Newsletter Newsletters Events Eventi Podcasts Video Africanews
Loader
Seguiteci
Pubblicità

Israele-Libano: nuovi negoziati a Washington giovedì mentre l'Ue discute sospensione accordi

Funerale di civili uccisi nella guerra tra Hezbollah e Israele nel villaggio di Bazouriyeh, nel sud del Libano (20 aprile 2026)
Funerale di civili uccisi nella guerra tra Hezbollah e Israele nel villaggio di Bazouriyeh, nel sud del Libano (20 aprile 2026) Diritti d'autore  (AP Photo/Mohammed Zaatari)
Diritti d'autore (AP Photo/Mohammed Zaatari)
Di Gabriele Barbati
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
Condividi Commenti
Condividi Close Button

Nuovi colloqui di pace tra Israele e Libano tentano di frenare il conflitto. Intanto, l'Ue dibatte su possibili sanzioni contro Israele per le violazioni dei diritti umani, con posizioni divise. Sul campo, nuovi raid di Israele nonostante la tregua fino al 26 aprile

È stato fissato per giovedì il secondo round di negoziati tra Israele e Libano a Washington, con il patrocino degli Stati Uniti che stanno lavorando attivamente per estendere il cessate il fuoco in scadenza domenica prossima.

PUBBLICITÀ
PUBBLICITÀ

La Casa Bianca ha condiviso un video realizzato con l'intelligenza artificiale, "Make Lebanon Great Again", che ritrae il presidente Joseph Aoun, il premier Nawaf Salam e Donald Trump uniti in un messaggio di rottura verso l'Iran.

Sul fronte libanese, il negoziatore sarà Simon Karam, ex ambasciatore in Usa, che ha l'obiettivo di porre fine all'occupazione israeliana al sud e dispiegare l'esercito nazionale secondo i confini internazionali. La situazione resta tuttavia critica: Hezbollah rifiuta i colloqui diretti con Israele e promette di contrastare la nuova "linea gialla" imposta dall'Idf (l'esercito israeliano) nel sud del Paese.

Lunedì nuovi raid hanno colpito quattro città del Sud, in un'evidente rottura della tregua, ha riportato l'agenzia di stampa statale libanese NNA, che le autorità militari israeliane hanno giustificato "con l'uccisione di due terroristi che costituivano una minaccia".

Oltreconfine Israele sta puntando militarmente a una zona cuscinetto, che occupa circa il 5,8 per cento del territorio libanese e include oltre 30 tra città e villaggi, provocando una devastazione che Amnesty International ha definito come potenziale crimine di guerra.

Il governo di Beirut ha aggiornato il bilancio dalla ripresa del conflitto, parallelamente a quello in Iran, dal mese scorso a 2.387 morti e 7.602 feriti, oltre a 450.000 sfollati sono tra il 2 e il 7 marzo.

Attualmente, 514 centri di accoglienza riescono a coprire solo il 70 per cento delle necessità, in una corsa contro il tempo per gestire l'emergenza umanitaria mentre droni e bombardamenti colpiscono ancora zone come il fiume Litani, Tiro e Marjayoun.

Il pressing dell'Ue: verso una revisione dell'accordo con Israele

La tensione si riflette nell'Unione europea, dove la questione del rispetto dei diritti umani ha creato una profonda spaccatura tra i 27 membri dell'Ue, alla vigilia di una riunione sul tema.

Spagna, Irlanda e Slovenia guidano la richiesta di sospensione dell'accordo di associazione con Israele, citando le violazioni dei diritti umani e i crimini di guerra di cui è accusato a Gaza e in Libano, oltre alla controversa introduzione della pena di morte per i palestinesi in Cisgiordania.

Sebbene l'unanimità sia difficile a causa della storica prudenza di Berlino, l'Alta rappresentante Ue, Kaja Kallas, ha lasciato intendere la possibilità di misure graduali adottabili a maggioranza qualificata. Tra le opzioni sul tavolo, spicca il possibile stop ai prodotti provenienti dagli insediamenti in Cisgiordania, una mossa che segnerebbe un cambio di passo decisivo nella diplomazia europea verso il governo di Benjamin Netanyahu.

L'Italia si trova al centro di questo delicato equilibrio, coordinando la propria posizione con la Germania, mentre la Francia, supportata dalla Svezia, propone sanzioni mirate contro l'espansione delle colonie.

Il perimetro legale della discussione resta l'articolo 218 del Trattato Ue, che disciplina gli accordi internazionali. Nonostante le critiche sui presunti "doppi standard" europei, Kallas rivendica il ruolo dell'Ue come principale sostenitore del popolo palestinese, ricordando però le sfide monumentali del futuro.

La sola ricostruzione di Gaza richiederà circa 71 miliardi di dollari, una cifra che evidenzia l'enormità del disastro umanitario e la fragilità di una pace che appare ancora lontana.

Vai alle scorciatoie di accessibilità
Condividi Commenti

Notizie correlate

La salma del soldato francese dell'Unifil ucciso in Libano è rientrata in Francia

Salta la tregua tra Hezbollah e Israele: ucciso un soldato francese dell'Unifil in Libano

Libano: migliaia di sfollati tornano ai villaggi distrutti al Sud, le testimonianze