Un attacco al porto di Bandar Khamir ha provocato morti e feriti. L'Iran ha attaccato gli impianti di alluminio nel Golfo. Preoccupa, intanto, l'entrata in guerra degli Houthi rischia di destabilizzare ulteriormente il trasporto marittimo internazionale. In Pakistan colloqui per la pace
La guerra in Medio Oriente è entrata nella quinta settimana e gli attacchi da Israele e Stati Uniti contro l'Iran non si fermano. Continuano anche i colpi di rappresaglia da parte di Teheran contro Israele e gli altri Paesi nel Golfo. Mentre in Pakistan si avviano colloqui per porre fine al conflitto.
Domenica due esplosioni hanno scosso il nord della capitale iraniana Teheran, nei pressi di un edificio dei Pasdaran. L'emittente televisiva del Qatar Al Araby ha riferito poi che la sua sede in Iran è stata danneggiata da un raid.
Attacchi missilistici statunitensi e israeliani hanno colpito la città portuale, Bandar Khamir vicina allo stretto di Hormuz. Nell'attacco, secondo i media iraniani, sarebbero morte cinque persone e ci sarebbero almeno quattro feriti.
I Paesi del Golfo, tra cui Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, riferiscono di aver intercettato decine di droni e missili lanciati da parte dell'Iran. Sabato un attacco contro il Bahrein ha provocato danni e due feriti presso l'impianto della Aluminium Bahrain. Colpita anche la Emal negli Emirati Arabi Uniti. Entrambe, secondo i Pasdaran, sono legate all'industria militare statunitense.
I colloqui in Pakistan per la fine della guerra
Il Pakistan ha dichiarato che Arabia Saudita, Turchia ed Egitto invieranno a Islamabad alti diplomatici per colloqui volti a porre fine alla guerra, arrivando domenica per una visita di due giorni.
Il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif ha dichiarato che lui e il presidente iraniano Masoud Pezeshkian hanno avuto "ampie discussioni" sulle ostilità regionali.
Ma il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha detto per telefono all'omologo turco che Teheran è scettica sui recenti sforzi diplomatici. I media statali iraniani hanno detto che Araghchi ha accusato gli Stati Uniti di fare "richieste irragionevoli" e di mostrare "azioni contraddittorie".
Islamabad, che è emersa come possibile mediatrice grazie alle sue buone relazioni sia con gli Stati Uniti che con l'Iran, ha dichiarato di essere concentrata a colmare le lacune tra le due parti e a porre fine alle ostilità e ai disordini nella regione il più rapidamente possibile.
Nei giorni scorsi l'inviato di Trump, Steve Witkoff, ha dichiarato che Washington ha consegnato all'Iran una "lista d'azione" in 15 punti per un possibile cessate il fuoco, con la proposta di riaprire lo Stretto di Hormuz e di limitare il programma nucleare iraniano, questione al centro delle tensioni con Stati Uniti e Israele. Teheran ha rifiutato la lista e ha presentato una proposta in cinque punti che includeva riparazioni e il riconoscimento della sua sovranità sulla via d'acqua.
Nel frattempo, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che ha appena concluso un tour in Medio Oriente dove ha siglato diversi accordi sulla difesa con i Paesi arabi, ha accusato la Russia di aver condiviso informazioni con l'Iran sulle basi Usa in Medio Oriente.
"Il 24 marzo hanno fotografato la base militare congiunta anglo-americana di Diego Garcia, situata nell'arcipelago delle Chagos, nell'Oceano Indiano. Hanno anche immortalato l'aeroporto internazionale del Kuwait e parte delle infrastrutture del giacimento petrolifero di Greater Burgan. Il 25 marzo hanno fotografato la base aerea Prince Sultan in Arabia Saudita. Il 26 marzo sono stati fotografati il giacimento petrolifero e di gas di Shaybah, sempre in Arabia Saudita, la base aerea di İncirlik in Turchia e la base aerea di Al Udeid in Qatar", ha scritto Zelensky chiedendo misure più dure contro Mosca
Il ruolo degli Houthi nella guerra e il rischio nel Mar Rosso
I ribelli Houthi dello Yemen sostenuti dall'Iran sono entrati sabato nella guerra che dura da un mese, aggiungendo un altro fronte a una situazione già fortemente volatile e in rapido sviluppo.
