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Funerali in tono minore per l'araldo della perestroika

esequie di Gorbaciov a Mosca
esequie di Gorbaciov a Mosca Diritti d'autore  يفغينيا نوفوزينين/ أ ف ب
Diritti d'autore  يفغينيا نوفوزينين/ أ ف ب
Di Paolo Alberto Valenti
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Esequie in tono minore per Mikhail Gorbaciov a Mosca, i russi non hanno mai perdonato al padre della perestroika di aver liquidato il mondo sovietico per fermare la guerra fredda

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Anche se si salvano le apparenze l'ultimo leader dell'Unione Sovietica, mancato martedì a 91 anni,  viene inumato sabato a Mosca con una cerimonia laica che non ha molto delle esequie di stato. Michail Gorbaciov è stato il primo e l' ultimo presidente dell’Unione Sovietica.

Nel quadro di una Russia isolata dall'Occidente

Mentre la Russia resta isolata non solo dal resto dell'Europa non ci saranno capi di stato occidentali (con esclusione del premier ungherese Viktor Orban)  a rendere l'ultimo saluto al protagonista della fine della guerra fredda. Peraltro Euronews ha appreso che le due nipoti Gorby, da Berlino per recarsi a Mosca e presenziare ai funerali,  hanno dovuto compiere lunghe tratte aeree per raggiungere la capitale di tutte le Russie. Mosca resta faticosamente raggiungibile in aereo dall'Europa solo via Istambul.

Putin non pervenuto

L'assenza di Vladimr Putin, il presidente russo,  alle esequie è fra i segni che indicano la scarsa popolarità del padre della perestroika accusato da tanti di aver non solo spento la macchina da guerra dell'Armata rossa ma di aver liquidato il comunismo che aveva reso grande la Russia. La condanna ufficiale delle dottrine di prestroika e glasnost fu pronunciata da Putin in occasione dell’Assemblea federale del 2004, quando affermò che “il crollo dell’Unione Sovietica è stata la principale catastrofe geopolitica del XX secolo”, un disastro a cui oggi si cerca di porre rimedio con la riconquista delle terre ex-sovietiche. 

Il “crollo” viene imputato all’inettitudine dell’allora presidente, anche se di fatto fu sancito l’8 dicembre 1991 dall’accordo di Belovežka tra Eltsyn, Kravčuk e Šuškevic, i presidenti delle repubbliche sovietiche di Russia, Ucraina e Bielorussia che diventarono Stati indipendenti, senza alcun coinvolgimento di Gorbaciov, ormai messo fuori gioco col golpe di agosto.

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