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49 dipendenti dei Musei contro il Vaticano per le condizioni di lavoro

Il mazzo di chiavi dei Musei Vaticani in mano al clavigero
Il mazzo di chiavi dei Musei Vaticani in mano al clavigero Diritti d'autore Andrew Medichini/Copyright 2021 The AP. All rights reserved
Diritti d'autore Andrew Medichini/Copyright 2021 The AP. All rights reserved
Di Maria Michela Dalessandro
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Il Governatorato del Vaticano ha un mese di tempo per evitare che le rivendicazioni di 49 dipendenti dei Musei Vaticani finiscano in tribunale. L'avvocato Laura Sgrò a Euronews: mi auguro ci sia un confronto con i lavoratori non solo per migliorare la situazione attuale ma per il futuro

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"49 dipendenti dei Musei Vaticani si sono rivolti a me dopo aver provato anche individualmente ad avere un confronto con il Governatorato. Qualcuno è stato ricevuto altri no, in ogni caso non vi è stato nessun risultato". Le parole dell'avvocato Laura Sgrò a Euronews fanno seguito alla decisione di alcuni lavoratori dei Musei Vaticani di iniziare un'azione formale contro il Governatorato della Città del Vaticano per le condizioni di lavoro. Tra le richieste principali il riconoscimento di alcuni diritti fondamentali in tema di lavoro.

Cosa denunciano i 49 dipendenti dei Musei Vaticani

Al momento sono solo 49 su 700 i dipendenti dei Musei Vaticani che hanno avviato l'azione. Tra loro 47 custodi, un restauratore e un addetto al bookshop. L'avvocato Sgrò sottolinea che in Vaticano non esiste alcun sindacato: un lavoratore non può quindi avere un dialogo con il datore di lavoro ma accettare delle condizioni già prestabilite. 

Le accuse da parte dei lavoratori riguardano più fronti legati ai diritti e alla sicurezza.  I 49 rivendicano straordinari pagati meno degli ordinari, in caso di malattia nessuna fascia orario di controllo ma un obbligo da parte del lavoratore di rimanere a casa e non potersi neanche recare dal medico. In assenza di ammortizzatori sociali e cassa integrazione durante la pandemia i dipendenti si sono inoltre ritrovati con un monte ore negativo da recuperare nonostante la chiusura forzata di tutti i musei compresi i Vaticani. 

L'iter legislativo in Vaticano

Nel colloquio con Euronews l'avvocato Sgrò spiega il percorso obbligatorio a tre tappe per una causa di lavoro presso il Vaticano. La prima, attivata dagli assistiti di Sgrò, è il ricorso gerarchico, un’istanza formale con altrettante richieste al Capo dicastero, l’esecutivo della Santa sede, guidato dal cardinale Fernando Vergez Alzaga.

Il tempo di risposta per questo tipo di istanze è di trenta giorni, "ma non è obbligatorio che il datore di lavoro risponda - continua la legale -. Mi aspetto una risposta nella prima decade di giugno". 

Nel caso in cui, passati i trenta giorni, la parte non abbia ricevuto un responso, o che quest'ultimo non sia ritenuto soddisfacente, il lavoratore può rivolgersi all’ufficio del lavoro della sede apostolica (Ulsa). 

Un ricorso all’Ulsa fa sì che il direttore convochi le parti per poi trovare una conciliazione e un accordo: in assenza di una conciliazione, da quel momento in poi le parti possono andare in tribunale. 

A differenza dell’Italia, dove la conciliazione avviene nella prima udienza in aula, in Vaticano segue un percorso obbligatorio esterno.

L'avvocato Sgrò a Euronews: la questione non riguarda solo questi 49 lavoratori ma molte più persone

"Il mio augurio è quello che ci sia una risposta in tempi celeri, che ci sia un confronto tra lavoratori e datore di lavoro", conclude l'avvocato Sgrò. 

Il legale sottolinea l'importanza di un'azione del genere, non solo per la situazione attuale ma per una possibile formazione di nuove leggi. 

È probabile che la vicenda possa prendere una piega più grande, spiega l'avvocato: "prima che questo accada spero ci sia un tavolo dove sedersi e coinvolgere i lavoratori".

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