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La rivoluzione annunciata di Papa Francesco

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Di Samuele Damilano
Piazza San Pietro, Roma
Piazza San Pietro, Roma   -   Diritti d'autore  Pier Paolo Cito/ASSOCIATED PRESS

Una rivoluzione annunciata. Così si può definire la Costituzione apostolica pubblicata dalla Santa Sede il 19 marzo e che entrerà in vigore domenica prossima, 5 giugno. Sostituirà la "Pastor Bonus" di Giovanni Paolo II, in vigore dal 1989.

Da una parte, è il prosieguo, del Concilio Vaticano II (11 ottobre 1962 - 8 dicembre 1965), durante il quale si evidenziò l'impellente necessità di avvicinare fede e vita reale. Dall'altra, è il frutto di nove anni di pontificato di Papa Francesco. Un impegno costante volto a snellire la struttura della Chiesa, a epurarla dagli elementi corrotti e, come si evince dal nome scelto, ad avvicinarla ai più bisognosi.

La Costituzione apostolica

La novità più rivoluzionaria consiste nell'apertura a persone laiche, anche donne, dei dicasteri e di organi della Curia. Era un cambiamento annunciato da tempo, ma che se dovesse effettivamente verificarsi rappresenterebbe un cambiamento epocale nella Santa Sede. In linea con la natura missionaria che Francesco ha voluto imprimere alla Costituzione.

Il secondo cambiamento più importante è l'istituzione di un dicastero dell'Evangelizzazione: sarà presieduto dal Papa e assumerà la posizione più rilevante nella composizione della Curia, sostituendo la Congregazione per la dottrina della fede.

Una scelta simbolica, segno del ruolo primario affidato alla diffusione del Vangelo ai discepoli: "è il compito che il Signore Gesù ha affidato ai suoi discepoli. Questo mandato costituisce 'il primo servizio che la Chiesa può rendere a ciascun uomo e all’intera umanità nel mondo odierno'", si legge nel preambolo della Costituzione.

È significativo poi che la nuova costituzione collochi la Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori all'interno nel dicastero per la Dottrina della fede. Risale a qualche mese fa lo scandalo dei quasi 500 abusi commessi nella Diocesi di Monaco, per cui l'ex pontefice Joseph Ratzinger fu costretto a chiedere perdono. L'anno scorso fece scandalo anche il rapporto della Commissione indipendente sugli abusi sessuali su minori nella Chiesa francese (Ciase), frutto di oltre due anni e mezzo di indagine: 216.000 vittime di circa 3.000 preti e religiosi cattolici dal 1950 al 2019. Ma l'elenco di abusi potrebbe andare avanti ancora a lungo. 

Stefano Rellandini/AP
Papa FrancescoStefano Rellandini/AP

Oltre al ministero dell'Evangelizzazione è stato istituito anche il dicastero per il Servizio della Carità, al terzo posto nella gerarchia dei dicasteri, che va a sostituire l’Elemosineria apostolica: "il dicastero esercita in qualsiasi parte del mondo l’opera di assistenza e di aiuto verso di loro a nome del Romano Pontefice, il quale nei casi di particolare indigenza o di altra necessità, dispone personalmente gli aiuti da destinare", si legge nel testo della Costituzione. In sintesi, si occuperà di gestire i fondi della Santa Sede, tra cui anche l'Obolo di san pietro, l'offerta in denaro fatta dai fedeli. 

Proprio un utilizzo "ambiguo" di questo fondo, da cui sono stati prelevati 160 milioni per l'acquisto di un immobile a Londra, ha suscitato molte perplessità sull'efficacia della gestione economica della Santa Sede. In seguito allo scandalo, per la prima volta un cardinale, Angelo Becciu, è stato processato in un tribunale laico, imputato per peculato e abuso di ufficio nella Segreteria di Stato. 

Prima ancora lo scandalo che ha colpito il Cardinal Pell e lo ha costretto a lasciare la guida del ministero dell'economia (voluto da Papa Francesco e poi sciolto) per l'accusa di abusi sessuali. Proprio contro corruzione, abusi e comportamenti contrari ai prinicipi del Vangelo, Francesco lotta da quando si insediato in Vaticano, con riforme significative del diritto canonico volte a inasprire le pene e ad allargare le fattispecie di reato.

