Una foto circolata on line e sui social mostra la presidente del Consiglio in biancheria intima, una composizione creata da qualche utente con l'intelligenza artificiale. Meloni l'ha ripostata invitando gli italiani a fare attenzione. Solidarietà e polemiche dall'opposizione
Giorgia Meloni lancia l'allarme contro i deepfake, mostrando un esempio di foto falsa, generata con l'Intelligenza artificiale, in cui il suo volto è stato applicato al corpo di una donna in abbigliamento intimo.
L'immagine, che circola online in questi giorni, viene "spacciata per vera da qualche solerte oppositore", spiega la premier ripubblicando il post di un utente che definiva "vergognoso" il fatto che una presidente del Consiglio si presentasse in tali condizioni.
I rischi della manipolazione digitale in politica
Nel suo post la premier avverte che "i deepfake sono uno strumento pericoloso, perché possono ingannare, manipolare e colpire chiunque".
Già cinque anni fa, il volto della leader di Fratelli d'Italia fu utilizzato per un video hard falso pubblicato su un sito pornografico, un caso che portò a un processo a Sassari.
Sull'immagine falsa che la riguarda, Meloni ha scelto l'ironia ("chi l'ha realizzata mi ha migliorata parecchio"), pur ribadendo la gravità del fenomeno: "Pur di attaccare e di inventare falsità, ormai si usa davvero qualsiasi cosa".
Ma la premier ha espresso preoccupazione per i cittadini che potrebbero non avere i mezzi per difendersi, consigliando dunque una regola: "Verificare prima di credere, e credere prima di condividere".
Non è la prima volta che l'emergenza Intelligenza artificiale impatta sulla politica italiana. Oltre ai precedenti attacchi personali alla premier, ci sono state varie campagne di false sui social, come quella registrata durante i referendum sulla giustizia, caratterizzata da centinaia di profili fake e slogan coordinati.
Alla premier è arrivata la solidarietà di diverse parlamentari. "Dobbiamo essere pronti a contrastare le insidie del web, tutelando le donne che ne sono vittime, specie in un momento delicato in cui le manipolazioni in rete sono purtroppo in forte aumento", ha detto la deputata leghista Simonetta Matone.
Per la senatrice del Movimento 5stelle, Alessandra Maiorino, l'obbligo di identità digitale è "un tema non più rinviabile, il web non può continuare a restare la giungla senza regole che è ora".
Secondo la vicepresidente della Camera Anna Ascani (Partito Democratico), Meloni "dimentica che il suo governo ha agito anche qui col solito schema: introducendo un reato. Niente di più inutile", perché "manca una norma che permetta alle autorità preposte di chiedere alle piattaforme la rimozione immediata dei contenuti".
Il riferimento è alla legge 132/2025 che ha modificato il Codice penale per punire la diffusione non consensuale di contenuti generati o alterati con l'IA "che causano un danno ingiusto" con la reclusione da 1 a 5 anni. Altre iniziative per completare la normativa sono attualmente allo studio del Parlamento italiano.