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Rubiales lascia ma non molla: "Quel bacio non era violenza"

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Rubiales Diritti d'autore AP / Manu Fernandez
Diritti d'autore AP / Manu Fernandez
Di Euronews
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"Non era violenza, ma non voglio che a pagare sia il calcio spagnolo". Lascia ma non molla, il presidente della Federcalcio spagnola, nella bufera per il bacio alla capitana Hermoso. Sollievo di sport e politica: "Il paese femminista avanza ora più spedito"

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È con un sospiro di sollievo, che calcio e politica spagnola accolgono le dimissioni di Luis Rubiales, il presidente della federcalcio spagnola che aveva imbarazzato sport e istituzioni, con il suo bacio della discordia alla calciatrice Jenni Hermoso.

Un semplice "È finita" il commento affidato ai social dalla Ministra per l'uguaglianza Irene Montero. Più esplicito, invece, il commento della seconda vice-prima ministra Yolanda Diaz: "Il paese femminista avanza ora più rapidamente - ha detto -. Siamo con te e con tutte le donne, Jenni".

Dal canto suo, Rubiales lascia ma non molla: "Quel bacio non era violenza - le parole con cui ha continuato a difendersi - ma le condizioni per continuare a lavorare non sussistono e non voglio che a pagare sia tutto il calcio spagnolo". 

A scatenare il caso, un bacio sulla bocca alla capitana Jenni Hermoso, con cui il 20 agosto aveva celebrato il successo della nazionale spagnola ai mondiali. Immortalato dai fotografi, il gesto era stato poi bollato come un'imposizione dalla stessa calciatrice, scatenando un'ondata di indignazione e proteste in tutto il Paese. 

La FIFA lo aveva in seguito sospeso dalle sue funzioni per 90 giorni e nell'ultimo mese Rubiales aveva resistito alle pressioni del governo spagnolo, che cercava di allontanarlo dalla Federazione attraverso una sanzione della TAD. Contro di lui, pochi giorni fa, Hermoso aveva sporto una denuncia in Procura.

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