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Nato: la Turchia leva il veto per l'ingresso di Svezia e Finlandia

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Di Euronews e ansa
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Erdogan apre le porte della Nato
Erdogan apre le porte della Nato   -   Diritti d'autore  Turkish Presidency via AP

Il tanto atteso colpo di scena si materializza a Madrid con la Turchia che ritira il veto per l'ingresso nella Nato di Svezia e Finlandia. I tre Paesi hanno firmato un memorandum d'intesa e sembra pure che la Turchia non abbia chiesto nulla agli Stati Uniti (lo riferiscono fonti della Casa Bianca) in cambio di questo fatidico nulla osta che punta ad osteggiare ancor di più quelle che potrebbero essere le ambizioni russe sul Baltico.

La collaborazione antiterrorismo con Ankara

Helsinki e Stoccolma hanno accettato di fare passi concreti sull'estradizione in Turchia di "terroristi" che si trovano sul proprio territorio, un elemento convicente per il sì di Recep Tayyip Erdogan.  Così il segretario generale della Nato Jens Stoltemberg cinguetta un po' meno algidamente del solito che: "Turchia, Finlandia e Svezia hanno firmato un memorandum che tiene conto delle preoccupazioni della Turchia, comprese le esportazioni di armi e la lotta al terrorismo. Nessun alleato ha subito attacchi terroristici più brutali della Turchia, compresi quelli del PKK".

La storia che passa per Madrid

Dopo settimane di dure dichiarazioni, la Turchia revocato il veto e l'accordo viene firmato poche ore dopo l'incontro a quattro tra il presidente turco, il suo omologo finlandese, il primo ministro svedese e il segretario generale dell'Alleanza Atlantica. I due paesi scandinavi hanno inoltre concordato di "non imporre embargo sull'industria della difesa turca e di aumentare la cooperazione". Verrà inoltre creato "un meccanismo permanente congiunto, con funzionari di intelligence, di giustizia e sicurezza per l'attuazione del memorandum" stesso.

Al galà delle altezze reali iberiche

Il re e la regina di Spagna hanno ricevuto gli ospiti al galà per il vertice NATO, son sfilati con le mogli il premier iberico Pedro Sánchez, il presidente degli Stati Uniti Joe Biden, il presidente francese Emmanuel Macron. Biden ha comunque portato la sua dote a Madrid: un rafforzamento "a lungo termine" dell' impegno militare Usa nel vecchio mondo, in particolare "nei Paesi Baltici, nei Balcani" e in generale "sul fianco orientale dell'Alleanza". Ovvero il fronte più delicato di questa novella guerra fredda che si è rapidamente arroventata. Insomma i venti di guerra non si placano e l'Alleanza atlantica si è anche posta tra gli obiettivi la ridefinizione della propria strategia con l'intenzione di moltiplicare i numeri del suo contingente di risposta rapida, che dalle attuali 40.000 unità prevede un vero e proprio esercito di 300.000 soldati.

Dopo la cerimonia di ricevimento, re Felipe VI ha fatto il suo discorso. "Mai prima d'ora questo palazzo ha accolto e ospitato contemporaneamente un numero così grande di leader mondiali", ha affermato il monarca spagnolo. Secondo l'agenzia Efe, tra leader e consorti sono stati 56 i partecipanti al banchetto. Il re ha ricordato che "la guerra è tornata in Europa" e ha invitato i leader della Nato a mantenere "l'unità" di fronte a sfide attuali come questa.