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Gaza: il leader di Hamas al Cairo per discutere di una tregua. Attesa per il voto all'Onu

Il leader di Hamas Ismail Haniyeh
Il leader di Hamas Ismail Haniyeh Diritti d'autore Hatem Moussa/AP2011
Diritti d'autore Hatem Moussa/AP2011
Di Maria Michela D'Alessandro
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Il capo di Hamas in Egitto per una possibile seconda tregua dei combattimenti a Gaza. Ma Netanyahu frena: continueremo a combattere fino al raggiungimento dei nostri obiettivi

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C'è attesa per l'esito dei colloqui tra il leader di Hamas, Ismail Haniyeh e i funzionari egiziani su una possibile seconda tregua dei combattimenti a Gaza con Israele

Insieme all'ex leader del gruppo islamista Khaled Meshal, Haniyeh è arrivato nel primo pomeriggio del 20 dicembre al Cairo, in Egitto, per i negoziati, mediati da Qatar ed Egitto, su una tregua con Israele. Non è ancora noto il numero di persone che potrebbero essere liberate nei prossimi giorni: se dovesse esserci un accordo, Hamas restituirebbe però alcuni ostaggi israeliani in cambio del rilascio da parte di Israele di detenuti palestinesi. 

La proposta presentata da Israele ad Hamas prevede una pausa di una settimana nei combattimenti nella Striscia di Gaza in cambio del rilascio di 40 ostaggi: ad affermarlo Barak Ravid, analista di politica estera della Cnn, citando due funzionari israeliani e un'altra fonte a conoscenza della questione.

In settimana anche il ministro degli Esteri britannico David Cameron si recherà in Giordania e in Egitto per sollecitare un cessate il fuoco e ulteriori pause umanitarie a Gaza.

Non si è fatta attendere la risposta del premier israeliano Benjamin Netanyahu: "Non smetteremo di combattere finchè non raggiungeremo tutti gli obiettivi che ci siamo prefissati: l'eliminazione di Hamas, il rilascio dei nostri ostaggi e l'eliminazione della minaccia da Gaza". In un video pubblicato su X Netanyahu ha aggiunto che i terroristi di Hamas hanno solo due opzioni: "arrendersi o morire". 

Ancora posticipato il voto al Consiglio di sicurezza dell'Onu

Dopo due giorni di rinvii, mercoledì 20 dicembre è il giorno del voto al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite di una proposta per chiedere a Israele e Hamas di consentire l'accesso di aiuti a Gaza e di istituire un monitoraggio Onu dell'assistenza umanitaria - il voto, previsto per lunedì 18 dicembre, è stato posticipato prima a martedì e poi a oggi. 

La bozza della risoluzione, scritta dagli Emirati Arabi Uniti, chiede la sospensione dei combattimenti per un tempo sufficiente a consegnare gli aiuti umanitari via terra, via mare e via aerea, e propone un sistema di monitoraggio di consegna degli aiuti da parte dell’Onu. Sarebbe questo il punto di stallo: secondo il New York Times, alcuni diplomatici del Consiglio di sicurezza hanno riferito che le pressioni di Israele si concentrano sul monitoraggio delle Nazioni Unite, chiedendo quindi agli Stati Uniti di non accettare l’incarico di ispezionare gli aiuti a Gaza, perché escluderebbe Israele da qualsiasi ruolo di controllo.

Sempre più grave la situazione umanitaria a Gaza

Secondo il Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite circa il 90% delle famiglie non mangia per un giorno e una notte interi in alcune aree della Striscia. Oltre alla mancanza di beni di prima necessità, a Gaza è sempre più difficile reperire acqua pulita e potabile. 

Stando alle stime dell'Unicef, i bambini sfollati di recente nel sud della Striscia di Gaza hanno accesso solo a 1,5-2 litri d'acqua al giorno, ben al di sotto dei requisiti raccomandati per la sopravvivenza. Per gli standard umanitari, la quantità minima di acqua necessaria in caso di emergenza è di 15 litri, che comprende acqua per bere, lavarsi e cucinare. Per la sola sopravvivenza, il minimo stimato è di 3 litri al giorno.

Dopo le violenti piogge della scorsa settimana, le autorità sanitarie di Gaza hanno dichiarato di aver documentato 360.000 casi di malattie infettive nei rifugi e che il numero reale potrebbe essere più alto. Dopo le violenti piogge, i partner umanitari che forniscono assistenza per l’acqua, i servizi igienico-sanitari e l’igiene alla popolazione di Gaza, hanno segnalato l’urgente necessità di materiali da costruzione per riparare le condutture idriche danneggiate.

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