Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato lunedì che gli attacchi di Israele contro l'Iran hanno dissuaso Teheran dall'attaccare ulteriormente. Le due parti hanno sospeso le ostilità. Sulla decisione di Netanyahu peserebbero le pressioni del presidente degli Stati Uniti Trump
Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato lunedì che i recenti attacchi di Israele contro l'Iran sono riusciti a dissuadere Teheran dal continuare i suoi attacchi, e che le ostilità tra le due parti si sono effettivamente interrotte.
“In questo momento, il fuoco su quel fronte è contenuto: dopo aver colpito il regime terroristico di Teheran, questo ha smesso di attaccarci”, ha affermato Netanyahu in una dichiarazione televisiva, aggiungendo che Israele risponderà con forza se la situazione dovesse cambiare, avvertendo che se l'Iran “commettesse l'errore di riprendere gli attacchi contro di noi, risponderemmo con tutta la forza”.
In bilico la fragile tregua tra Usa, Israele e Iran
Nei suoi primi commenti da quando Iran e Israele si sono scambiati attacchi, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva scritto online: “Israele e Iran devono smettere immediatamente di "sparare"
Il post di Trump su Truth Social arriva dopo che l'Iran ha ritenuto gli Stati Uniti responsabili della ripresa dei combattimenti con Israele, sostenendo che le azioni di Israele "non possono essere separate" dalla politica statunitense.
"Senza dubbio, come ho detto, le azioni del regime sionista nella regione non possono essere separate dalle politiche statunitensi", ha affermato il portavoce del ministero degli Esteri Esmaeil Baqaei in una conferenza stampa a Teheran. "Nessuno crede che il regime sionista porterebbe avanti alcuna azione senza un previo coordinamento e cooperazione con gli Stati Uniti", ha aggiunto mentre Israele avvertiva lunedì che una terza raffica di missili sarebbe arrivata dall'Iran
In precedenza, due funzionari militari israeliani avevano riferito al New York Times che Netanyahu avrebbe ordinato la sospensione dei preparativi per un nuovo attacco su richiesta di Trump.
Israele ha lanciato raid aerei contro l’Iran centrale e occidentale nelle prime ore di lunedì, in risposta ai missili sparati da Teheran domenica, il primo attacco di questo tipo da quando, ad aprile, è entrato in vigore un cessate il fuoco nella guerra in Medio Oriente.
Seconda telefonata Trump-Netanyahu nel giro di poche ore
Lunedì mattina Netanyahu ha sentito telefonicamente Trump, dopo i precedenti colloqui di domenica sera.
La telefonata è stata descritta come positiva nel complesso, ha riferito il quotidiano Ynet citando un alto funzionario israeliano. "I due Paesi la pensano allo stesso modo, nonostante il fatto che negli ultimi giorni (Israele) abbia agito due volte in contrasto con la posizione pubblica (degli Usa), sia con l'attacco a Beirut che con la risposta all'Iran. Israele ha dimostrato la sua capacità di difendere il proprio diritto all'autodifesa anche contro il presidente, senza però rompere i rapporti e mantenendo la partnership strategica", ha dichiarato il funzionario.
L'Iran sospende le operazioni militari ma minaccia attacchi più duri se Israele decidesse di bombardare di nuovo il Libano
Le Forze di difesa israeliane hanno confermato di aver colpito lunedì mattina un complesso petrolchimico a Mahshahr, nella provincia del Khuzestan, nel sud-ovest dell'Iran nella convinzione che il sito ospiti una delle principali strutture per la produzione di componenti essenziali per i missili balistici.
Un comunicato dei Guardiani della Rivoluzione ha invece annunciato di avere colpito le basi militari di Nevatim e Tel Nof, in Israele, "in risposta all'attacco missilistico perpetrato dal regime sionista contro diversi siti radar situati in tre diverse località".
Poche ore dopo un nuovo comunicato ha reso noto che le "operazioni militari sono state sospese" pur minacciando "attacchi più duri e devastanti" qualora Israele riprendesse i bombardamenti sul Libano.
L'Idf ha affermato di aver intercettato tutti i missili lanciati dall'Iran questa mattina contro Israele, mentre il frammento di un missile intercettore è caduto in Cisgiordania. Quattro edifici in un avamposto vicino all'insediamento di Itamar, nella zona settentrionale di Nablus, in Cisgiordania, sono stati danneggiati.
