto di Hormuz, uno dei principali passaggi mondiali per il trasporto di petrolio.

Il traffico attraverso lo stretto è però fortemente diminuito: secondo Reuters, nel fine settimana sono transitati appena 17 navi commerciali, contro una media prebellica di circa 125 al giorno.

Trump valuta tre scenari

Da Washington, Trump ha nuovamente alzato i toni.

In un'intervista a Fox News, il presidente americano ha detto di stare valutando le opzioni nei confronti dell'Iran, evocando anche la possibilità di "far esplodere l'intera nazione" se e quando lo ritenesse necessario. Nei giorni scorsi aveva parlato di una possibile decisione importante sul conflitto.

Secondo i media americani, sul tavolo ci sarebbero tre possibilità: una nuova offensiva militare, un ulteriore irrigidimento della pressione economica oppure un'intesa diplomatica.

Proprio quest'ultima possibilità resta aperta. Trump ha detto di essere disponibile a incontrare Pezeshkian a New York, mentre l'Iran ha trasmesso attraverso mediatori le proprie condizioni per mettere fine alla guerra.

Le condizioni di Teheran

Il segretario del Consiglio supremo di sicurezza nazionale iraniano, Mohsen Rezaei, ha ribadito che Teheran chiede la fine della guerra, la restituzione dei beni iraniani congelati e la fine del blocco navale statunitense.

Il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha a sua volta sottolineato che Teheran non cerca una guerra permanente con Washington.

La posizione iraniana arriva mentre il passaggio nello Stretto di Hormuz rimane uno dei principali nodi della crisi. Le autorità iraniane hanno collegato la riapertura dello stretto all'accettazione delle proprie condizioni.

Gli Houthi aprono un altro fronte

A rendere ancora più instabile il quadro sono gli attacchi degli Houthi in Yemen, sostenuti dall'Iran, contro obiettivi in Arabia Saudita.

Sabato i ribelli hanno lanciato missili e droni contro Riad e contro installazioni petrolifere di Aramco a Yanbu, sul Mar Rosso. Le autorità saudite hanno riferito di aver intercettato un missile balistico diretto verso la capitale e di aver sventato altri attacchi contro Taif, Bisha e Farasan.

È stato inoltre segnalato un incendio in un deposito di carburante nei pressi dell'aeroporto internazionale King Khalid. Gli Houthi hanno rivendicato gli attacchi, sostenendo di aver provocato incendi nelle strutture di Aramco, mentre Riad ha affermato che gli attacchi sono stati in gran parte intercettati.

Gli attacchi segnano un ulteriore allargamento geografico del conflitto. La crisi coinvolge infatti ormai due passaggi marittimi strategici, Hormuz e Bab el-Mandeb, con conseguenze sulle rotte commerciali e sui flussi energetici internazionali.

Washington avverte gli americani

Di fronte al peggioramento della situazione, il Dipartimento di Stato americano ha diffuso nuovi avvisi di sicurezza per i cittadini statunitensi in Medio Oriente, invitandoli a mantenere alta la vigilanza e mettendo in guardia dal rischio di cancellazioni dei voli e chiusure dello spazio aereo.

Gli avvisi riguardano diversi Paesi della regione e citano esplicitamente il rischio che il conflitto possa aggravarsi rapidamente.

Allo stesso tempo, secondo Reuters, Washington e gli Houthi hanno mantenuto canali di comunicazione e Trump avrebbe respinto una richiesta saudita di un intervento militare diretto degli Stati Uniti contro i ribelli yemeniti.

La vigilia dell'Assemblea generale dell'Onu si apre così con due scenari ancora possibili: una nuova escalation militare e un tentativo di riaprire il negoziato. Nel frattempo, la crisi continua a pesare sulla sicurezza delle rotte energetiche e commerciali del Golfo e del Mar Rosso.

Vai alle scorciatoie di accessibilità
Condividi Commenti Segui Euronews su Google

Notizie correlate

Teheran divisa in due: donne senza velo alla maratona e parata militare del regime

Seul ribadisce che non vuole essere coinvolto nel conflitto in Iran e sollecita Trump al dialogo con Pyongyang

Russia e Cina bloccano la risoluzione ONU sostenuta dagli USA sulle sanzioni nucleari contro l'Iran