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Crolla il sistema calcio: dimissioni di Gravina e Buffon dopo il flop Mondiale

Il presidente dimissionario Figc, Gabriele Gravina, con il ct Rino Gattuso, e il capodelegazione Gigi Buffon, anch'egli dimessosi per la mancata qualificazione ai Mondiali
Il presidente dimissionario Figc, Gabriele Gravina, con il ct Rino Gattuso, e il capodelegazione Gigi Buffon, anch'egli dimessosi per la mancata qualificazione ai Mondiali Diritti d'autore  AP Photo
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Di Stefania De Michele
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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La mancata qualificazione ai Mondiali provoca un terremoto nel calcio italiano: il presidente Figc si dimette, Buffon lascia il suo incarico e si apre la corsa al nuovo commissario tecnico tra ritorni eccellenti e ipotesi clamorose

Il calcio italiano riparte da zero, o quasi. La terza mancata qualificazione consecutiva ai Mondiali ha provocato un vero e proprio terremoto istituzionale, culminato con le dimissioni del presidente della Figc Gabriele Gravina e, a stretto giro, del capo delegazione azzurro Gianluigi Buffon. Una doppia uscita che segna la fine di un ciclo e l’inizio di una rifondazione profonda.

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Le dimissioni di Gravina e il voto del 22 giugno

La decisione di Gabriele Gravina è maturata al termine di un vertice con tutte le componenti federali, convocato giovedì nella sede Figc di Roma. Come riportato nel comunicato ufficiale, “a inizio lavori, Gravina ha informato i massimi rappresentanti (...) di aver rassegnato le dimissioni dall’incarico affidatogli nel febbraio 2025”, formalizzando così un passo indietro inevitabile dopo il fallimento sportivo della Nazionale.

Contestualmente è stata indetta l’Assemblea straordinaria elettiva per il 22 giugno. Anche in questo caso la Federazione chiarisce che la scelta è stata fatta “nel pieno rispetto dello Statuto federale e per garantire alla nuova governance l’espletamento della procedura d’iscrizione ai prossimi campionati professionistici”, sottolineando la necessità di assicurare continuità operativa nella fase di transizione.

Nel suo congedo, Gravina ha voluto rimarcare il clima del confronto con le varie componenti. Un passaggio che accompagna la sua uscita di scena, mentre restano sullo sfondo anche le polemiche legate alle sue recenti dichiarazioni sulle differenze tra calcio professionistico e dilettantistico, ricondotte - come precisato - alle diverse normative e regolamentazioni che disciplinano i due ambiti.

Effetto domino: Buffon lascia la Nazionale

Alla crisi istituzionale si è aggiunto il passo indietro di Gianluigi Buffon, figura simbolo e pilastro della storia azzurra, la cui decisione è arrivata con parole cariche di dolore e senso di responsabilità dopo la sconfitta contro la Bosnia.

L’ex capitano della Nazionale ha spiegato di avere maturato la scelta già a caldo: “Rassegnare le mie dimissioni un minuto dopo la fine della gara (...) era un atto impellente, che mi usciva dal profondo. Spontaneo come le lacrime e quel male al cuore che so di condividere con tutti voi”.

Buffon ha poi collegato la sua decisione a quella di Gabriele Gravina, sottolineando il senso di responsabilità verso il nuovo corso: “Ora che il presidente Gravina ha scelto di fare un passo indietro, mi sento libero di fare quello che sento (...) perché l’obiettivo principale era riportare l’Italia al Mondiale. E non ci siamo riusciti. È giusto lasciare a chi verrà dopo la libertà di scegliere”.

Nel suo messaggio, l’ex portiere campione del mondo nel 2006 ha anche rivendicato il lavoro svolto dietro le quinte, nel tentativo di ricostruire un’identità tecnica e umana della Nazionale: “Ho cercato di interpretare il mio incarico mettendoci tutte le mie energie (...) per essere anello di congiunzione tra le varie giovanili, cercando di strutturare un progetto che partendo dai giovanissimi arrivi fino alla Nazionale under 21”. Un percorso pensato per rilanciare il sistema, basato su meritocrazia e competenze, ma interrotto dal fallimento sportivo.

Buffon lascia così il suo incarico con amarezza ma anche con orgoglio, ribadendo il legame profondo con la maglia azzurra: “Rappresentare la Nazionale è per me un onore ed una passione che mi divora fin da quando ero un ragazzino (...) Porto nel cuore tutto, con gratitudine, anche nell’epilogo doloroso”. Una chiusura che segna la fine di un’altra colonna portante del calcio italiano.

