L’energia rinnovabile sta salvando i raccolti dallo spreco, permettendo di conservarli e utilizzarli invece di buttarli via.
Quando tagliamo le verdure a dadini, raramente pensiamo alle difficoltà che gli agricoltori hanno dovuto superare per portare quel cibo fino al nostro tagliere: siccità, caldo estremo, inondazioni, povertà e costi del carburante alle stelle, solo per citarne alcune. E anche quando riescono a coltivare e raccogliere prodotti sani, devono mantenerli al fresco perché arrivino nelle nostre cucine nelle condizioni impeccabili a cui ci siamo abituati.
«Puoi fare tutto alla perfezione in campo, ma se i prodotti non vengono conservati bene perdi sia il raccolto sia il reddito», racconta l’agricoltrice keniota Yvonne Anyonyi Mumiah mentre cammina tra filari di rosmarino, basilico e altre colture destinate ai supermercati europei.
Pur restando altre minacce, Yvonne non deve più preoccuparsi che ritardi nel trasporto o caldo estremo rovinino il suo raccolto. Il merito è dell’energia rinnovabile.
Il modello pay-per-use addebita agli agricoltori in base ai chilogrammi stoccati ed è parte di una tendenza in Africa verso l’uso di celle frigorifere alimentate a energia solare per contrastare uno dei problemi più persistenti dell’agricoltura: il deterioramento degli alimenti.
Secondo l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO), fino al 40 per cento del cibo prodotto in Africa va perso tra la raccolta e il mercato, soprattutto a causa di infrastrutture carenti per lo stoccaggio, il trasporto e la trasformazione.
Vista delle celle frigorifere alimentate a energia solare presso Citadel Agri Merchants a Kitengela, nella contea di Kajiado, in Kenya, il 22 maggio 2026.Vista delle celle frigorifere alimentate a energia solare presso Citadel Agri Merchants a Kitengela, nella contea di Kajiado, in Kenya, il 22 maggio 2026.
Gli agricoltori non devono più dipendere da reti elettriche costose e inaffidabili
Celle frigorifere, magazzini e hub di raffreddamento alimentati a energia solare e scollegati dalla rete consentono ad agricoltori e commercianti di conservare i prodotti deperibili senza dipendere da reti elettriche costose e inaffidabili. Questa trasformazione sta prendendo piede in Kenya (fonte in inglese), Nigeria, Etiopia, Ruanda e Sudafrica.
«La sfida principale era mantenere la qualità dopo la raccolta», spiega Mumiah, che, come molti altri piccoli agricoltori, non poteva permettersi i circa 30.000 dollari (25.000 euro) di costo iniziale per una propria cella frigorifera a energia solare.
Mentre i sistemi di gestione degli alimenti sono messi sotto pressione dai cambiamenti climatici e dall’aumento delle temperature, che in alcuni casi interrompono le catene di approvvigionamento, le tecnologie del freddo diventano sempre più indispensabili.
I prodotti restano freschi per settimane, non solo per pochi giorni
In Paesi come India, Cina, Giappone, Paesi Bassi e Stati Uniti, sofisticate reti della catena del freddo permettono ai prodotti freschi di restare commerciabili per settimane. In molte aree dell’Africa, però, gli agricoltori non hanno accesso a strutture di refrigerazione e sono costretti a vendere il raccolto immediatamente dopo la raccolta, subendo perdite significative.
Il problema si acuisce con l’aumento delle temperature, perché il caldo estremo accelera il deterioramento di verdure, frutta, latticini e pesce. Forniture elettriche inaffidabili rendono la refrigerazione tradizionale costosa o impraticabile in molte zone rurali.
«La catena del freddo resta uno degli anelli mancanti nelle filiere agricole africane», osserva Emmanuel Aziebor, direttore regionale per l’Africa presso CLASP, organizzazione senza scopo di lucro che sostiene la diffusione di apparecchi ad alta efficienza energetica e tecnologie per usi produttivi.
«Quando gli agricoltori possono conservare i prodotti più a lungo, accedono a mercati migliori, riducono gli sprechi e aumentano i loro redditi», aggiunge.
L’energia solare accelera i progressi nelle catene di approvvigionamento
Il fornitore Soko Fresh afferma di avere ridotto per i propri clienti il tasso di deterioramento dei prodotti da punte fino al 50 per cento a meno del 2 per cento, aiutando al contempo gli agricoltori a guadagnare fino al 50 per cento in più al chilo.
In Nigeria (fonte in inglese), aziende come ColdHubs hanno installato celle frigorifere walk-in alimentate a energia solare nei principali mercati agricoli, permettendo ad agricoltori e commercianti di affittare spazio giorno per giorno invece di investire in attrezzature costose.
In Ruanda, la refrigerazione alimentata a energia solare viene utilizzata per sostenere le cooperative lattiero-casearie e migliorare la raccolta del latte.
In Etiopia (fonte in inglese), gli investimenti nella catena del freddo si stanno ampliando per sostenere le esportazioni ortofrutticole, uno dei settori agricoli in più rapida crescita del Paese.
Secondo gli analisti, innovazioni di questo tipo stanno diventando sempre più importanti man mano che i Paesi africani cercano di migliorare la propria sicurezza alimentare, riducendo al contempo le emissioni di gas serra.
I sistemi tradizionali di refrigerazione dipendono spesso da generatori diesel, soprattutto nelle zone dove la fornitura di elettricità è instabile. Le alternative alimentate a energia solare possono ridurre il consumo di carburante e i costi operativi, oltre ad abbassare le emissioni.
Gli esperti sottolineano però che il beneficio principale potrebbe essere economico più che ambientale. Per decenni, gli sforzi di sviluppo si sono concentrati soprattutto sull’estensione dell’accesso all’elettricità in Africa. Milioni di famiglie sono state collegate alla rete, ma si è prestata molta meno attenzione a come usare quella energia per generare reddito.
«Abbiamo trascurato il dibattito su come le persone possano trasformare l’elettricità in opportunità», afferma Aziebor. «Continuiamo a estendere le infrastrutture elettriche, ma se le persone non riescono a usare quell’energia in modo produttivo, i benefici economici non si concretizzano mai del tutto».
Il solare alimenta molto più che i frigoriferi
In tutta l’Africa, i sistemi di irrigazione alimentati a energia solare permettono di coltivare tutto l’anno. Mulini e impianti di trasformazione azionati dal solare aiutano le comunità rurali a creare valore aggiunto sui prodotti agricoli vicino ai luoghi di produzione. Il finanziamento resta però una sfida.
«La sfida oggi non è dimostrare che questi sistemi funzionano», spiega Carol Koech, vicepresidente per l’Africa della Global Energy Alliance for People and Planet. «È sviluppare un numero sufficiente di progetti bancabili, in grado di attirare capitali più consistenti e crescere su scala regionale».
Sovvenzioni, prestiti a basso interesse e il sostegno dei donatori possono contribuire a coprire i costi iniziali. Gli esperti del settore affermano però che è ancora difficile attirare investimenti commerciali sufficienti, perché molti mercati agricoli sono frammentati e dominati da piccoli produttori.
«Per questi investitori le tecnologie emergenti sono ad alto rischio, perché mancano sufficienti modelli di business collaudati e con ritorni affidabili», afferma l’amministratore delegato di SoKo Fresh, Denis Karema. «Questo rende costoso il finanziamento di progetti come il nostro».