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Kallas: "L'Ue non sarà mai un mediatore neutrale tra Ucraina e Russia"

Alto rappresentante Kaja Kallas.
L'Alto rappresentante Kaja Kallas. Diritti d'autore  European Union, 2026.
Diritti d'autore European Union, 2026.
Di Jorge Liboreiro
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L'Alto rappresentante ha ridimensionato le voci su un inviato speciale per negoziare con la Russia, sostenendo che l'Ue non sarà mai un mediatore neutrale tra Mosca e Kiev

L’Unione europea non intende assumere il ruolo di mediatore neutrale tra Russia e Ucraina, né sostituirsi agli Stati Uniti nella gestione dei negoziati di pace. A chiarirlo è stata l’Alto rappresentante per la politica estera dell’UE, Kaja Kallas, al termine della riunione informale dei ministri degli Esteri europei tenutasi a Lemesos, a Cipro.

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Le dichiarazioni arrivano in un momento di forte dibattito interno all’Unione sulla possibilità di nominare un inviato speciale europeo incaricato di facilitare il dialogo con Mosca. Un’ipotesi che ha diviso profondamente gli Stati membri e alimentato speculazioni sui possibili candidati.

"L’Europa non sarà mai un mediatore neutrale tra Russia e Ucraina, perché siamo dalla parte dell’Ucraina e difendiamo i nostri interessi di sicurezza", ha dichiarato Kallas. "Non possiamo trattare le due parti allo stesso modo, perché abbiamo scelto chiaramente da che parte stare".

Secondo l’Alto rappresentante, il ruolo dell’UE deve essere complementare a quello degli Stati Uniti, senza sovrapporsi all’iniziativa diplomatica americana. Il processo negoziale guidato da Washington ha subito un rallentamento nelle ultime settimane, complice l’escalation del conflitto in Medio Oriente, che ha assorbito gran parte dell’attenzione della Casa Bianca.

Nonostante lo stallo, Bruxelles non intende prendere il posto degli Stati Uniti. "Tutti i nostri sforzi devono essere complementari a quelli statunitensi", ha spiegato Kallas, sottolineando come l’UE voglia invece concentrarsi sugli aspetti rimasti finora ai margini dei colloqui.

Da parte ucraina cresce però la frustrazione per l’impasse diplomatica. Il ministro degli Esteri di Kiev, Andrii Shyiiba, presente all’incontro di Cipro, ha chiesto all’Europa di adottare un approccio più concreto e operativo.

Tra le priorità indicate figurano la smilitarizzazione della centrale nucleare di Zaporizhzhia e l’apertura di corridoi umanitari. "Non serve partire dalla scelta di una persona che guidi questo sforzo", ha affermato Shyiiba. "Prima bisogna definire un mandato chiaro che rappresenti una sola voce europea".

Nel frattempo, dagli Stati Uniti arrivano segnali di una possibile ripresa del dialogo. Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha dichiarato che Washington è pronta a "fare tutto il possibile" per facilitare la fine della guerra qualora si aprisse una nuova finestra negoziale.

Durante il vertice di Cipro, le aspettative sulla nomina di un inviato speciale europeo si sono notevolmente ridimensionate. Tra i nomi circolati nelle ultime settimane figuravano il presidente finlandese Alexander Stubb, il presidente del Consiglio europeo António Costa, l’ex premier italiano Mario Draghi e l’ex cancelliera tedesca Angela Merkel.

Kallas ha invece ribadito che la priorità dell’UE deve essere la definizione di una posizione comune sulle condizioni di pace e sulle concessioni richieste alla Russia. Tra i punti considerati essenziali figurano il mancato riconoscimento dei territori occupati da Mosca, la cessazione degli attacchi informatici e delle interferenze elettorali, il pagamento di riparazioni, il ritorno dei bambini ucraini deportati e il ritiro delle truppe russe da Georgia e Moldova.

L’Alto rappresentante ha inoltre sottolineato la necessità di limitare la capacità della Russia di riarmarsi, soprattutto nel caso in cui un eventuale accordo di pace imponesse restrizioni alle forze armate ucraine.

Sul confronto diplomatico continua però a pesare l’intensificarsi degli attacchi russi contro le città ucraine. Nel fine settimana scorso, un massiccio bombardamento su Kiev ha colpito edifici residenziali, infrastrutture energetiche e il Museo di Chornobyl. Successivamente, il Cremlino ha invitato diplomatici e organizzazioni internazionali a lasciare la capitale ucraina "il prima possibile", provocando la dura reazione dei Paesi europei.

"Le dinamiche della guerra si stanno spostando a favore dell’Ucraina", ha concluso Kallas. "La Russia è in difficoltà sul piano militare, economico e diplomatico, ma non mostra ancora un reale interesse per la pace".

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