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L'Amazzonia in trappola fra la povertà locale e l'egoismo occidentale

Il presidente brasiliano Lula Da Silva
Il presidente brasiliano Lula Da Silva Diritti d'autore AP Photo/Eraldo Peres
Diritti d'autore AP Photo/Eraldo Peres
Di euronews e ansa
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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"La povertà è un ostacolo alla sostenibilità ", lo sostiene il presidente del Brasile, Luiz Inacio Lula da Silva alle giornate del Vertice dell'Amazzonia

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La Dichiarazione di Belem, documento cardinale del vertice regionale sull'Amazzonia che si è concluso nella città brasiliana, delude le aspettative riguardo all'adozione congiunta di misure per preservare il bioma: lo dicono gli esperti, sottolineando che il testo divulgato non presenta un obiettivo comune per la deforestazione zero entro il 2030, punto sostenuto dal presidente del Brasile Lula da Silva.

Nel documento, i Paesi amazzonici sottolineano solo l'urgenza di obiettivi comuni per il 2030 al fine di combattere la deforestazione e  "sradicare e fermare l'avanzata dell'estrazione illegale di risorse naturali". In questo senso, le nazioni presenti hanno annunciato la creazione di un'Alleanza regionale per combattere il disboscamento tra gli Stati membri. L'obiettivo è di promuovere "la cooperazione regionale nella lotta alla deforestazione e impedire che l'Amazzonia raggiunga il punto di non ritorno, riconoscendo e promuovendo la realizzazione degli obiettivi nazionali".

Il testo è quindi una sconfitta per il Brasile che, durante i negoziati, ha difeso l'adozione di un obiettivo comune per la deforestazione zero.

Se i paesi dell'Amazzonia non sono riusciti a trovare un accordo per assumere l'impegno concreto contro la deforestazione e se non possono rinunciare allo sfruttamento delle loro risorse petrolifere è  perchè  i paesi sviluppati non hanno rispettato i loro impegni in materia di finanziamento dello sviluppo sostenibile nella regione.

La povertà è un ostacolo alla sostenibilità
Luiz Inacio Lula da Silva
Presidente del Brasile

In questo modo il leader del gigante sudamericano ha risposto alle critiche non solo degli esperti che hanno giudicato il documento finale del vertice, la Dichiarazione di Belem, come "poco ambiziosa", ma anche di quelle interne all'Alleanza e al suo stesso governo riguardo l'apertura allo sfruttamento delle riserve di petrolio alle foci del Rio delle Amazzoni.

Il conflitto etico

L'esplorazione petrolifera nella foresta genera "un enorme conflitto etico, soprattutto per le forze progressiste che dovrebbero stare dalla parte della scienza", aveva detto il presidente della Colombia, Gustavo Petro. La stessa ministra dell'Ambiente del Brasile, Marina Silva, aveva ribadito la sua opposizione all'esplorazione nel Rio delle Amazzoni sulla base di un rapporto degli esperti dell'Agenzia per l'Ambiente (Ibama). "Non si possono rendere più flessibili le licenze ambientali, così come non si può rendere più flessibile la cardiochirurgia", aveva detto Silva.

A fronte di queste critiche Lula ha risposto ricordando che l'impegno dei governi che sono chiamati a preservare le foreste tropicali ha un prezzo, e che fino ad oggi i patti non sono stati rispettati: "L'impegno dei paesi sviluppati di mobilitare 100 miliardi di dollari l'anno in nuovi e ulteriori finanziamenti per il clima non  è mai stato attuato. E quell'importo non corrisponde più  neanche al fabbisogno attuale", ha chiarito Lula Da Silva. "Il 10% più ricco della popolazione mondiale concentra oltre il 75% della ricchezza ed emette quasi la metà  di tutto la CO2 immesso nell'atmosfera. Non ci sarà  sostenibilità  senza giustizia".

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