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Transizione dai combustibili fossili: "L'Italia deve inserirsi in un percorso europeo unitario"

Conferenza sulla transizione dai combustibili fossili
Conferenza sulla transizione dai combustibili fossili Diritti d'autore  AP
Diritti d'autore AP
Di Chiara Zampiva
Pubblicato il
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L'inviato speciale dell’Italia per il cambiamento climatico interviene alla vigilia della Conferenza sulla transizione dai combustibili fossili che si terrà in Colombia. Francesco Corvaro sottolinea la necessità di fare fronte comune in Europa, nonostante le strategie energetiche nazionali divergano

“Pensando al concetto di transizione dai combustibili fossili e di resilienza energetica, un Paese come l’Italia va incastonato in un percorso europeo. E serve una presa di consapevolezza seria da parte dell’Europa in quanto tale”.

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Queste le parole di Francesco Corvaro, inviato speciale per il cambiamento climatico dell’Italia, alla vigilia della prima Conferenza internazionale sulla transizione dai combustibili fossili, che si tiene dal 24 al 29 aprile nella città colombiana di Santa Marta.

“Abbiamo di fronte dei colossi: Stati Uniti, Russia, Cina, India. Neanche la Germania, che è uno dei Paesi europei economicamente più potenti, può avere la forza da sola di contrattare con loro”, ha dichiarato giovedì Corvaro, durante una videoconferenza organizzata con i media da ECCO – The Italian Climate Change Think Tank.

L'inviato speciale dell'Italia ha sottolineato dunque l’importanza del multilateralismo legato alla questione energetica e climatica.

“Siamo un’Europa che se non per ideali, ma per necessità, si deve rendere conto che non ha altra scelta nei settori chiave se non quella di fare fronte unito e promuovere una progettualità comune”, ha aggiunto Corvaro, ricordando che qualsiasi sarà il risultato della conferenza, “la transizione dai combustibili fossili si può al massimo rallentare, ma non può essere fermata”.

Le politiche nazionali dei Paesi Ue sono disallineate

L’abbandono dei combustibili fossili rappresenta un tema centrale nell’agenda internazionale, in un contesto dove la crisi energetica globale scaturita in particolare dal conflitto in Medio Oriente e dalla chiusura dello Stretto di Hormuz ha reso evidente la necessità di intervenire sul fronte della dipendenza economica dalle energie fossili.

Tuttavia all’interno dell’Ue, che importa il 20 per cento di combustibili fossili, il processo di transizione procede a velocità diverse nei singoli Paesi e i piani nazionali appaiono disallineati.

“È evidente la fragilità dell’Europa sulle questioni energetiche, che la rende ricattabile in uno scenario globale dove si presenta disunita e non riesce ad avere così un potere negoziale”, ha dichiarato Andrea Ghianda, responsabile della comunicazione di ECCO.

Nello scenario europeo, l’Italia resta tra i Paesi europei più dipendenti dal gas, che è quasi interamente importato (5 per cento produzione nazionale, 63 per cento gasdotto, 32 per cento Gnl).

Nonostante la messa in esercizio di energia rinnovabile soprattutto nel settore fotovoltaico e una riduzione delle emissioni del 30 per cento rispetto al 1990, le recenti politiche pubbliche e le strategie delle aziende energetiche partecipate dimostrano secondo l'analisi degli esperti di ECCO che l’Italia non si sta avviando verso una vera e propria transizione, ma sta piuttosto diversificando i fornitori di gas.

In questo senso sembrano andare infatti la proroga dell’uscita dall'elettricità prodotta a carbone, alle misure di sterilizzazione del costo Ets per il gas e alla riduzione temporanea delle accise sui carburanti da un lato, e ai nuovi accordi portati avanti con l'Algeria per assicurarsi un'alternativa al gas qatarino dall'altro.

Come si muovono sulla transizione energetica altri Paesi dell'Ue

Diversa è la strategia per la Francia, che punta sul nucleare. In ambito energetico, Parigi prevede la costruzione di almeno 6 nuovi reattori Epr2 entro il 2038 per garantire la produzione di elettricità decarbonizzata a lungo termine, confermando la volontà francese di consolidare il nucleare come pilastro energetico.

Il piano è stato presentato a marzo dal presidente Emmanuel Macron, che ha ha delineato quella che ha definito una "progressiva implementazione" di una "strategia di deterrenza nucleare avanzata" a guida francese.

A livello europeo, la Spagna si pone come leader nella transizione energetica. A partire dal 2019, ha raddoppiato la capacità eolica e solare grazie a una serie di investimenti strutturali per per ridurre i costi dell'energia e la dipendenza dai fossili, arrivando a dimezzare i prezzi dell'elettricità rispetto alla media europea.

Il divario è evidente se si raffrontano la situazione spagnola e quella italiana. Secondo un’analisi del think tank energetico Ember, nei primi mesi del 2026, “l'Italia rimane il Paese più esposto, con le centrali a gas che determinano il costo dell'elettricità nell'89 per cento delle ore nel 2026. Al contrario la Spagna ha raggiunto un disaccoppiamento strutturale, con il gas che influenza i prezzi solo nel 15 per cento delle ore grazie all'elevata penetrazione delle energie rinnovabili”.

"L'Italia vorrebbe seguire una roadmap basata su evidenze scientifiche, partendo dalle fonti più inquinanti", ha dichiarato Corvaro commentando la scelta della Colombia di invitare l'Italia alla conferenza in quanto Paese che si è dimostrato comunque desideroso di muoversi verso una transizione energetica.

Gli obiettivi della conferenza di Santa Marta

In un quadro di disallineamento sulla transizione energetica e di instabilità geopolitica globale, la conferenza di Santa Marta mira a creare uno spazio politico per stabilire dei piani nazionali coordinati di uscita dai combustibili fossili, distanziandosi dal circuito delle Nazioni Unite e dalle Conferenze delle Parti dell'Unfccc.

Promosso da Colombia e Paesi Bassi, al vertice prenderanno parte più di 60 Paesi, oltre a diversi rappresentanti della società civile e del settore privato, lavoratori, comunità afro-discendenti e popoli indigeni tra gli altri. I pilastri attorno ai quali si svilupperanno le sessioni di dialogo riguardano la dipendenza economica dai fossili, la trasformazione di domanda e offerta energetica e la necessità di cooperazione e diplomazia climatica.

La proposta della presidenza brasiliana alla Cop30 di Belém di definire una roadmap internazionale per la transizione dalle fonti fossili ha dato una spinta significativa alla questione, nonostante si sia chiusa in un clima di tensione fra i Paesi firmatari e coloro che al contrario si sono opposti per interessi economici.

La Conferenza di Santa Marta non si concluderà con l’adozione di un documento negoziale, ma con la scrittura di un report politico-tecnico che raccoglierà priorità e opzioni di policy, contribuendo al percorso verso la Cop31 che si terrà ad Antalya, in Turchia.

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