Le due scosse si sono verificate a breve distanza l'una dall'altra, a pochi minuti di intervallo, secondo l'Istituto geologico USA, e rappresentano uno dei peggiori disastri vissuti dal Paese sudamericano in oltre un secolo
Giovedì in Venezuela è proseguita la ricerca dei sopravvissuti sotto le macerie e le squadre di soccorso si sono precipitate nelle aree settentrionali colpite da due potenti terremoti che, secondo le autorità, hanno ucciso circa 235 persone e ne hanno ferite oltre 4.300.
"Purtroppo abbiamo ricevuto circa 235 pazienti che arrivano privi di segni vitali o che muoiono al loro arrivo nelle nostre strutture sanitarie", ha dichiarato giovedì il ministro della Salute Carlos Alvarado ai media statali. Dalla Spagna, il ministero degli Esteri ha comunicato che due cittadini spagnoli risultano tra i morti e altri 80 sono ancora dispersi. Risultano tra le vittime anche sei cittadini portoghesi.
Il numero di morti e feriti è destinato ad aumentare, con migliaia di dispersi dopo i terremoti di magnitudo 7,2 e 7,5 che hanno colpito mercoledì sera. Si è trattato di uno dei sismi più forti registrati in Venezuela da oltre un secolo e i due scosse sono state avvertite in tutta la regione.
Si contano migliaia di dispersi e gli edifici sono stati evacuati fino all'Amazzonia brasiliana.
In risposta alla devastazione, giovedì il Tesoro statunitense ha deciso di sospendere fino al 23 ottobre alcune sanzioni per consentire transazioni legate agli aiuti per il terremoto in Venezuela che altrimenti sarebbero vietate.
Nel frattempo, nelle città del nord del Venezuela, gli abitanti terrorizzati si sono riversati in strada e hanno cercato i dispersi tra le macerie.
I feriti sono stati estratti dalle macerie coperti di polvere e sangue, tra loro anche bambini e animali.
Nella capitale, Dayana Delgado, madre di tre figli, ha domandato dove fossero i macchinari pesanti promessi dai funzionari governativi, sottolineando che a scavare tra le macerie erano i vicini. "Voglio sapere dov'è mio figlio, se è intrappolato o in un rifugio!, ha detto riferendosi al figlio di otto anni, ancora disperso.
La regione costiera di La Guaira, a nord della capitale Caracas, è tra le zone che hanno subito i danni e le perdite più gravi. Lì si trova il principale aeroporto del Paese, chiuso a causa dei danni, il che complica l'arrivo degli aiuti.
Da tutto il mondo sono arrivate offerte di invio di aiuti e forniture, anche dagli Stati Uniti, che all'inizio dell'anno hanno catturato l'allora presidente venezuelano Nicolás Maduro in una clamorosa operazione militare.
Il disastro naturale è solo l'ultima sfida per la presidente ad interim Delcy Rodríguez, ex vicepresidente che ha assunto la carica a gennaio dopo la cattura di Maduro.
Caracas affronta un profondo caos economico da oltre un decennio e molte persone contestano la legittimità del movimento politico rappresentato da Rodríguez.
Le autorità venezuelane hanno fatto sapere di stare dirottando squadre di soccorso da altre parti del Paese verso La Guaira, che non è nuova ai disastri naturali. Nel 1999 una colata di fango uccise migliaia di persone, in quello che è considerato uno dei peggiori disastri naturali del Paese.
Giovedì Rodríguez ha rivolto un appello alle imprese perché mettano a disposizione i mezzi pesanti da costruzione per le operazioni di soccorso.
"Speriamo di riuscire a salvare il maggior numero possibile di persone in vita", ha dichiarato la presidente ad interim, che ha definito La Guaira una vera e propria zona disastrata.