Gli houthi, il gruppo yemenita sostenuto dall'Iran, nel frattempo hanno vietato la navigazione marittima israeliana nel Mar Rosso, dichiarando in un comunicato che risponderanno all'escalation con un'escalation.
Benjamin Netanyahu avrebbe così sfidato il precedente appello di Trump ad astenersi dalle rappresaglie, in risposta al lancio di missili da parte di Teheran. Le forze militari israeliane avevano intercettato un missile proveniente dallo Yemen e 11 provenienti dall'Iran. Nella notte sono risuonate le sirene nel Paese e milioni di persone si sono recate nei rifugi.
La televisione di Stato iraniana ha riferito che si sono uditi boati di esplosioni a Isfahan, Karaj, Tabriz e Teheran, senza fornire ulteriori dettagli. L’Iran ha chiuso lo spazio aereo intorno all’aeroporto internazionale Imam Khomeini di Teheran, il principale scalo del Paese, dopo l’attacco israeliano.
L'esercito israeliano ha segnalato di aver centrato "obiettivi militari", aveva in precedenza avvertito che avrebbe colpito l'Iran "con forza" in risposta al lancio verso Israele di due ondate di missili provenienti dall'Iran, che secondo l'esercito sono stati tutti intercettati.
Teheran aveva descritto questi attacchi come un "avvertimento", in risposta a un bombardamento israeliano sulla periferia meridionale di Beirut, roccaforte del movimento filo-iraniano Hezbollah, che ha provocato due morti e 20 feriti, malgrado una tregua teoricamente conclusa tra il Libano e Israele ma ampiamente violata.
Il primo ministro di Israele Benjamin Netanyahu ha tenuto una riunione del gabinetto di sicurezza, con pochi ministri chiave. Il capo di stato maggiore israeliano, il tenente generale Eyal Zamir, aveva promesso che l’esercito avrebbe colpito "il nemico con forza non appena arriverà il via libera".
L'ambasciatore statunitense in Israele Mike Huckabee ha duramente criticato l'Iran dopo il lancio di missili contro Israele. In un messaggio pubblicato su X, ha scritto che "l'Iran e i suoi agenti del male vogliono incenerire Usa e Israele" e ha definito Teheran la "madre di Satana".
All’alba, mentre scattavano i raid, l’esercito israeliano ha diffuso un breve comunicato: "Poco fa l’Aeronautica israeliana ha colpito obiettivi militari appartenenti al regime del terrore iraniano nell’Iran occidentale e centrale". Non ha aggiunto altro.
Le Guardie rivoluzionarie iraniane hanno confermato, in un comunicato ai media locali, di aver lanciato missili balistici contro "la base aerea di Ramat David, fonte degli atti di aggressione" contro i "civili oppressi" in Libano.
Teheran ha insistito che qualsiasi accordo per porre fine in modo definitivo alla guerra deve prevedere anche la cessazione del conflitto parallelo in Libano. Qui Israele porta avanti una campagna contro il movimento Hezbollah, sostenuto dall’Iran, e aveva avvertito che nuovi attacchi su Beirut avrebbero fatto scattare una "ripresa totale" delle ostilità.
In precedenza le guardie rivoluzionarie iraniane avevano annunciato di essere pronte a lanciare un attacco contro Israele, dopo che la guida suprema Mojtaba Khamenei avrebbe autorizzato l’operazione in risposta ai raid israeliani su Beirut, secondo quanto riportato dalla tv di Stato iraniana.
Trump ha cercato di dissuadere Netanyahu sulla riposta all'Iran
Donald Trump ha postato su Truth Social che Israele e Iran "stanno cercando di raggiungere un cessate il fuoco immediato", aggiungendo che "i negoziati finali sulla `pace´ stanno procedendo, salvo che l'ignoranza o la stupidità non si frappongano al loro cammino".
Trump specifica però che il blocco statunitense dei porti navali iraniani rimarrà in vigore fino al raggiungimento di un "accordo definitivo".
Prima della rappresaglia israeliana ai missili di Teheran, il presidente Usa aveva chiamato Netanyahu per sconsigliare una ritorsione, mentre i vertici militari israeliani promettevano di colpire non appena avessero ricevuto il via libera.