FMI: "Il peggio deve ancora venire". Nel 2023 sarà recessione globale

Access to the comments Commenti
Di Debora Gandini
Fondo Monetario Internazionale
Fondo Monetario Internazionale   -   Diritti d'autore  Photo : Patrick Semansky (Copyright 2022 The AP. All rights reserved.)

"Il peggio deve ancora venire". E’ una prospettiva cupa quella che arriva dal Fondo Monetario Internazionale. Nelle sue ultime previsioni, l'Istituto con sede a Washington rivede le sue stime al ribasso per la crescita globale di quest’anno e per il 2023 la recessione si farà sentire ulteriormente. 

Guerra in Ucraina e l’inflazione alle stelle gravano sui paesi, tanto da portare l’FMI a stimare che l'economia mondiale crescerà solo del 2,7% il prossimo anno. Per l'Eurozona la crescita sarà dello 0,5% mentre gli Stati Uniti andranno leggermente meglio: +'1% contro il 4,4% della Cina. Il Fondo monetario rivede invece al rialzo il Pil italiano nel 2022: dovrebbe aumentare del 3,2%. Anche la Germania sarà in recessione nel 2023 (-0,3%), a differenza di Spagna e Francia, che continueranno a crescere.

Presentando il rapporto, i vertici del Fondo Monetario hanno tuttavia fatto sapere che gli effetti peggiori dovranno ancora farsi sentire.

Secondo Pierre-Olivier Gourinchas, consigliere economico del Fondo monetario internazionale, "il rallentamento del 2023 sarà generalizzato, con paesi che rappresentano un terzo dell'economia globale che dovrebbe contrarsi quest'anno o il prossimo. Le tre maggiori economie, Stati Uniti, Cina e area euro, resteranno in stallo. Insomma il peggio deve ancora venire. 

Scende il Pil in Russia, ma meno del previsto

L’Fmi rivede in rialzo le stime sulla Russia, sia nel 2022 che nel 2023. Dopo lo scoppio della guerra in Ucraina e le sanzioni imposte dall'Occidente, il Pil di Mosca resta però negativo: si contrae del 3,4% nel 2023 e del 2,3% nel 2022.

All'inizio di quest'anno le economie globali stavano cercando di riprendersi dalla pandemia, tra problemi di approvvigionamento e aumento dei prezzi dell'energia. I rincari nel settore energetico e alimentare, lievitati con la guerra in Ucraina, hanno avuto un impatto immediato sui consumatori e sulle aziende. Facendo salire l’inflazione a livelli record.