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Madrid, proteste e scontri contro l'amnistia alla vigilia del voto di fiducia a Sánchez

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Image Diritti d'autore Manu Fernandez/Copyright 2023 The AP. All rights reserved
Diritti d'autore Manu Fernandez/Copyright 2023 The AP. All rights reserved
Di Michela Morsa
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Mercoledì il primo ministro ad interim ha rivendicato la firma dell'accordo con gli indipendenti catalani che gli permette di aver i numeri per essere riconfermato al governo. Quattordici arresti e nove feriti durante la manifestazione davanti alla sede del Psoe

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La Spagna si spacca intorno all'accordo di amnistia per i separatisti catalani, funzionale alla rielezione del primo ministro ad interim Pedro Sánchez. A poche ore dal voto di fiducia in Parlamento che con tutta probabilità riconfermerà il leader del Psoe a capo del governo spagnolo - grazie all'appoggio interessato dei partiti indipendentisti catalani -, per le strade del Paese imperversano le proteste di chi, a vario titolo, rifiuta di concedere il perdono a coloro che hanno infranto la legge durante il fallito tentativo di secessione del 2017. 

Mercoledì, mentre il leader del Psoe difendeva davanti all'Assemblea l'accordo siglato con i due partiti separatisti catalani Erc e Junts, centinaia di manifestanti si sono radunati nei pressi del Congresso per protestare contro l'amnistia, contro Sánchez e contro la stampa. Con 1600 agenti dispiegati, un numero mai visto prima nel centro di Madrid, non c'è stato alcun incidente. 

Lo stesso non si può dire dei raduni svoltisi in tarda serata di fronte alla sede nazionale del Partito socialista. Alcune migliaia di manifestanti, tra cui militanti dell'estrema destra, per la tredicesima serata consecutiva, si sono dati appuntamento in Calle Ferraz per protestare contro l'amnistia. 

Alcuni individui con i volti coperti hanno lanciato bottiglie, petardi e altri oggetti su giornalisti e agenti della polizia, che hanno reagito con alcune cariche di alleggerimento per disperdere la folla. Poi, davanti alle telecamere, alcuni hanno bruciato un paio di bandiere catalane. "Siamo una dittatura", urlano tanti, insultando Sánchez e il Psoe. Alla fine si sono registrati nove feriti lievi, tra cui un agente di polizia e 14 arresti.

Gli scontri assumono un valore politico rilevante dal momento che molti manifestanti hanno ripetuto per strada i concetti espressi al Congresso dal leader di Vox, Santiago Abascal. Lui, insieme ai colleghi di partito, dopo l'intervento, ha lasciato l'aula per unirsi alle proteste davanti alla sede del Psoe. 

La difesa di Sánchez

In Parlamento l'atmosfera non è stata meno conflittuale. Sánchez ha aperto la sessione parlamentare per l'investitura con un lungo discorso, non solo rivendicando la firma dell'accordo di amnistia, ma anche presentando in grandi linee il programma del prossimo governo. 

"Concederemo l'amnistia perché le circostanze sono quelle che sono: bisogna fare di necessità virtù in nome della Spagna, dell'interesse nazionale, per difendere il progresso sociale, per superare le fratture del passato. L'amnistia è una misura completamente legale e costituzionale come ce ne sono state tante in Europa. Il problema del Pp e di Vox non è l'amnistia ma che non hanno accettato il risultato elettorale", ha detto il leader del Psoe, facendo intendere di aver scelto il male minore. Tutto piuttosto che spianare la strada all'estrema destra, di cui i conservatori del Partito popolare sono sempre più ostaggio. 

Sánchez ha insistito molto sul bisogno di unità, funzionale alla prosperità del Paese: "La domanda che dobbiamo farci è come garantire la convivenza con la Catalogna. [...] Abbiamo di fronte o la via della contrapposizione e dello scontro o quella del perdono. La prima è quella seguita dal Partito popolare e che ha portato alla peggiore crisi della nostra storia. O la nostra basata sul dialogo, la pace sociale e la riconciliazione. Cosa preferisce la gente: la Catalogna del 2017 o quella del 2023? Noi scommettiamo sul dialogo".

Il nostro governo è un muro contro la minaccia dell'estrema destra
Pedro Sánchez
Primo ministro ad interim spagnolo

Il duro attacco dell'opposizione

L'opposizione, che accusa il primo ministro di aver attentato allo stato di diritto - Vox parla addirittura di "golpe" - e di aver tradito la nazione concedendo l'amnistia solo per rimanere ancorato al potere, ha risposto per le rime. "Sánchez vuole una Spagna rassegnata e in silenzio. Invece la ascolterete ancora ovunque: in piazza, come in Parlamento diremo no a una democrazia umiliata, a un'amnistia che non migliora la convivenza, anzi a distrugge. Questo governo è il frutto di una corruzione politica", ha detto in aula il leader del Pp Alberto Núñez Feijóo. 

"Siamo una maggioranza che non è più silenziosa, che chiede nuove elezioni. Sánchez  ha perso ogni credito: il suo discorso di oggi è stato un delirio, ha perso il senno", ha aggiunto, parlando di "frode elettorale" ed elencando tutte le vecchie dichiarazioni del leader socialista, quando negava ogni ipotesi di accordo con gli indipendentisti, sia catalani che baschi. 

Molto più estremo l'attacco del leader di Vox Santiago Abascal, che non solo ha gridato al "colpo di Stato", ma è arrivato a paragonare Sánchez a Hitler: "Questo parlamento non può attentare alla costituzione, alla legge, all'unità della Nazione. Ma pare che 179 deputati possono farlo, portare avanti un colpo di stato contro la Spagna, vogliono la fine dello stato di diritto e l'inizio di una tirannia. Davanti a tutti gli spagnoli accuso Sanchez di organizzare un golpe. Il suo è un governo illegale. L'unica sedia che si merita è quella di imputato davanti a un tribunale", ha detto Abascal, invitato poi dalla presidente del Parlamento a ritirare le accuse.

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