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Divario di emissioni di genere: lavoro, dieta e hobby dei ricchi uomini bianchi danneggiano il pianeta

Un uomo in abito che mangia un hamburger.
Un uomo in giacca e cravatta che mangia un hamburger. Diritti d'autore  Sander Dalhuisen via Unsplash.
Diritti d'autore Sander Dalhuisen via Unsplash.
Di Liam Gilliver
Pubblicato il
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È emerso anche che gli uomini sono meno sensibili ai cambiamenti climatici e meno ambiziosi e attivi nella politica ambientale.

Mentre l’umanità si avvicina a danni climatici irreversibili, i comportamenti associati alla mascolinità vengono sempre più spesso indicati come «nocivi per il pianeta».

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Un nuovo studio firmato da oltre 20 scienziati di 13 Paesi ha passato in rassegna le ricerche esistenti su cambiamento climatico, riscaldamento globale e collasso ambientale e sul modo in cui questi fenomeni si intrecciano con i comportamenti degli uomini.

Pubblicato sulla rivista Norma: International Journal for Masculinity Studies, lo studio (fonte in inglese), intitolato “Men, masculinities and the planet at the end of (M)Anthropocene”, affronta temi molto diversi tra loro: dal negazionismo climatico nella politica canadese degli oleodotti agli impatti ambientali delle politiche cinesi nel Pacifico. Passa poi agli influencer online finlandesi che promuovono il consumo di carne e alle azioni positive di attivisti uomini in Africa, America Latina, Regno Unito e nel resto del mondo.

La mascolinità fa male all’ambiente?

I ricercatori hanno rilevato che, in generale, gli uomini tendono ad avere un’impronta di carbonio più elevata e un impatto ambientale maggiore attraverso i consumi, in particolare per quanto riguarda viaggi, trasporti, turismo e consumo di carne.

Numerosi studi hanno messo in luce il divario di genere nelle emissioni di gas serra. Per esempio, una ricerca del 2025 (fonte in inglese) condotta su 15.000 persone in Francia ha rilevato che, per trasporti e alimentazione, gli uomini emettono il 26 per cento di inquinanti in più rispetto alle donne.

Il gruppo di ricerca avverte inoltre che gli uomini tendono a mostrare «meno preoccupazione per il cambiamento climatico», sono «meno ambiziosi e meno attivi nella politica ambientale» e sono anche meno disposti a modificare le abitudini quotidiane per affrontare questo problema in costante crescita.

Uno studio pubblicato lo scorso anno sulla rivista Environmental Psychology (fonte in inglese) ha rilevato che gli uomini con livelli più elevati di “stress da mascolinità” (timore di apparire femminili) manifestano minore preoccupazione per il cambiamento climatico e tendono maggiormente a evitare comportamenti pro-ambientali, per esempio rifiutando prodotti ecologici per preservare un’immagine spesso tradizionale di mascolinità.

Lo studio aggiunge che gli uomini sono inoltre più presenti tra i proprietari, i dirigenti e i responsabili del controllo di settori pesanti, chimici, ad alta intensità di carbonio e industrializzati come l’agricoltura, così come di altre industrie estrattive e ad alto impatto ambientale, e naturalmente nel campo del militarismo.

Gli «impatti negativi» degli uomini

«Esiste ormai una vasta mole di ricerche che evidenziano chiaramente gli effetti negativi di alcuni comportamenti maschili su ambiente e clima», afferma il professor Jeff Hearn, curatore dello studio e docente di Sociologia all’Università di Huddersfield.

«Ciò che sorprende è quanto poco questo aspetto entri nei dibattiti e nelle politiche per un mondo più sostenibile.»

I ricercatori aggiungono che questi «modelli distruttivi» riguardano soprattutto gli uomini bianchi dell’élite euro-occidentale, a differenza degli uomini a basso reddito del sud globale.

Lo studio riconosce però che alcuni uomini stanno lavorando «con urgenza ed energia» per invertire queste tendenze.

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