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Mosca, deputato comunale contrario alla guerra affronta il processo

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Di Giulia Avataneo
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Alexei Gorinov
Alexei Gorinov   -   Diritti d'autore  AP Photo/Alexander Zemlianichenko

In Russia parlare di guerra in Ucraina comporta un processo penale. È quello che sta succedendo a centinaia di persone, tra attivisti e politici, secondo le organizzazioni umanitarie . Fra questi c'è Alexei Gorinov, deputato del distretto municipale Krasnoselsky di Mosca, a processo per diffusione di informazioni false.

Gorinov ha parlato della morte dei bambini ucraini e si è rifiutato di chiamare la guerra in Ucraina "operazione speciale", come da indicazione del Cremlino. 

"Odio politico"

Il 27 aprile Gorinov è stato arrestato con l'accusa di diffusione di false informazioni sulle forze armate della Federazione russa. Un presunto reato aggravato per il fatto che ad averlo commesso è un politico, con un ruolo pubblico. Il deputato si è dofeso affermando di aver espresso opinioni personali durante una riunione del municipio.

Secondo la procura, Gorinov ha usato la sua posizione per motivi di "odio politico o inimicizia nei confronti di qualche gruppo sociale", in combutta con la sua collega Elena Kotenochkina, direttrice del distretto municipale, che ha lasciato la Russia ed è ora ricercata dalla polizia.

Centinaia di casi

Secondo Pavel Chikov, responsabile del gruppo internazionale per i diritti umani Agora, i funzionari di sicurezza russi hanno nel loro arsenale più di 20 articoli che si applicano a chi si oppone alla guerra.

"In totale, il numero di persone perseguite solo in sede penale si avvicina a duecento in tutto il Paese. Si tratta di un numero superiore a quello, ad esempio, dello scorso anno legato alle proteste in difesa di Alexei Navalny. Ovviamente, per la prima metà del 2022, abbiamo il numero massimo di casi penali a sfondo politico nel Paese".

Secondo gli attivisti per i diritti umani, in Russia sono stati aperti più di 2.500 processi amministrativi per discredito delle forze armate. La multa prevista dalla nuova legge arriva fino 900 euro. Si sa anche di 63 processi penali sulla diffusione di "falsi", per i quali si rischiano fino a 15 anni di carcere.