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Accordo sul grano, nessun passo avanti dopo l'incontro tra Putin ed Erdogan

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Image Diritti d'autore Sergei Guneyev/Sputnik
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Di Michela Morsa
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Il presidente russo ha nuovamente dichiarato che la Russia rientrerà nell'intesa solo se l'Occidente rispetterà le sue condizioni sull'export agricolo russo

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Mosca non cede di un millimetro. Al termine dell'atteso incontro con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan a Sochi, Vladimir Putin ha nuovamente dichiarato che non rinnoverà l'accordo sul grano nel Mar Nero finché l'Occidente non rispetterà i suoi obblighi e faciliterà le esportazioni agricole russe. 

Una posizione che il Cremlino mantiene dalla metà dello scorso luglio, quando si è rifiutato di rinnovare l'intesa che ha permesso di esportare i cereali ucraini in sicurezza per quasi un anno, lamentando il mancato rispetto di un accordo parallelo che prometteva di rimuovere gli ostacoli all'export di cibo e fertilizzanti russi, in particolare l'accesso limitato ai sistemi di pagamento globali. 

Il presidente russo ha detto che se le sue condizioni saranno soddisfatte, la Russia potrebbe rientrare nell'accordo "entro i prossimi giorni". E intanto punta tutto sulla sua controproposta. 

Ha dichiarato che la Russia è vicina alla conclusione di un accordo per la fornitura gratuita di grano a sei Paesi africani. Il leader russo ha aggiunto che Mosca spedirà 1 milione di tonnellate di grano a basso costo in Turchia per la lavorazione e la consegna ai Paesi poveri.

Ma il presidente turco ha ribadito che l'accordo sul grano nel Mar Nero rimane l'unica soluzione. "Le proposte alternative portate all'ordine del giorno non possono offrire un modello sostenibile, sicuro e permanente basato sulla cooperazione tra le parti come l'Iniziativa del Mar Nero", ha detto al termine dell'incontro. 

Erdogan ha poi affermato che la Turchia e le Nazioni unite hanno compilato un nuovo pacchetto di proposte e che continueranno gli sforzi per convincere Mosca ad accettarle.  

All'inizio del colloquio Putin aveva ribadito che Mosca "è aperta ai negoziati". Al termine, il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha poi parlato di "incontro molto costruttivo, con uno scambio completo di informazioni e un'analisi esaustiva delle relazioni bilaterali". 

Dei risultati, effettivamente, si registrano solo sul fronte delle relazioni tra i due Paesi. Il presidente russo ha annunciato che la prima unità della centrale nucleare turca di Akkuyu, realizzata dalla Russia, diventerà operativa il prossimo anno, sollecitando il suo omologo a concludere anche l'accordo su un nuovo hub di gas russo in Turchia. Il presidente turco, invece, ha sottolineato che l’interscambio economico tra i due Paesi ha toccato i 62 miliardi di dollari.

L'accordo sul grano

L'accordo, mediato dalle Nazioni unite e dalla Turchia nel luglio del 2022, ha permesso a quasi 33 milioni di tonnellate di grano di lasciare i porti ucraini affacciati sul Mar Nero in sicurezza nonostante l'invasione russa del Paese, evitando una crisi alimentare in alcune zone dell'Africa, del Medio Oriente e dell'Asia.

È considerato vitale per la sicurezza alimentare globale in quanto Ucraina e Russia sono i principali fornitori di grano, orzo, olio di girasole e altri beni di molti Paesi in via di sviluppo. 

I dati del Centro di coordinamento congiunto di Istanbul, che ha organizzato le spedizioni ucraine, mostrano infatti che il 57% del grano proveniente dall'Ucraina è andato ai Paesi in via di sviluppo. La destinazione principale è la Cina, che ha ricevuto quasi un quarto del cibo.

Per rientrare nell'accordo, Mosca chiede che l'Onu rispetti un memorandum d'intesa che dovrebbe facilitare l'export agricolo russo permettendo il ripristino dell’accesso al sistema di pagamento Swift per la Banca agricola russa, la ripresa delle forniture di macchine agricole, lo scongelamento dei beni in Europa delle società russe impegnate nella produzione di fertilizzanti, nonché la rimessa in funzione del gasdotto Togliatti-Odessa che trasportava ammoniaca russa.

Il segretario generale dell’Onu António Guterres aveva recentemente inviato al ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov nuove "proposte concrete in relazione alle preoccupazioni esistenti” che permetterebbero di garantire “un accesso più efficiente ai prodotti alimentari e ai fertilizzanti russi sui mercati globali a prezzi adeguati”. Ma Lavrov aveva commentato che da Guterres erano arrivate soltanto “promesse, non garanzie”.

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