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Rubio accelera: finisce Epic Fury, scatta Project Freedom nello Stretto di Hormuz

Il Segretario di Stato Usa, Marco Rubio
Il Segretario di Stato Usa, Marco Rubio Diritti d'autore  AP Photo
Diritti d'autore AP Photo
Di Stefania De Michele
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Marco Rubio annuncia una nuova operazione nello Stretto di Hormuz dopo Epic Fury: missione difensiva ma tensioni ancora alte con l’Iran

Gli Stati Uniti aprono un nuovo capitolo nella gestione della crisi nel Golfo Persico. Durante un briefing alla Casa Bianca, il segretario di Stato Marco Rubio ha annunciato che la precedente operazione militare, denominata “Epic Fury”, è terminata e notificata al Congresso. Al suo posto prende avvio “Project Freedom”, una missione che segna un cambio di approccio ma non una riduzione delle tensioni nell’area.

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Secondo Rubio, la nuova operazione ha un obiettivo preciso: garantire la sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz, snodo strategico per il commercio globale di energia. Washington insiste nel definire l’intervento come difensivo, sottolineando che le forze statunitensi reagiscono solo in caso di attacco.

Una missione complessa e ad alto rischio

Nonostante il dispiegamento imponente di mezzi militari, la situazione resta critica. Migliaia di marinai civili sono ancora bloccati nel Golfo Persico, mentre le compagnie di navigazione continuano a evitare la rotta per timore di nuovi attacchi. Gli Stati Uniti stanno cercando di scortare le navi in sicurezza, ma i risultati finora sono limitati.

Rubio ha evidenziato che molti Paesi sarebbero disposti a contribuire, ma non dispongono delle capacità militari necessarie. “La responsabilità principale ricade sugli Stati Uniti”, ha affermato, definendo l’operazione un servizio alla comunità internazionale.

"Lo stretto di Hormuz è una via navigabile internazionale. E il diritto internazionale è molto chiaro: nessun Paese può controllare le vie navigabili internazionali - ha detto Rubio - Non esiste alcuna legge internazionale che permetta di dire: 'Metterò mine in un corso d'acqua internazionale e farò saltare in aria le navi che non ci obbediscono e cercano di attraversarlo'. Questo è ciò che sta facendo l'Iran. Questo è un atto criminale. E qualcuno deve fare qualcosa al riguardo. Bisogna fare qualcosa. È completamente illegale, completamente illegittimo e completamente inaccettabile".

Iran nel mirino, ma Washington frena sull’escalation

Al centro della crisi resta il confronto con Teheran. L’amministrazione guidata da Donald Trump accusa l’Iran di comportamenti incompatibili con le dichiarazioni ufficiali sul rifiuto delle armi nucleari. Lo sviluppo di tecnologie avanzate e infrastrutture sotterranee viene interpretato come un segnale preoccupante.

Tuttavia, Rubio ha ribadito che gli Stati Uniti non intendono avviare un’offensiva diretta: l’obiettivo dichiarato resta la deterrenza e la protezione delle rotte commerciali.

Frizioni con il Vaticano

Sul piano diplomatico, emergono tensioni tra Washington e il Vaticano.Papa Leone XIV ha rilanciato il messaggio della Chiesa contro ogni forma di armamento nucleare, invitando al dialogo e alla pace. Le sue parole sono state criticate da Trump, che lo accusa di sottovalutare il rischio rappresentato dall’Iran.

L’Italia, attraverso il ministro degli Esteri Antonio Tajani, ha difeso apertamente il pontefice, ribadendo l’importanza della diplomazia e del rispetto reciproco tra alleati.

Il ruolo italiano e il dossier Libano

Nel corso del briefing, Rubio ha anche sottolineato il possibile contributo dell’Italia nella stabilizzazione del Libano. Secondo il segretario di Stato, è necessario rafforzare le istituzioni libanesi affinché possano contrastare Hezbollah. In questo contesto, Roma viene vista come un partner credibile grazie alla sua esperienza nell’addestramento delle forze locali.

La visita di Rubio in Italia e in Vaticano nei prossimi giorni punta proprio a consolidare questo asse diplomatico, in un momento in cui la crisi mediorientale rischia di allargarsi ulteriormente.

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