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Forse Istanbul riesce a sbloccare il grano ucraino

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Di Paolo Alberto Valenti  & euronews
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Il grano ucraino
Il grano ucraino   -   Diritti d'autore  Bernat Armangue/Copyright 2022 The Associated Press. All rights reserved

Sembra incredibile che nell'anno di grazia 2022 oltre all'inesorabile  sprofondamento in una guerra che inizia a logorare in profondità l'aggredita Ucraina e il resto del mondo, fra gli strumenti del contendere ci sia anche il grano che, fermo nei porti ucraini, rischia d'innescare una catastrofe umanitaria senza precedenti. Gli interessi scatenati dagli scontri geopolitici non prevedono alcun freno etico che dovrebbe essere obbligatorio esattamente per tutti.

Il dinamismo turco

Desiderosa di uscire da un relativo isolamento e dalle generali difficoltà di relazioni con l'Occidente la Turchia esplora ogni possibile strada di mediazione tra  Russia e Ucraina, peraltro stando all'agenzia di stampa turca Anadolu, Turchia e Nazioni Unite hanno negoziato un accordo fra le parti al fine di aprire un corridoio per l'esportazione del grano che rimane bloccato nei porti del Mar Nero. La trattativa sembrerebbe destinata a  culminare nella firma di un accordo a Istanbul. La cosa sarebbe molto gradita al presidente turco Recep Tayyip Erdogan che  dall'inizio della guerra ha mantenuto un profilo neutrale tra Ucraina e Russia. Si pensa addirittura alla creazione di un centro a Istanbul che regoli l'interazione tra Russia e Ucraina con la mediazione della Turchia in coordinamento con le Nazioni Unite. Nell'ambito di questa iniziativa, 20 milioni di tonnellate di grano verrebbero finalmente esportate sui mercati mondiali. Tuttavia le condizioni che si sono create prefigurano per l'Ucraina un raccolto di grano inferiore del 40% rispetto all'anno scorso per un totale di appena 19 milioni di tonnellate di grano nella stagione 2022.

Il mito del cessate il fuoco

Da diversi giorni era ovvio che sul tavolo della trattativa  imbastita da Ankara non c’era più il cessate il fuoco.  Erdogan è stato costretto ad alzare bandiera bianca. Putin si rifiuta (e per ovvi motivi) di incontrare il leader ucraino Volodymir Zelensky e ha respinto gli inviti di Erdogan a recarsi in Turchia. La Turchia gode del vantaggio di non aver applicato le sanzioni contro Mosca e quindi resta attrice di primo piano nella strategia di una molto impervia de-escaltion. Del resto il ministro degli esteri turco Mevlut Cavusoglu ha ricordato che le sanzioni economiche “colpiscono sia chi le applica sia chi le subisce”, anzi “anche la Turchia ne ha pagato le conseguenze nonostante non le abbia applicate”.

Le sanzioni a doppio taglio

“Se adesso la Turchia può avere un ruolo è perché non applica le sanzioni. È chiaro che non sanzionare ci garantisce dei vantaggi, se ne rendono conto molti europei ”, ha precisato Cavusoglu, che sottolinea quanto il ruolo della Turchia per far partire le navi che portano il grano sia possibile “grazie al rapporto di fiducia costruito con Mosca e anche con Kiev”.