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Caso Salis, lettera dal carcere il 2 ottobre: l'Italia sapeva delle sue condizioni

Ilaria Salis nel tribunale di Budapest che la sta processando per aggressione a due presunti neonazisti ungheresi
Ilaria Salis nel tribunale di Budapest che la sta processando per aggressione a due presunti neonazisti ungheresi Diritti d'autore RTL Hungary via AP
Diritti d'autore RTL Hungary via AP
Di Gabriele Barbati
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Ilaria Salis aveva inviato un memoriale ai suoi avvocati mesi fa, tramite il consolato italiano a Budapest, descrivendo le sue condizioni. "A pranzo danno zuppe acquose dove spesso ci sono pezzi di plastica e peli". L'Ungheria nega

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Ilaria Salis ha fatto pervenire il 2 ottobre al suo avvocato, tramite il consolato italiano in Ungheria, una lettera dal carcere in cui spiegava le condizioni inumane a cui era sottoposta.

Il memoriale, pubblicato in esclusiva mercoledì sera dal Tg La7, prova che le autorità italiane sapessero almeno da inizio ottobre della situazione della nostra connazionale, come già denunciato dal padre della donna, Roberto Salis. 

Dopo l'arresto "sono stata costretta a rivestirmi con abiti sporchi, malconci e puzzolenti che mi hanno fornito in questura e a indossare un paio di stivali con i tacchi a spillo che non erano della mia taglia" ha scritto Salis in cella, dopo otto mesi di reclusione e sotto divieto di parlare con l'esterno.

"Sono rimasta per 5 settimane senza ricevere il cambio lenzuola" e poi "per i primi 3 mesi sono stata tormentata dalle punture delle cimici da letto. Oltre alle cimici, nelle celle e nei corridoi è pieno di scarafaggi. Nei corridoi esterni spesso si aggirano topi" si legge nel testo, quindici pagine di una grafia fitta, consegnate a un ex politico italo-ungherese della sinistra radicale, ora impiegato al consolato.

La 39enne maestra milanese precisava che le sue condizioni fossero note da tempo alla nostra diplomazia e conclude rivolgendosi ai suoi legali in Italia: "Gli avvocati ungheresi dicono che non si può far niente perché per loro tutto ciò è assolutamente normale ma so che in Italia non è per niente normale".

"Salis non è credibile" ha replicato il governo dell'Ungheria

"La credibilità di Ilaria Salis è altamente discutibile, come dimostrato tra l'altro dalle false dichiarazioni da lei rilasciate circa la sua istruzione, la sua situazione familiare e le sue relazioni personali, che si sono poi rivelate false" ha commentato Zoltan Kovacs, portavoce di Viktor Orban.

Proprio con il premier ungherese, martedì, la premier Giorgia Meloni ha avuto un colloquio telefonico che, oltre alle questioni che i due leader discuteranno alla riunione di giovedì del Consiglio dell'Unione europea, ha incluso il caso Salis.

"Non tocca al governo italiano entrare nel merito della vicenda giudiziaria. Rispettiamo le decisioni della magistratura ungherese ma pretendiamo il rispetto delle normative comunitarie per quanto riguarda il trattamento dei detenuti"ha detto mercoledì alla Rai il ministro degli Esteri, Antonio Tajani.

Salis era comparsa lunedì davanti a un tribunale di Budapest con delle manette ai polsi e alle caviglie, accompagnata da una agente che teneva l'estremità di una catena, poi sganciata per fare sedere l'imputata. Le immagini hanno fatto il giro d'Europa e del mondo.

L'Italia ha convocato subito l’ambasciatore ungherese a Roma per chiedere conto delle condizioni di detenzione di Salis e proporre misure alternative al carcere.

Il segretario generale della Farnesina, Riccardo Guariglia, ha chiesto al rappresentante dell'Ungheria a Roma che a Ilaria Salis sia accordato "al più presto un regime di custodia cautelare in linea con la normativa europea" e "l'accesso alla traduzione in italiano degli atti di accusa e ai video di sorveglianz****a alla base dell'imputazione, per assicurare un equo processo".

"Non è accettabile vedere un cittadino italiano trascinato in catene, in una nazione della comunità europea" ha dichiarato lunedì al Tg3 il padre di Ilaria, Roberto Salis, che con i legali ha incontrato martedì l'ambasciatore italiano in Ungheria, Manuel Jacoangeli.

"Per la prima volta c'è un concreto interesse ad appoggiare la nostra richiesta che Ilaria torni a casa e sia liberata. E questo si può realizzare con la misura dei domiciliari in Italia" ha detto l'avvocato Eugenio Losco.

"Il nostro ambasciatore ha chiesto al ministro della Giustizia ungherese di chiedere al procuratore generale di valutare le condizioni di detenzione di Ilaria Salis e di riferirgli a stretto giro. Il ministro lo ha già fatto e aspettiamo una risposta" ha detto martedì il ministro Tajani in audizione alle Commissioni Esteri di Camera e Senato.

La denuncia di Roberto Salis: "L'Italia non ha fatto nulla per mesi"

"Credo che l'Ambasciata italiana abbia partecipato ad almeno quattro udienze in cui mia figlia è stata portata in queste condizioni davanti al giudice" ha denunciato il padre di Ilaria, durante la trasmissione Agorà di martedì su Rai Tre.

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"Non avevamo evidenza del trattamento che stava subendo, fino al 12 ottobre quando mia figlia ha scritto una lettera. Gli unici che lo sapevano, e non hanno detto nulla, sono le persone dell'Ambasciata italiana in Ungheria. Evidentemente in questi undici mesi hanno avuto impegni molto più gravosi" ha aggiunto Salis.

IIaria Salis in catene ai giudici in Ungheria: "Sono innocente"

Nell'udienza di lunedì, durata tre ore, Ilaria Salis è riuscita a sorridere diverse volte. Si è dichiarata innocente e ha lamentato l'impossibilità per lei e per la difesa di visionare le carte giudiziarie. Dovrà resterà in carcere almeno sino alla prossima udienza del 24 maggio.

La donna ha rifiutato il patteggiamento a 11 anni di reclusione offerto dalla procura, che la considera la principale responsabile dell'aggressione in "associazione a delinquere" con gli altri due imputati, due cittadini tedeschi. La pena, così come la custodia cautelare di ormai undici mesi, sembra infatti sproporzionata per un'aggressione che ha causato alla vittime pochi giorni di prognosi.

La questione ha accesso anche il dibattito politico in Italia, con l'opposizione che ha chiesto risposte al governo e alla premier Giorgia Meloni.

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