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Gaza, crisi umanitaria catastrofica: mancano cibo e acqua, l'intera popolazione afflitta dalla fame

Persone sfollate a Gaza in fila per il cibo
Persone sfollate a Gaza in fila per il cibo Diritti d'autore Fatima Shbair/Copyright 2023 The AP. All rights reserved
Diritti d'autore Fatima Shbair/Copyright 2023 The AP. All rights reserved
Di Ilaria Cicinelli
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Si aggrava sempre di più la crisi umanitaria nella Striscia di Gaza, dove l'intera popolazione rischia la fame. Più di un milione di persone già è afflitta in modo grave dalla mancanza di cibo. La situazione più critica a Gaza City e al nord dove molti sostituiscono la farina con il foraggio

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Sono "catastrofiche" le condizioni umanitarie a Gaza a causa della carenza di cibo. Così le ha definite l'agenzia delle Nazioni unite per i rifugiati palestinesi (Unrwa).

"Il minimo che si possa dire è che la situazione è molto tragica", spiega ad Anadolu Inas Hamdan, responsabile dell’informazione pubblica a Gaza. "I generi alimentari di base come farina e riso non sono disponibili e gli abitanti già non ne trovano abbastanza per soddisfare la loro fame".

Le restrizioni israeliane impediscono l'ingresso di aiuti umanitari, in particolare a Gaza city e nelle aree settentrionali. Qui in molti sono costretti a sostituire la farina con il foraggio destinato agli animali. In assenza di condizioni di vita adeguate la carenza di cibo porterà presto a un significativo peggioramento delle condizioni di salute di decine di migliaia di palestinesi.

Il portavoce dell'Unrwa Adnan Abu Hasna ha riferito che ogni giorno nel nord di Gaza entrano da cinque a sette camion di aiuti.“Questi non soddisfano i bisogni della popolazione del nord di Gaza”, ha detto ad Anadolu. “Decine di migliaia di persone muoiono di fame lì”.

Tutta la popolazione di Gaza a rischio carestia: i numeri del disastro umanitario

Secondo l'Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari (Ocha) sono 2,2 milioni le persone esposte al rischio imminente di carestia, su una popolazione totale di 2,3 milioni. Sono invece 378mila le persone alla fase 5 dell'indice di sicurezza alimentare, lo stadio più grave che indica come siano già afflitte in modo gravissimo dalla fame e dalla deprivazione di cibo. Altre 939mila persone si trovano al quarto stadio, in una situazione di emergenza.

L'85 per cento dei palestinesi, 1,7 milioni secondo la stima dell'Onu, è sfollata internamente e il 60 per cento delle infrastrutture in tutta la Striscia è stato danneggiato o distrutto. Di queste oltre 70mila unità abitative sono state totalmente distrutte e 290mila danneggiate. Insieme al cibo mancano acqua pulita e medicine. Solo un condotto idrico su tre proveniente da Israele è operativo.

Su 36 ospedali solo 14 sono parzialmente funzionanti, sette nel nord e sette nel sud della Striscia e si registrano carenze critiche di medicine, sangue e forniture mediche. Almeno mille pazienti rischiano l'insufficienza renale e più di duemila persone affette da cancro non riescono ad accedere a tutte le cure necessarie. A rischio anche la vita di 130 neonati, al momento nelle incubatrici. 

L'Unrwa riferisce che l'epatite A si sta diffondendo nei campi dove si rifugiano gli sfollati a causa del sovraffollamento, della carenza di condizioni igieniche adeguate e dell'acqua pulita. Diversi focolai sono già stati registrati. 

Sono almeno 25.900 i palestinesi uccisi dall'offensiva israeliana e almeno 64.110 le persone ferite. Le cifre sono tuttavia ancora da verificare in maniera indipendente.

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