Le dichiarazioni di Trump sullo Stretto di Hormuz riaccendono le tensioni globali. Difesa Usa verso livelli record e mercati sotto pressione
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump torna ad alzare i toni sullo scenario internazionale, evocando un possibile intervento diretto nello strategico Stretto di Hormuz, mentre la guerra con l’Iran continua a destabilizzare i mercati globali.
In un messaggio pubblicato sulla piattaforma Truth Social, Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti potrebbero, con più tempo, “aprire” lo stretto e “prendere il petrolio”, prospettando addirittura enormi benefici economici. Tuttavia, il presidente non ha fornito dettagli concreti su come Washington potrebbe sottrarre il controllo della via marittima a Teheran né su quali risorse energetiche intenda rivendicare.
Lo Stretto di Hormuz rappresenta uno dei nodi più cruciali per il commercio globale: collega il Golfo Persico al Golfo di Oman ed è il principale corridoio per il trasporto di petrolio e gas verso i mercati internazionali. Dall’inizio del conflitto, la sua chiusura di fatto da parte dell’Iran ha avuto ripercussioni immediate, facendo impennare i prezzi dell’energia e alimentando timori di gravi carenze.
Oltre agli idrocarburi, il passaggio è fondamentale anche per le forniture agricole: secondo la Nazioni Unite, circa il 13 per cento delle esportazioni globali di fertilizzanti transita attraverso questo stretto, rendendolo vitale anche per l’approvvigionamento europeo.
Trump ha inoltre criticato duramente i partner occidentali per non aver sostenuto la sua proposta di creare una forza navale internazionale per riaprire il corridoio marittimo. In un’intervista al quotidiano britannico Telegraph, ha attaccato apertamente la Nato, definendola una “tigre di carta” e mettendo in discussione il ruolo degli Stati Uniti al suo interno.
Parallelamente alle dichiarazioni, la Casa Bianca ha presentato al Congresso una proposta di bilancio che prevede una spesa per la difesa senza precedenti: 1.500 miliardi di dollari per il prossimo anno. Secondo i documenti ufficiali, si tratterebbe del più grande aumento annuale dalla Seconda Guerra Mondiale, con un incremento del 42 per cento rispetto ai livelli precedenti.
Il piano, elaborato sotto la supervisione del direttore del bilancio Russ Vought, punta a rafforzare le capacità militari statunitensi in un contesto di crescente instabilità globale. Allo stesso tempo, prevede una riduzione del 10 per cento della spesa non legata alla difesa, trasferendo parte delle responsabilità ai governi statali e locali.
Già prima dell’escalation con l’Iran, Trump aveva indicato la modernizzazione delle forze armate come priorità strategica per affrontare le minacce del XXI secolo. Il Pentagono aveva inoltre richiesto circa 200 miliardi di dollari aggiuntivi per sostenere lo sforzo bellico e rifornire le scorte militari.
Le dichiarazioni del presidente e le scelte di bilancio aprono ora a un possibile scontro con il Congresso, chiamato ad approvare le misure. Nel frattempo, i mercati restano in allerta e la comunità internazionale osserva con crescente preoccupazione l’evoluzione di una crisi che potrebbe avere conseguenze su scala globale.