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Berlino, cercasi casa disperatamente. Un discusso referendum per risolvere il caro-affitti

Bella e costosa: Berlino!
Bella e costosa: Berlino! Diritti d'autore Michael Sohn/AP
Diritti d'autore Michael Sohn/AP
Di Kristina Jovanovski da Berlino - Edizione italiana: Cristiano Tassinari
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Un'associazione di cittadini berlinesi sta raccogliendo firme per un referendum che chiede l'esproprio di 200.000 appartamenti, nella speranza di risolvere il problema del caro-affitti e della crisi degli alloggi, nella capitale più costosa d'Europa

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BERLINO (GERMANIA) 
Chris Anders, residente a Berlino, ama la diversità del suo quartiere. Ma come molti nella capitale tedesca ha impiegato un po' di tempo a trovare il suo quartiere ideale. E mentre cercava un appartamento adatto alle sue tasche, in un anno ha vissuto in cinque subaffitti.

"Qui hai sempre la sensazione che non riuscirai mai a trovare una casa... E la cosa mi aveva destabilizzato, facendomi perdere il controllo della mia vita", racconta Chris.
"Ero sempre preoccupato. Non riuscivo più a dormire. Ero sempre alla ricerca di un nuovo posto dove stare. Finalmente l'ho trovato!"

Euronews
Un tè berlinese per Chris.Euronews

Berlino: i prezzi aumentano, gli alloggi diminuiscono

Chris fa parte di un gruppo di attivisti chiamato "Expropriate Deutsche Wohnen and Co." Il gruppo sta spingendo per un referendum, affinché il comune di Berlino acquisti e trasformi in "social housing" più di 200.000 appartamenti, con l'obiettivo di risolvere il problema della carenza di case e per limitare l'aumento vertiginoso degli affitti.
Da anni, a Berlino i prezzi aumentano, mentre la disponibilità di alloggi diminuisce.
Gli attivisti hanno bisogno di centinaia di migliaia di firme per ottenere questo referendum cittadino, due anni dopo una votazione simile, il referendum del settembre 2021, che non fu vincolante per le autorità municipali di Berlino. Nonostante la netta affermazione del "Sì" agli espropri, infatti nulla è cambiato.   

Spiega l'inviata di Euronews, Kristina Jovanovski:
"La città ha istituito una commissione per esaminare come eventualmente applicare la decisione del referendum. La commissione ha affermato che le case potrebbero essere espropriate in cambio di un pagamento. Ma gli attivisti temono che i politici stiano cercando di ritardare l’attuazione di tale piano”.

Euronews
La giornalista sotto il cielo di Berlino...Euronews

Referendum vincolante

Questa volta gli attivisti proporranno un referendum dall'esito vincolante, con una legge specifica, in modo che possa essere applicata rapidamente. Ma i critici sostengono che ciò non aiuterebbe comunque ad aumentare gli alloggi, in un momento in cui il settore edile fatica ad espandersi ulteriormente, in una Berlino quasi irriconoscibile rispetto al passato.

La guerra in Ucraina, inoltre, ha fatto lievitare i costi dei materiali da costruzione in Germania. Alcune aziende sono fallite, altre hanno cancellato interi progetti residenziali. 
E una legge sugli espropri non aiuterebbe affatto.
Lo conferma l'esperto dell'Associazione dei costruttori. 

"Ma chi costruirebbe sapendo che lo Stato può espropriare?"

"Una legge di questo tipo non farebbe altro che diminuire la motivazione per gli investitori, perché avrebbero sempre il timore che il lato pubblico, vale a dire lo Stato, si porti via le abitazioni su cui hanno investito", spiega Tim-Oliver Muller, membro dell'Associazione tedesca dell'industria edile. 
"E non sarebbe un investimento sicuro, perché non si sa quanto a lungo si possa disporre delle case per rifinanziare il proprio investimento".

Euronews
"La legge sugli espropri sarebbe controproducente".Euronews

Per Chris Anders i prezzi dei nuovi appartamenti berlinesi sono fuori portata quasi per tutti. E la sua associazione cerca di proteggere gli inquilini che rischiano di perdere la casa dove vivono attualmente.  
"Dobbiamo innanzitutto garantire che le persone possano almeno restare dove sono, nel loro appartamento, nella loro casa, tra le loro reti sociali della comunità. In definitiva", conclude Chris Anders, "nel posto in cui sono abituati a vivere".

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