Secondo l’economista Yanis Varoufakis al Web Summit Qatar, il capitalismo è stato soppiantato dal tecno‑feudalesimo, dove grandi piattaforme digitali detengono potere assoluto. Avverte sui rischi delle monete stabili e chiede la democratizzazione delle banche centrali
Il capitalismo come lo conosciamo “è già finito” e il mondo si trova oggi in una nuova fase socio‑economica che Yanis Varoufakis, ex ministro delle Finanze greco, definisce “tecno‑feudalesimo”, in cui le grandi aziende tecnologiche esercitano un potere senza precedenti sul comportamento umano.
La dichiarazione è stata rilasciata a Euronews dopo il suo intervento al Web Summit Qatar 2026 di Doha, dove l’economista ha lanciato un monito critico sullo stato dell’economia globale e della finanza digitale.
“Il capitalismo è già finito e non lo sappiamo nemmeno”, ha sottolineato Varoufakis, secondo cui i tradizionali dibattiti sul futuro del capitalismo non colgono la portata del cambiamento in corso. La sua tesi è che il modello di mercato basato su profitti e concorrenza è stato gradualmente sostituito da un sistema dominato da grandi piattaforme digitali che, più che competere nei mercati, creano dei veri e propri feudi digitali in cui estraggono ricchezza sotto forma di affitti o “cloud rent”.
Il ruolo delle piattaforme digitali
Secondo Varoufakis, le moderne piattaforme tecnologiche non si limitano a vendere prodotti o servizi, ma modellano comportamenti, accumulano dati e influenzano desideri e decisioni degli utenti, spostando il fulcro del potere economico dalla produzione di beni a modalità più pervasive di controllo sociale.
“Chi possiede questo potere può indirizzarvi, addestrarvi, ottenere la vostra fiducia e infondere desideri in voi. Questo non è più capitalismo. Benvenuti nel tecno‑feudalesimo”, ha affermato, riferendosi alla capacità di queste piattaforme di imporre condizioni e tariffe come fossero signori feudali digitali.
Stablecoin e rischio sistemico
Varoufakis ha anche espresso preoccupazione per la crescita delle cosiddette “monete stabili” (stablecoin) nel sistema finanziario globale, sostenendo che questi strumenti stanno rimodellando il sistema monetario in modi potenzialmente rischiosi.
Ha citato negli Stati Uniti il cosiddetto Genius Act, sostenendo che con esso si stia di fatto privatizzando il dollaro, trasferendo parte delle funzioni della Federal Reserve a entità private con potere di creare moneta digitale. Questo sviluppo, avverte l’economista, potrebbe creare un pericoloso ciclo tra debito pubblico e moneta privata e aumentare la vulnerabilità del sistema finanziario a futuri shock, in modo analogo alla crisi del 2008.
Disuguaglianza e capitale cloud
Al centro della critica di Varoufakis c’è anche la crescente disuguaglianza economica dovuta alla proprietà di ciò che definisce “capitale cloud”. In questa nuova architettura, non è la produzione materiale di beni a determinare la ricchezza, ma il controllo delle piattaforme digitali, dell’infrastruttura di dati e degli algoritmi che ne guidano l’uso.
Per l’economista, la questione fondamentale diventa chi controlla le macchine e i sistemi che possono influenzare il comportamento individuale e collettivo.
La proposta: democratizzare le banche centrali
Come possibile rimedio alla concentrazione di potere, Varoufakis ha proposto la “democratizzazione delle banche centrali”. Secondo la sua visione, tutti dovrebbero avere gli stessi diritti di accesso agli istituti di emissione monetaria che oggi sono riservati a grandi istituzioni finanziarie come JP Morgan o Bank of America.
“Il denaro dovrebbe essere un bene comune, non un privilegio”, ha detto, affermando che sebbene la tecnologia per realizzare questa visione esista, la resistenza politica è elevata perché tali riforme ridurrebbero l’influenza sia delle istituzioni finanziarie tradizionali sia delle grandi aziende tecnologiche.
Uno sguardo critico al presente
La teoria del tecno‑feudalesimo di Varoufakis non è ancorata solo alla provocazione: l’economista ha pubblicato anche un libro su questo tema, in cui sviluppa l’idea che il capitalismo sia stato gradualmente soppiantato da una nuova forma di estrazione di ricchezza basata sulla tecnologia e sulla raccolta di dati, piuttosto che sulla produzione e sul libero mercato come sedi principali del profitto.
Sebbene il dibattito accademico resti aperto e le critiche alla tesi di Varoufakis non manchino, la sua analisi ha riacceso la discussione su come regolamentare il potere delle piattaforme digitali e su come garantire che la transizione verso un’economia sempre più tecnologica non si traduca in una forma di dominio economico e sociale ancora più concentrato e meno democratico.