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Ultimatum in Niger, ecco perché (forse) non ci sarà l'intervento militare dell'Ecowas

Le ultime ore dell'ultimatum in Niger
Le ultime ore dell'ultimatum in Niger Diritti d'autore Sam Mednick/Copyright 2023 The AP. All rights reserved.
Diritti d'autore Sam Mednick/Copyright 2023 The AP. All rights reserved.
Di Gianluca Martucci
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Quattro stati dell'Ecowas si dicono pronti a intervenire militarmente ma l'incertezza regna insieme alla paura di innescare un conflitto a livello regionale

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Nel giorno della scadenza dell'ultimatum in Niger si aspetta e si vigila. Gli undici Paesi che tengono in vita l'Ecowas hanno ribadito che il mancato reinsediamento del presidente deposto Mohamed Bazoum farà scattare l'intervento militare.

I governi di Nigeria, Senegal, Costa d'Avorio e Benin sono disposti a inviare i propri uomini per la restaurazione della presidenza di Bazoum, il capo di Stato democraticamente eletto a dicembre 2020. Ma l'incertezza riduce il sostegno per un'iniziativa militare.

In Nigeria gli ostacoli sono di natura interna. Il presidente Bola Tinubu, a capo anche dell'Ecowas dal luglio 2023, deve affrontare l'opposizione di diversi deputati ed esponenti politici contrari al conflitto. In patria Tinubu è stato fortemente invitato a rafforzare la via diplomatica. 

L'approvazione preventiva del Senato nigeriano è decisiva per il coinvolgimento dell'esercito di Abuja, che condivide 1.500 chilometri di confine col Niger. Il benestare dei senatori è un requisito per la mobilitazione delle forze di sicurezza nigeriane all'estero, secondo quanto è scritto nella Costituzione del Paese. Il voto del Senato può essere evitato soltanto se si verifica una situazione di "rischio o pericolo imminente" per la sicurezza nazionale. 

Pesa anche la voce critica dell'Algeria. Il Paese nordafricano non fa parte dell'Ecowas, condivide però circa mille chilometri di confine con il Niger.

Il presidente Abdelmadjid Tebboune ha dichiarato alla televisione di Stato che l'intervento sarebbe "una minaccia diretta" per il suo Paese e manderebbe "in fiamme" l'intero Sahel.

A preoccupare anche l'eventuale  coinvolgimento di Guinea, Mali e Burkina Faso, che hanno già affermato di voler considerare intervento esterna in territorio nigerino come una dichiarazione di guerra nei loro confronti. La partecipazione dei tre Stati colpiti a loro volta da golpe militari potrebbe far entrare in gioco i gruppi jihadisti presenti nei loro territori.

Alcuni esperti della regione del Sahel hanno ricordato che i movimenti jihadisti da anni costruiscono la loro espansione territoriale sul fallimento degli Stati

Non è improbabile che la nuova giunta militare nigerina del generale Abdourahamane Tchiani possa favorire un coinvolgimento della popolazione, fornendo armi alle milizie civili.

La capitale Niamey è una roccaforte degli oppositori del deposto regime del presidente Mohamed Bazoum,  (ancora ostaggio dei militari). Nei vicoli polverosi del quartiere di Boukoki, la prospettiva di un intervento delle forze della Comunità economica degli Stati dell'Africa Occidentale (Ecowas) è accolta con sfrontatezza.

Un comitato di sostegno al Consiglio nazionale per la salvezza della patria, l'organo che rappresenta la giunta militare che punta a consolidare il potere in Niger, ha già organizzato dei picchetti in corrispondenza degli snodi stradali principali che portano alla capitale. 

L'ordine è di arrestare  tutte le persone sospette. "Abbiamo informazioni concrete che ci portano a dire che c'è una minaccia imminente per la capitale, e non possiamo stare a guardare senza fare nulla", ha dichiarato all'agenzia francese Afp il coordinatore del Comitato Boubacar Kimba Kollo.

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