Un altro cambiamento, sul solco delle riforme fatte nel corso di questi nove anni, è la scomparsa delle congregazioni e dei Consigli per far posto ai soli dicasteri, 16 in totale e apparentemente con pari importanza giuridica. All'articolo 12 della Costituzione si legge che La Curia Romana è composta dalla Segreteria di Stato, dai Dicasteri e dagli Organismi, "tutti giuridicamente pari tra loro". Dunque, non più le due sezioni della Segreteria di Stato, nove congregazioni e i 12 Consigli pontifici che erano presenti nel momento dell'insediamento di Papa Francesco.

È la quinta volta in 500 anni che la Curia Romana, l'organo di governo della Santa Sede, viene riformato: un lavoro mastodontico richiesto dai cardinali nel marzo 2013 e al quale Papa Francesco si è dedicato fin dal primo giorno del suo insediamento.

"Con l'Evangelii gaudium" il Papa consegna alla Chiesa la sua speranza che tutte le comunità si adoperino fattivamente 'per avanzare nel cammino di una conversione pastorale e missionaria, che non può lasciare le cose come stanno'", ha commentato all'indomani della presentazione del testo il cardinale Marcello Semeraro. "La stessa ben nota espressione: 'trasformazione missionaria della Chiesa» con cui esordisce Evangelii gaudium, è da leggersi in prospettiva di 'riforma'.

Una riforma che dunque si avvarrà dell'apporto dei laici. La loro partecipazione è definita "imprescindibile", per il valore aggiunto che possono dare alla Chiesa, dalla conoscenza più diretta della società alla diffusione dei valori del vangelo all'interno del contesto familiare. Alcuni leggono questa apertura anche come una conseguenza della crisi delle vocazioni che la Chiesa sconta già da tempo, con sempre meno persone che intraprendono il percorso per diventare sacerdoti. 

La crisi della vocazione

"Il collegamento è relativo", commenta a Euronews don Enrico Castagna, rettore del Seminario della Diocesi di Milano. "Il Concilio vaticano II ci consegna una Chiesa intesa come comunione, in cui il laico non serve a riempire i buchi che rimangono vuoti, bensì apporta un valore che rimane tale a prescindere". 

Anche se, spiega il Don, non si possono chiudere gli occhi di fronte alle conseguenze della crisi della vocazione: "È altrettanto evidente il calo delle vocazioni sacerdotali nella Chiesa occidentale e italiana, in un trend costante ormai da decenni, con un picco post Covid, ci deve far riflettere sull'efficacia della forma attuale della Chiesa: come riusciremo a essere presenti capillarmente sul territorio?"

L’arcidiocesi di Milano, la più popolosa d’Europa con i suoi 5 milioni e 100mila battezzati, è una buona cartina tornasole. Se dal 1970 il numero dei fedeli è cresciuto di quasi un milione d’unità, quello dei preti è diminuito del 30 per cento. Nel 2012 c'erano 157 seminaristi, ora sono 106. Il Covid ha poi contribuito ad accelerare questo processo: di media entravano 20 seminaristi all'anno, dopo la pandemia il numero si è dimezzato.

Tuttavia, spiega Castagna "non va fatto proselitismo. Al contrario, serve una dinamica attrattiva, una comunità vivace che in qualche modo attragga, mostri la bellezza di una vita attorno al vangelo". Sotto questo aspetto, afferma, Papa Francesco ha svolto un ruolo fondamentale: "Ha basato il suo cammino sul Concilio vaticano II, ha proseguito su questa scia luminosa, ma con ancora più vigore. Si dice che per attuare i principi di un Concilio servono decenni. Ecco, la Costituzione apostolica è un passo fondamentale".

Un passo che arriva dopo anni di impegno nella riforma della Chiesa da parte di Papa Francesco, da un punto di vista sia teorico che pratico, e che potrebbe rappresentare una svolta decisiva nell'ordinamento della Santa Sede.