L’inquinamento marino cresce nel Mediterraneo e nell’Atlantico: reti e attrezzi da pesca abbandonati minacciano gli ecosistemi. Il progetto europeo NETTAG+ punta a prevenirli e recuperarli con nuove tecnologie
L’inquinamento marino sta raggiungendo livelli sempre più preoccupanti sia nel Mediterraneo che nell’Atlantico. Ma secondo gli scienziati, la minaccia più insidiosa non è quella che si vede in superficie: si nasconde sui fondali oceanici.
Tra i diversi tipi di detriti presenti in mare, uno dei più pericolosi è rappresentato dai cosiddetti “attrezzi da pesca fantasma”. Si tratta di reti, lenze e trappole che vengono perse o abbandonate in acqua e continuano a intrappolare pesci e altre specie marine per anni, trasformando alcune aree in veri e propri “cimiteri sommersi” di attrezzature.
Oltre al danno ambientale, questi materiali rappresentano anche un rischio per la sicurezza della navigazione e per l’attività dei pescatori stessi. “Le reti da pesca possono rappresentare un problema di sicurezza per le imbarcazioni”, spiega un pescatore della zona di Póvoa de Varzim, a Porto.
La risposta europea: il progetto NETTAG+
Per contrastare questo fenomeno, è stato avviato il progetto europeo NETTAG+, che coinvolge scienziati, ingegneri e pescatori con l’obiettivo di prevenire la perdita degli attrezzi e recuperare quelli già dispersi.
Una delle innovazioni principali è l’introduzione di etichette acustiche dotate di identificatore unico, applicate direttamente sulle reti. Questi dispositivi permettono di localizzare le attrezzature tramite un sistema di comunicazione sonora, raggiungendo anche distanze superiori ai due chilometri.
“È un sistema di localizzazione acustica che consente di ritrovare una rete persa chiedendo dalla superficie dove si trova”, spiega un ricercatore coinvolto nel progetto.
Robot e sonar per i recuperi in profondità
Per gli attrezzi già dispersi nei fondali più profondi, il progetto utilizza anche un sistema robotico chiamato IRIS, dotato di sonar avanzato. Questo veicolo autonomo è in grado di mappare il fondale marino e individuare gli oggetti perduti, rendendo le operazioni di recupero più sicure ed efficienti.
“È un robot che può essere inviato in missione e svolgere compiti complessi in mare aperto”, spiegano i ricercatori.
I pescatori al centro della soluzione
Un elemento chiave del progetto è il coinvolgimento diretto dei pescatori, considerati partner attivi e non semplici beneficiari.
“I pescatori sono i primi a essere colpiti da questo problema e vogliono contribuire alla sua soluzione”, sottolinea una ricercatrice del settore ambientale.
La collaborazione ha permesso di testare le tecnologie in condizioni reali di pesca, migliorando sia la prevenzione sia le operazioni di recupero.
Non solo tecnologia: nuove regole per il mare
Oltre agli strumenti tecnologici, NETTAG+ sta sviluppando anche linee guida e raccomandazioni politiche per una gestione più sostenibile della pesca, adattabili a contesti locali e nazionali.
Le informazioni raccolte vengono condivise con le istituzioni europee e con gli enti responsabili della gestione delle attività ittiche, con l’obiettivo di ridurre la perdita di attrezzi e l’impatto ambientale.
Gli attrezzi da pesca abbandonati contribuiscono anche alla diffusione di microplastiche, sostanze chimiche pericolose e potenziali agenti patogeni, aggravando ulteriormente la crisi degli ecosistemi marini.