Un anno dopo la morte di Papa Francesco, il racconto del passaggio di testimone a Papa Leone XIV. Cosa unisce, cosa divide i due Pontefici
La Pasqua di un anno fa ha il sapore di un’immagine che non si lascia archiviare. Papa Francesco attraversa lentamente Piazza San Pietro sulla papamobile, tra ali di folla che applaudono ma percepiscono qualcosa di diverso: il volto più scavato, i gesti misurati, lo sforzo evidente dietro ogni sorriso. Non rinuncia al giro tra i fedeli, non rinuncia alla presenza, anche se il corpo tradisce la fatica.
È un’apparizione breve, essenziale, quasi sospesa. La voce è meno forte, lo sguardo però resta vigile, come se volesse trattenere ancora per un momento quel contatto diretto che ha definito tutto il suo pontificato.
Nel Lunedì dell’Angelo arriva la notizia che chiude quel passaggio:la morte del Pontefice. Una fine improvvisa nella sua semplicità, quasi in continuità con quello stile che lo aveva portato fino all’ultimo tra la gente.
Così si è chiuso un pontificato che aveva cambiato le priorità della Chiesa, rimettendo al centro le periferie, i margini, le storie dimenticate. E quella Pasqua resta come il suo congedo: fragile, umano, profondamente coerente.
A distanza di un anno senza Francesco, e poco meno con Leone, il ricordo di Bergoglio resta vivo anche per chi lo ha seguito da vicino, come il Giorgio Bernardelli, direttore di AsiaNews, agenzia di informazione promossa dai missionari del Pime, il Pontificio Istituto Missioni Estere
"Ricordo il suo ultimo viaggio in Asia, appena un anno prima della sua morte. Un lungo viaggio in luoghi remoti, fino alla Papua Nuova Guinea, che ha dimostrato quanto Papa Francesco volesse abbracciare il mondo intero, fino alle periferie più estreme", ricorda Bernardelli.
Quel viaggio – tra Timor Est, Indonesia e Oceania – è stato la sintesi del suo pontificato: una Chiesa che guarda dove il mondo non guarda. Secondo Bernardelli, "è stato il segno di un pontificato che ha ribaltato le priorità, aprendo ostinatamente finestre su temi che solitamente non entrano nell'agenda dei potenti del mondo".
Francesco e Leone XIV: due Papi, una missione globale
Con l’elezione di Papa Leone XIV, al secolo Robert Prevost, la Chiesa ha voltato pagina senza rompere davvero con il passato. Il confronto tra i due pontificati è inevitabile, ma – sottolinea il direttore di AsiaNews – va letto oltre le categorie semplicistiche: ridurlo alla differenza tra un Papa gesuita e uno agostiniano rischia di essere una semplificazione.
"Le differenze si vedono, ma non derivano tanto dalla tradizione religiosa. Gli Agostiniani sono una grande congregazione missionaria, e lo stesso Papa Leone ha viaggiato in tutto il mondo, anche in luoghi dove Francesco non è mai stato".
Il profilo di Papa Leone XIV si radica infatti nel percorso umano e pastorale di Robert Prevost, che durante la sua vita ha ricoperto per due mandati la carica di Superiore Generale dell’Ordine degli Agostiniani, viaggiando in tutto il mondo.
Dai confini più sensibili del pianeta fino ai contesti meno raccontati, emerge una continuità di sguardo sulle periferie: "Leone è stato più volte anche in Cina, per esempio. È stato in Algeria dove tornerà tra qualche giorno per il suo prossimo viaggio. Questo tema delle frontiere, dell’apertura del mondo, è un tema che lo riguarda da vicino".
Una traiettoria che rende il suo profilo, per certi aspetti, inedito.
Guerra e pace: due linguaggi diversi
Sul tema dei conflitti globali, le differenze tra i due Papi sono più sfumate di quanto sembri. Papa Francesco aveva parlato di “Terza guerra mondiale a pezzi”, usando un linguaggio profetico e diretto.
Papa Leone XIV, invece, adotta toni apparentemente più sobri, ma non meno incisivi.
"Ma d'altra parte - aggiunge Bernardelli - è innegabile che, da un punto di vista comunicativo, Papa Leone sia meno mediatico (...) Non ha l’irruenza di Francesco, ma ha una grande capacità di ascolto. È uno che prova a tenere insieme tutto".
Anche Papa Francesco non è stato però in grado di fermare la deriva: "Quindi, si tratta di capire se sia davvero un problema di comunicazione. Il problema è che oggi la pace è un messaggio profondamente controcorrente".
La differenza sta invece nel metodo, puntualizza il direttore di AsiaNews: "Leone utilizza molto di più i canali della diplomazia pontificia". Con Francesco tutto passava dalle sue iniziative personali, dal suo carisma personale.
Comunicazione: spontaneità contro misura
C’è un cambio di ritmo, prima ancora che di contenuto. Papa Francesco parlava come pensava: diretto, istintivo, spesso a braccio, capace di trasformare ogni intervento in un messaggio immediato e riconoscibile.
Con Papa Leone XIV il passo cambia: il tono si fa più riflessivo, il linguaggio più controllato, quasi istituzionale: "I discorsi di Leone sono ponderati, ogni parola è pesata. È un Papa che ritorna a una Chiesa che misura attentamente il linguaggio".
Non è una perdita di forza, ma un diverso modo di esercitarla: meno immediatezza, più costruzione: "Semplicemente un altro modo di comunicare, meno mediatico ma più strutturato, soprattutto sul piano diplomatico".
Viaggi apostolici: dalle periferie simboliche alle rotte strategiche
I viaggi di Papa Francesco erano spesso gesti simbolici forti, scelti per accendere i riflettori su realtà dimenticate. Con Papa Leone XIV si intravede una linea in continuità: "Per ora i suoi viaggi sono in continuità con quelli già programmati. Il primo è stato in Libano, previsto da Francesco, così come quello in Turchia".
Ma emergono già tratti distintivi: "Il viaggio in Algeria sarà molto significativo: è la prima volta per un Papa, e si inserisce nel legame con la tradizione agostiniana. L'Algeria è un Paese dove la presenza dei cristiani non è facile. Il fatto che ci vada un Papa, che ricorda la tradizione di Sant'Agostino, quasi una gloria nazionale (nato in Algeria, ndr), figura ponte tra le due rive del Mediterraneo, potrebbe aprire importanti opportunità".
A seguire, l’Africa subsahariana – Camerun, Angola, Guinea Equatoriale – in un contesto globale segnato da migrazioni e nuovi equilibri.
"Saranno viaggi chiave per capire il suo racconto del mondo. E poi c’è l’Asia: la prospettiva di Seul 2027, per la Giornata mondiale della Gioventù, e forse il Vietnam".
Una Chiesa di prossimità o più istituzionale?
Secondo Bernardelli, la risposta è più complessa: "Leone è un Papa che ha un’idea molto forte: tenere tutti uniti". Dopo un pontificato carismatico ma divisivo come quello di Francesco, il nuovo Papa punta a ricomporre.
"Francesco avviava processi, non si preoccupava di portarli a compimento. Leone si inserisce su questa linea, e cerca di fare sintesi".
Un anno, però, è ancora troppo poco per trarre conclusioni definitive: "Non ha ancora scritto un’enciclica: il suo pontificato è tutto da costruire. I risultati li vedremo col tempo".