La Procura di Roma ha iscritto nel registro degli indagati il ministro israeliano Itamar Ben-Gvir nell'ambito dell'inchiesta sulla Global Sumud Flotilla. Nel fascicolo si ipotizzano i reati di tortura e sequestro di persona
La Procura di Roma ha iscritto nel registro degli indagati il ministro della Sicurezza nazionale israeliano Itamar Ben-Gvir nell'ambito dell'inchiesta aperta sui fermi degli attivisti della Global Sumud Flotilla avvenuti lo scorso maggio. Nel fascicolo, coordinato dai magistrati di piazzale Clodio, vengono ipotizzati i reati di tortura e sequestro di persona in relazione all'abbordaggio e alla successiva detenzione degli attivisti, tra i quali figuravano anche cittadini italiani.
Al centro dell'indagine vi è un video girato nel porto israeliano di Ashdod e pubblicato dallo stesso Ben-Gvir sui propri profili social. Nelle immagini il ministro appare mentre si aggira tra gli attivisti della missione umanitaria, inginocchiati e con le mani ammanettate dietro la schiena, rivolgendo loro parole considerate dagli inquirenti di scherno.
Le testimonianze e il materiale acquisito
Nel corso delle indagini, i pubblici ministeri hanno acquisito le testimonianze dei partecipanti alla missione, ascoltati dai carabinieri del Ros, oltre alla documentazione video relativa ai fermi. Gli elementi raccolti sono ora al vaglio degli investigatori per ricostruire le modalità con cui sono stati eseguiti gli interventi delle autorità israeliane nei confronti degli attivisti.
L'inchiesta si inserisce in un filone investigativo già aperto dalla magistratura romana sulle missioni della Flotilla dirette verso Gaza. Negli ultimi mesi, infatti, a piazzale Clodio sono stati avviati diversi procedimenti relativi ai fermi e agli abbordaggi delle imbarcazioni impegnate nelle iniziative di solidarietà verso la popolazione palestinese.
Gli esposti e le testimonianze agli atti
L'inchiesta della Procura di Roma si basa su almeno tre esposti e sulle testimonianze raccolte dai legali degli attivisti coinvolti nella missione del 29 aprile scorso. Agli atti figurano inoltre le dichiarazioni dei partecipanti alla Flotilla e il video pubblicato sui social dallo stesso Ben-Gvir.
Tra le posizioni all'attenzione degli inquirenti vi sono quelle degli attivisti Thiago de Avila e Saif Abukeshek Abdelrahim, trattenuti per diversi giorni in Israele prima di essere espulsi. Entrambi si trovavano a bordo di imbarcazioni battenti bandiera italiana al momento dell'intervento delle forze israeliane.
Secondo quanto ricostruito nell'esposto presentato dai legali di Abdelrahim, l'attivista si trovava sulla nave "Eros 1" in acque internazionali nei pressi dell'isola di Creta quando l'imbarcazione sarebbe stata raggiunta da un mezzo militare israeliano. Nella denuncia si sostiene che personale militare abbia proceduto al prelevamento forzato dei membri dell'equipaggio, successivamente trasferiti in Israele.
La vicenda della Global Sumud Flotilla
L'episodio oggetto dell'attuale indagine riguarda la missione partita dalla Sicilia il 26 aprile scorso. Le imbarcazioni della Global Sumud Flotilla furono fermate nella notte del 29 aprile in acque internazionali, nei pressi dell'isola di Creta, dalle autorità israeliane. Gli attivisti denunciarono successivamente di essere stati trattenuti e sottoposti a procedure ritenute illegittime.
Non si tratta del primo caso finito all'attenzione della magistratura italiana. Un altro procedimento era stato aperto dopo i fermi di attivisti e parlamentari italiani che, nell'ottobre scorso, si trovavano a bordo delle navi della Flotilla dirette verso Gaza. In quell'occasione la Procura di Roma aveva chiesto informazioni alle autorità israeliane sulle procedure adottate e sulla catena di comando responsabile delle operazioni. La richiesta di cooperazione giudiziaria sarà ora trasmessa direttamente dagli uffici di piazzale Clodio.
L'iscrizione di Ben-Gvir nel registro degli indagati colloca l'Italia tra i Paesi europei che stanno esaminando sul piano giudiziario le responsabilità legate alle operazioni contro la Flotilla. La Francia, infatti, ha già avviato un'inchiesta formale nei confronti del ministro israeliano. La Procura nazionale antiterrorismo francese (Pnat) ha aperto un'indagine preliminare ipotizzando i reati di tortura e crimini di guerra.
Le possibili sanzioni europee
La vicenda potrebbe avere anche importanti conseguenze sul piano diplomatico. Un primo passaggio è atteso il 15 giugno, quando i ministri degli Esteri dell'Unione europea, riuniti a Lussemburgo, discuteranno le opzioni proposte dall'Alta rappresentante per la politica estera Kaja Kallas per arrivare a una posizione comune nei confronti del ministro israeliano.
Nelle scorse settimane anche il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani si è espresso a favore dell'adozione di sanzioni, sostenendo che Ben-Gvir avrebbe "superato la linea rossa" con comportamenti ritenuti incompatibili con il rispetto dei diritti umani fondamentali.
La rogatoria a Israele
Parallelamente all'indagine su Ben-Gvir, la Procura di Roma prosegue gli approfondimenti relativi alle precedenti missioni della Flotilla. Per gli episodi avvenuti nell'ottobre scorso, i magistrati hanno richiesto informazioni alle autorità israeliane sulle procedure adottate durante gli abbordaggi e sulla catena di comando che avrebbe disposto gli interventi. Dopo interlocuzioni con il Ministero della Giustizia, la richiesta di cooperazione giudiziaria sarà trasmessa direttamente dagli uffici di piazzale Clodio.
La reazione della Flotilla
"È sacrosanto che ci sia un'indagine nei confronti di Ben-Gvir, visto quel comportamento nei confronti degli attivisti", ha commentato Maria Elena Delia, portavoce italiana della Global Sumud Flotilla. Delia ha tuttavia sottolineato come, a suo avviso, la vicenda non riguardi soltanto le responsabilità individuali del ministro, ma si inserisca nel contesto più ampio delle politiche adottate dal governo guidato da Benjamin Netanyahu.
L'umorismo caustico di Ben-Gvir
"La terra dello stivale è diventata la terra delle infradito": è quanto ha scritto in un post su X, riferendosi all'Italia, il ministro israeliano per la Sicurezza nazionale, Itamar Ben-Gvir, dopo l'apertura da parte della procura di Roma di un'indagine a sua carico nel fascicolo avviato dopo i fermi dello scorso maggio degli attivisti italiani della Global Sumud Flotilla.
"Israele non è un sacco da boxe per una banda di bugiardi sostenitori del terrorismo che inventano calunnie e menzogne contro i nostri combattenti", ha aggiunto il ministro israeliano. "Non sono intimidito da questo tipo di indagine e continuerò a stare orgogliosamente al fianco dei nostri combattenti".