Il gruppo ha annunciato di aver lanciato la sua prima raffica di missili balistici contro "siti militari israeliani sensibili", a sostegno della resistenza iraniana e degli assi regionali in Libano, Iraq e Palestina.
La notizia giunge mentre circa 2.500 Marines statunitensi arrivano nella regione, sollevando le preoccupazioni che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump possa prendere in considerazione un dispiegamento di terra. Il presidente del parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha dichiarato domenica che gli Stati Uniti stavano pianificando un attacco di terra, nonostante si fossero pubblicamente impegnati in sforzi diplomatici volti a porre fine alla guerra. La presunta operazione è stata ripresa da diversi media Usa tra cui il Washington Post.
La guerra ha minacciato le forniture globali di petrolio e gas, ha provocato una carenza di fertilizzanti e ha interrotto i viaggi aerei nella regione. L'Iran mantiene la sua morsa sul cruciale Stretto di Hormuz, facendo tremare i mercati e i prezzi a livello internazionale.
L'entrata in guerra degli Houthi potrebbe ora danneggiare ulteriormente il trasporto marittimo globale se il gruppo prenderà di nuovo di mira le navi nello stretto di Bab al-Mandeb, al largo del Mar Rosso, attraverso il quale di solito passa il 12% del commercio mondiale.
La missione europea per la sicurezza del traffico marittimo Aspides ha ribadito in un comunicato sabato che prosegue la sua attività di supporto alle navi in transito nel Mar Rosso. "Continua a svolgere il suo mandato difensivo, contribuendo alla libertà di navigazione, garantendo la protezione e la sicurezza del traffico marittimo commerciale attraverso uno dei corridoi commerciali marittimi più vitali e vulnerabili, nel pieno rispetto del diritto internazionale", si legge nella nota.
Tuttavia, potrebbe esserci un lieve sollievo all'orizzonte dopo che venerdì l'Iran ha accettato, in seguito a una richiesta delle Nazioni Unite, di consentire il passaggio di aiuti umanitari e carichi agricoli attraverso lo Stretto di Hormuz, che è stato di fatto chiuso dall'inizio della guerra il 28 febbraio.
Attacchi israeliani contro il Libano: tra i morti giornalisti e paramedici
Israele prosegue le operazioni di terra in Libano, dove le truppe dell'Idf continuano a combattere i membri di Hezbollah sostenuti dall'Iran, nel tentativo di, come descritto dal primo ministro Benjamin Netanyahu, "espandere la zona cuscinetto per proteggere le comunità israeliane settentrionali".
Un soldato israeliano è stato ucciso in combattimento in Libano mentre altri tre sono stati feriti, portando a cinque il totale delle vittime militari da quando Israele ha riacceso la sua guerra con Hezbollah il 2 marzo.
Sabato, un attacco israeliano ha ucciso tre giornalisti nel sud del Libano, e le autorità libanesi hanno denunciato l'attacco come un "crimine di guerra". L'esercito israeliano ha dichiarato di aver preso di mira specificamente uno di loro, un noto reporter della rete Al Manar di Hezbollah, accusandolo di operare "all'interno dell'organizzazione terroristica Hezbollah sotto le sembianze di un giornalista".
Domenica due paramedici sono stati uccisi in un attacco a un centro appartenente a un'organizzazione sanitaria, vicino all'ospedale governativo di Bint Jbeil. Lo riportano diversi media tra cui l'agenzia di stampa ufficiale libanese Nna.