Le elezioni in Ungheria si avvicinano rapidamente. Due giorni prima del voto, Donald Tusk ha suggerito in un post su X che un cambiamento politico nel Paese è possibile
Il primo ministro polacco Donald Tusk è intervenuto nel dibattito politico europeo con un messaggio diretto e simbolico sulle imminenti elezioni in Ungheria.
“La Budapest di Kaczyński a Varsavia non ha funzionato, ma è molto probabile che da domenica avremo Varsavia a Budapest”, ha scritto Tusk, facendo riferimento a una frase pronunciata anni fa dal leader conservatore polacco Jarosław Kaczyński.
Il riferimento al passato
Nel 2011, dopo aver perso le elezioni, Kaczyński – presidente del partito nazional-conservatore Diritto e Giustizia (PiS) – dichiarò: “Verrà un giorno in cui avremo Budapest a Varsavia”. Con questa espressione indicava il modello politico del premier ungherese Viktor Orbán come esempio da seguire: un sistema di governo più centralizzato e nazionalista.
Negli anni successivi, il PiS ha effettivamente vinto le elezioni in Polonia, governando per due mandati fino al 2023, quando una coalizione europeista guidata da Tusk è tornata al potere.
Oggi, con la sua dichiarazione, Tusk ribalta quel messaggio: non sarà più la Polonia a seguire il modello ungherese, ma potrebbe essere l’Ungheria a cambiare rotta, avvicinandosi a quanto accaduto recentemente a Varsavia.
Elezioni decisive in Ungheria
Le parole di Tusk arrivano a pochi giorni dalle elezioni parlamentari in Ungheria, previste per il 12 aprile. Si tratta di un voto particolarmente importante, perché potrebbe segnare la fine del lungo dominio del partito Fidesz, al governo dal 2010.
Secondo gli ultimi sondaggi, il partito di opposizione Tisza – guidato da Péter Magyar – sarebbe in vantaggio tra gli elettori decisi, con percentuali tra il 49 per cento e il 58 per cento. Fidesz, il partito di Orbán, si attesterebbe invece tra il 35 per cento e il 38 per cento.
Se questi dati venissero confermati, l’Ungheria potrebbe vivere un cambiamento politico simile a quello avvenuto in Polonia nel 2023, quando l’opposizione ha sconfitto il governo conservatore.
Scontro tra Tusk e Orbán
Negli ultimi giorni, Tusk ha più volte criticato Orbán, accusandolo di ostacolare il sostegno europeo all’Ucraina. In particolare, il premier polacco ha definito il blocco di un prestito a Kiev da parte dell’Ungheria come parte del “piano dei sogni” del presidente russo.
La risposta di Orbán non si è fatta attendere. Il leader ungherese ha replicato invitando Tusk a concentrarsi sugli interessi nazionali: “Non dobbiamo pensare a Putin, ma al nostro Paese e ai nostri popoli. Invece di fare il guerrafondaio, ama e salva il tuo Paese”.
Una svolta possibile
Le elezioni ungheresi sono considerate tra le più importanti degli ultimi anni per l’equilibrio politico europeo. Un’eventuale vittoria dell’opposizione segnerebbe la fine di oltre un decennio di governo Orbán e potrebbe aprire una nuova fase nei rapporti tra Budapest e l’Unione Europea.
Allo stesso tempo, il confronto tra Tusk e Orbán riflette una divisione più ampia all’interno dell’Europa: da un lato governi più vicini alle istituzioni europee, dall’altro leadership nazionaliste che rivendicano maggiore autonomia.
Il voto del 12 aprile dirà se anche l’Ungheria seguirà la strada del cambiamento già intrapresa dalla Polonia.