Il ruolo di Abodi e il futuro di Gattuso

Dietro le dimissioni di Gabriele Gravina c’è stato anche il forte pressing politico, in particolare del ministro per lo Sport Andrea Abodi.

Nelle ore successive alla disfatta, Abodi aveva apertamente chiesto un cambio ai vertici, arrivando a sollecitare le dimissioni e ventilando anche l’ipotesi di un commissariamento. “È evidente a tutti che il calcio italiano va rifondato e che questo processo debba ripartire da un rinnovamento dei vertici della Figc”, ha dichiarato, parlando di una crisi sistemica da affrontare “a 360 gradi”.

Nel mezzo di questa tempesta resta in bilico anche il commissario tecnico Gennaro Gattuso. Proprio Abodi, pur nel contesto di una rifondazione generale, ha voluto difendere il lavoro dell’allenatore.

“Penso che Gattuso abbia fatto la sua parte, al meglio (...) ho ringraziato sia lui, sia lo staff, sia anche i giocatori che hanno dato tutto quello che avevano”, ha detto il ministro. Parole che riconoscono l’impegno dell’ex centrocampista azzurro, chiamato in una situazione complicata e con poco tempo a disposizione.

Allo stesso tempo, il ministro ha chiarito che le valutazioni sul futuro spettano al sistema calcio nel suo complesso: “Dopodiché ci si ferma con calma e poi è il sistema calcio che deve valutare come proseguire”. Un passaggio che lascia aperto ogni scenario, tra conferma, addio o rivoluzione totale anche in panchina.

Caccia al nuovo ct: ipotesi italiane e suggestioni estere

Mentre la Figc prepara il rinnovo dei vertici, si apre anche il dossier più urgente: la scelta del nuovo commissario tecnico.

Tra i candidati italiani spiccano i ritorni di Roberto Mancini, già campione d’Europa nel 2021, e Antonio Conte, profilo di forte carisma e identità. Restano sullo sfondo anche Massimiliano Allegri e Simone Inzaghi.

Ma la crisi potrebbe aprire scenari inediti. Per la prima volta prende corpo l’ipotesi di un ct straniero: il presidente del Senato Ignazio La Russa ha evocato il nome di José Mourinho, suggestione affiancata da outsider di lusso come Pep Guardiola e Jürgen Klopp. Più defilati ma possibili anche Carlo Ancelotti e Claudio Ranieri.

Il fallimento Mondiale e la fine di un’era

L’uscita di scena di Gabriele Gravina chiude una parabola iniziata il 22 ottobre 2018, quando venne eletto presidente della Figc con il 97,2 per cento dei voti, pochi mesi dopo il commissariamento seguito alle dimissioni di Carlo Tavecchio e al fallimento della qualificazione al Mondiale di Russia. Un mandato nato con l’obiettivo di ricostruire il sistema calcio italiano, dopo una delle pagine più nere della sua storia recente.

Il punto più alto resta l’11 luglio 2021, quando l’Italia guidata da Roberto Mancini conquista l’Europeo a Wembley battendo l’Inghilterra. È l’apice della cosiddetta “era Gravina”, costruita anche sulla tenuta del sistema durante la pandemia - con la conclusione del campionato 2019/20 in piena emergenza Covid - e su un rafforzamento politico culminato con l’ingresso nel comitato esecutivo Uefa nell’aprile 2021 e la successiva vicepresidenza sotto la guida di Aleksander Čeferin.

Ma quel trionfo si rivela un picco isolato. Il 24 marzo 2022 arriva il primo shock: l’eliminazione contro la Macedonia del Nord che costa all’Italia il secondo Mondiale consecutivo, dopo gli spareggi persi contro la Svezia cinque anni prima.

Nonostante ciò, Gravina resta saldo al comando, venendo rieletto il 3 febbraio 2025 con il 98,68 per cento dei voti. Nel frattempo si susseguono cambi in panchina e tensioni interne, segnali di un sistema instabile.

Il crollo definitivo arriva con la terza mancata qualificazione consecutiva, maturata dopo la sconfitta ai rigori contro la Bosnia: un fallimento storico che segna la fine di un ciclo.

Non bastano i risultati politici - dalla riforma della governance federale all’assegnazione dell’Europeo 2032 all’Italia insieme alla Turchia - per reggere l’urto di una crisi sportiva ormai strutturale. Dopo anni di resistenza e consenso, anche Gravina è costretto a farsi da parte, chiudendo un’era iniziata per risollevare il calcio italiano e conclusa tra macerie e interrogativi sul futuro.

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