Non tutti in Etiopia sono a favore dei nuovi negoziati di pace

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Di Gianluca Martucci
Proteste in Etiopia contro le interferenze straniere nei negoziati di pace
Proteste in Etiopia contro le interferenze straniere nei negoziati di pace   -   Diritti d'autore  AP/Copyright 2022 The AP. All rights reserved.

I colloqui di pace che si svolgeranno la prossima settimana per trovare una soluzione pacifica al conflitto nella regione del Tigray in Etiopia, non piacciono a molti nel Paese. Dopo la dichiarazione degli Stati uniti a favore delle trattative di pace migliaia di persone sono scese in strada nella capitale Addis Abeba, per manifestare contro quelle che potrebbero essere delle potenziali interferenze di un Paese straniero negli affari interni. Washington ha offerto il suo supporto per mediare nei negoziati.

Il Paese è flagellato da una guerra che è scoppiata due anni fa dopo gli attacchi ad alcune installazioni militari dell'esercito federale da parte dell'etnia tigrina, che si è sentita emarginata dopo la salita al potere alla guida del Paese diAbiy Ahmed. A pagare le maggiori conseguenze sono i civili, che si ritrovano tra il fuoco dell'esercito di Addis Abeba e del Fronte Nazionale del Tigray. Gli aiuti umanitari faticano ad arrivare e non si conosce il bilancio delle vittime del conflitto.

All’inizio di questo mese, il governo di Addis Abeba e i leader del Fronte di liberazione del Tigray (Tplf) avevano deciso di unirsi ai colloqui che sarebbero stati mediati da Olusegun Obasanjo, inviato dell’Unione Africana, Phumzile Mlambo-Ngcuka, (ex vicepresidente del Sudafrica), e Uhuru Kenyatta, ex presidente del Kenya. L’incontro non ha mai avuto luogo per “problemi logistici”, ma il consigliere per la sicurezza nazionale del primo ministro etiope e un portavoce del Tplf si sono dichiarati ora disponibili ad avviare nuovi colloquio.